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Manovra: Cgil-Uil in piazza, noi paese reale, politica lontana, serve cambiare

·4 minuto per la lettura

Cgil e Uil oggi in piazza a scandire 8 ore di sciopero generale per una nuova manovra economica che sostenga le classi più fragili del Paese; che disegni una riforma fiscale a favore dei lavoratori dipendenti e pensionati meno abbienti; che sostenga un lavoro dignitoso, i giovani e le donne, che combatta il precariato e che si faccia carico di una politica industriale vera che contrasti il fenomeno delle delocalizzazioni. Richieste rilanciate dal palco della manifestazione a Roma, colorata, affollata e pacifica e rimbalzate nella altre 4 piazze di protesta, Milano, Bari, Cagliari e Palermo volute dai sindacati che hanno rivendicato la guida e la rappresentanza di quel vasto disagio sociale che monta nel Paese del post Covid. La politica, infatti, è lontana dalle esigenze reali e la maggioranza è così ampia che il governo sembra perdere l'orientamento, accusano in sostanza, ad una voce sola, i leader di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. Un esempio per tutti, gli 8 mld postati dal governo sulla riforma del fisco che lambiscono solo marginalmente i redditi più bassi.

"Chiediamo alla politica e al governo di fare scelte diverse. Forse una prima battaglia l’abbiamo già vinta: abbiamo costretto questo paese ad interrogarsi su una narrazione di un paese che andava bene; il Pil cresce del 6% ma ha dimenticato evidentemente tutte queste persone che sono oggi in piazza, chi è rimasto indietro, chi sta male e ha bisogno di risposte concrete: lavoratori, disoccupati, precari e pensionati", ammonisce Bombardieri. Ed è strano dire che noi non rappresentiamo il paese reale ;magari lo dicono quei commentatori dei salotti buoni che stanno seduti al caldo a 200.000 euro di trattamento economico l’anno e che ci dicono che i precari devono restare precari. Invece noi siamo fieri ed orgogliosi di rappresentare questo Paese", prosegue.

Non meno dure le parole di Landini: "in alcuni momenti la maggioranza che è così vasta ha preferito trovare una soluzione al suo interno piuttosto che discutere con le parti sociali come accaduto sul fisco: e questo sta determinando una lontananza tra i bisogni del Paese reale e la politica, che si sta sempre più chiudendo al suo interno e non si pone il problema che ormai metà del suo corpo elettorale non va a votare e non si sente rappresentata da questa politica", ammonisce. Per questo, "dovrebbero ringraziarci dello sciopero generale e di aver riempito le piazze", aggiunge rivendicando al sindacato la capacità di intercettare al contrario dunque della politica, questo disagio sociale. Perchè, prosegue,"quello che divide il Paese non è lo sciopero generale ma l'evasione fiscale, la precarietà sul lavoro, l'ingiustizia verso le classi più disagiate. Questo è quello che divide". Per questo "serve un cambiamento".

E dati alla mano chiama alla responsabilità non solo il governo ma tutti gli attori sociali, stampa compresa. "Dite la verità, non fate le percentuali, fate come noi , prendete le buste paga dei singoli lavoratori, non raccontatevi delle balle. Se hai 15 mila euro di reddito il vantaggio che arriva da questo intervento sono poco meno di 6-7 euro lordi al mese", attacca. "Lo stesso provvedimento a chi non prende 15 mila euro ma ne prende 4-5 - volte 15mila, riserva vantaggi per 700-800 euro all'anno: non si arricchisce nessuno ma è una ingiustizia e oggi invece è il momento di tutelare i redditi e le pensioni basse", continua prima di denunciare la manovra di una certa parte della maggioranza, la stessa che ha bocciato il prelievo di solidarietà sopra i 75mila euro, proposto dal premier Mario Draghi, di "reintrodurre la rottamazione delle cartelle per chi non ha pagato".

Inevitabile a fine giornata la tradizionale guerra di cifre sui dati di adesione allo sciopero: consenso dell'85% di media complessivamente e dell'80% nell'industria, stimano i sindacati; non più del 5% calcolano fonti di Confindustria sulle imprese associate. Un sindacato di lotta, dunque, il tandem Cgil-Uil, che comunque tende una mano alla Cisl e alla unità del sindacato anche se sarà difficile ricucire in tempi brevi lo strappo compiuto oggi. Tanto più che Landini mette un altro paletto, difficilmente digeribile dal leader Cisl Luigi Sbarra, quello di nuove mobilitazioni anche per spingere la partita sulle pensioni che inizia lunedì a palazzo Chigi.

"Lunedì andremo dal premier Draghi per discutere di pensioni perché vogliamo una riforma vera della legge Fornero : non ci accontentiamo di qualche leggera modifica o di qualche aggiunta", ammonisce denunciando come qualcosa stia "cambiando dentro il governo e mi sembra che più nessuno voglia discutere di cambiare la riforma Fornero: ma noi non ci stiamo, vorrei fosse chiaro, noi giudichiamo il governo da quello che fa e se non fa quello che stiamo chiedendo, come oggi, noi scioperiamo e andiamo in piazza perché non dobbiamo rispondere al governo ma a voi che ci pagate , che ci rappresentate, al mondo del lavoro che tiene in piedi il Paese", conclude.

Ma in serata è lo stesso leader Cisl, Luigi Sbarra, a chiudere per ora sulla possibilità di riprendere nell'immediato una strada unitaria: "è una manovra espansiva e coesiva frutto dell'azione sindacale e del dialogo sociale con il governo che non va interrotto perché il Paese ha bisogno di responsabilità, di coesione, di partecipazione e non di conflitto sterile e improduttivo", dice. (di Alessandra Testorio)

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