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Manovra, triade di documenti lunedì in Cdm: nodo coperture

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Triade di provvedimenti lunedì in Consiglio dei ministri. Approderanno infatti in Cdm il ddl di Bilancio, il Dbp che è una sintesi dello stesso disegno di legge e il decreto fiscale, chiamato a reperire quasi un quarto delle coperture della manovra da 29 miliardi di euro circa. 

Il ddl cioè la manovra vera e propria potrebbe essere solo oggetto di una prima discussione o, se ci sono le condizioni politiche, essere approvata salvo intese. Dopodiché, nel primo caso, tornerebbe in Cdm per il via libera definitivo. In caso si verificasse il secondo scenario invece verrebbe trasmessa direttamente alle Camere. A ogni modo a partire dal 20 ottobre, termine indicativo e non perentorio, il ddl sbarcherà in Parlamento, per l'avvio della sessione di bilancio che deve concludersi entro il 31 dicembre. 

Il documento programmatico di bilancio invece, dopo il via libera del Consiglio dei ministri il 14, verrà notificato alla Commissione Ue la sera stessa o comunque entro il 15, come da prassi per tutti i partner Ue. In Cdm, infine, anche il decreto fiscale, al quale il governo affida un pezzo importante delle coperture della manovra, 7 miliardi nelle stime del governo. Cifra stimata dal governo e giudicata troppo ambiziosa sia dall'Upb che da Bankitalia. E' probabile che i provvedimenti vengano vagliati durante un vertice di maggioranza questo fine settimana, forse già sabato. 

E a pochi giorni dal varo continua il lavoro tecnico e politico sulle misure del provvedimento per trovare la quadra finale sulle risorse. La coperta è corta e alcune misure annunciate nel corso degli ultimi giorni sono state depennate da menù della manovra, come nel caso dell'assegno unico ai figli, spostato al 2021. A finire nel mirino negli ultimi giorni anche gli stanziamenti di una delle misure-bandiera del Conte bis, il taglio del cuneo fiscale, nel pomeriggio al centro di un tavolo di lavoro al Mef. 

I 2,7 mld messi sul piatto dal governo sono apparsi insufficienti agli attori coinvolti nel dibattito, perché se la platea fosse quella dei beneficiari del bonus da 80 euro, redditi sotto i 26mila euro, si tratterebbe di una media di 40 euro mensili in più in busta paga. Cinquecento euro, se si ragiona ad un unico esborso annuo, una sorta di quattordicesima.  

Ma il governo ragiona su un orizzonte triennale e intende incrementare il taglio delle tasse sul lavoro nei prossimi due anni. Per il 2021 saranno più chiari gli esborsi per il reddito di cittadinanza, che grazie ad una stretta sugli abusi, costerà meno e dal primo gennaio 2022 - nei piani del nuovo esecutivo - sarà scaduto e non rinnovato lo schema Quota 100 caro alla Lega, liberando risorse ragguardevoli pari a 8 miliardi di euro.  

Sul tavolo resta - insieme ad altre - anche la proposta del vice ministro dell'Economia Antonio Misiani per i lavoratori incapienti, la galassia dei working poors che annovera precari, collaboratori con il reddito all'osso, i part time involontari, i dipendenti sfruttati che stanno in dumping salariale de facto.  

Sono 3 milioni e 700 mila occupati che dal 2008 ad oggi hanno visto diminuire il proprio reddito pro-capite, sono rimasti fuori dal bonus Renzi e solo in piccola percentuale beneficiano del Rdc. Se il progetto del vice ministro dem andasse in porto i beneficiari avrebbero 60 euro mensili in più in busta paga (730 euro in caso di pagamento in un'unica soluzione).