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Manovra, Confindustria boccia plastic e sugar tax, no a più tasse

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Roma, 11 nov. (askanews) - Confindustria boccia la plastic tax e la sugar tax contenute nella manovra economica per il 2020 e in particolare si dice contraria a qualsiasi inasprimento della tassazione. "La disattivazione delle clausole di salvaguardia, necessaria per non deprimere i consumi, è accompagnata dall'introduzione della citata imposta sulla plastica, che indebolisce la domanda interna e colpisce un'industria già impegnata nella direzione della sostenibilità, andando a drenare importanti risorse per investimenti in innovazione. Lo stesso vale per la sugar tax", ha detto il direttore generale degli industriali Marcella Panucci in occasione di un'audizione sulla manovra.

Secondo gli industriali, "l'inasprimento della tassazione finisce comunque per ripercuotersi, con impronta settoriale, sul consumo di specifici beni e servizi: dalla plastica monouso alle bevande zuccherate, passando per i giochi, i servizi digitali, i tabacchi e i prodotti accessori, per finire alle auto aziendali".

"La plastic tax - ha spiegato Panucci - non comporta benefici ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente una leva per rastrellare risorse (circa 1,1 miliardi nel 2020, 1,8 nel 2021 e 1,5 nel 2022)". Pur dando atto al Governo di aver avviato, ora, un confronto con gli attori interessati, Confindustria evidenzia che la plastic tax "danneggia pesantemente un intero settore produttivo; rappresenta una sorta di doppia imposizione, dunque ingiustificata sia sotto il profilo ambientale che economico-sociale, in quanto le imprese già oggi pagano il contributo ambientale Conai per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica; determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, contribuendo a indebolire la domanda interna; ha un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in circa 109 euro annui".

Invece, nel caso della sugar tax, ha detto Panucci, "si stima una riduzione del 10-15% dei fatturati delle imprese del settore, in assenza di evidenze circa i benefici per la salute. A ciò si aggiungono i timori di traslazioni a valle di imposte per loro natura regressive, in grado di colpire in misura relativamente più gravosa le fasce reddituali più deboli".