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Manifatturiero Italia maggio segna primo calo produzione da due anni

Image from askanews web site
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Roma, 1 giu. (askanews) - Con un crollo a maggio, causato da debolezza della domanda e problemi sulle forniture, il manifatturiero dell'Italia ha accusato la prima contrazione sulla produzione da due anni a questa parte. Lo riporta S&P Global, nell'indagine condotta presso i responsabili degli approvvigionamenti delle aziende, il Purchasing managers index che per il settore della Penisola è caduto a 51,9 punti a maggio, dai 54,5 di aprile e sebbene ancora superiore alla soglia di neutralità di 50 punti ha mostrato il valore più debole da 18 mesi.

L'indagine segnala anche la prima riduzione del volume dei nuovi ordini dal novembre 2020. Il clima di fiducia resta debole, ma con un leggero miglioramento. Secondo S&P la crescita più lenta di maggio è stata principalmente guidata dal crollo della produzione e dei nuovi ordini. La produzione manifatturiera è diminuita per la prima volta da maggio 2020, con le aziende campione che hanno riportato che la carenza dei beni e la debole domanda dei clienti ha avuto un impatto sulla produzione. Il tasso di riduzione è stato in generale marginale.

Il tasso di contrazione degli ordini totali è stato elevato e ha sorpassato quello degli ordini esteri. "Il manifatturiero italiano ha sentito a maggio l'effetto combinato dei continui problemi della fornitura e delle deboli condizioni della domanda". E secondo l'economista di S&P Lewis Cooper mostra "una evidente debolezza di nuovi ordini ricevuti e i problemi nel reperire il materiale necessario".

"Gli ultimi dati hanno inoltre mostrato una maggiore pressione inflazionistica, con tassi di crescita dei costi di acquisto e di quelli di vendita che, malgrado abbiano raggiunto i valori rispettivamente più bassi in tre mesi, sono stati tra i più alti della storia dell'indagine. Qualche notizia positiva arriva dall'ottimismo delle aziende manifatturiere italiane, aumentato ulteriormente dal valore minimo in due anni di marzo grazie alla speranza di un rilancio della domanda e al rallentamento delle interruzioni sulla catena di distribuzione".

"Detto questo, l'ottimismo di maggio è risultato basso se paragonato agli standard storici. La guerra in Ucraina e gli aumenti dei costi, infatti, continuano a destare preoccupazione tra i manifatturieri. A metà del secondo trimestre dell'anno, il settore sta attraversando una strada tortuosa, con le aziende del manifatturiero che sentono gli effetti degli innumerevoli ostacoli, tra i quali i problemi con la fornitura, la crescita dell'inflazione, l'aumento dei livelli di incertezza e il conseguente effetto a catena sulla domanda dei clienti. Qualora tali impedimenti non dovessero terminare- avverte Cooper - il settore manifatturiero italiano potrebbe affrontare altri problemi nei mesi futuri".

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