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Il downshifting delle persone "normali"

Cristina Maccarrone
(Fotolia)

Riaggancio il telefono e quello che mi resta è una sensazione di contentezza, venuta fuori da ogni parola che ha pronunciato. Riattacco pensando che mentre parlava con me ha preparato i muffin al cocco per il figlio di 5 anni senza tradire né fretta né nervosismo.

Merito del downshifting che, tradotto letteralmente, vuol dire “scalare di marcia”. Tradotto concretamente, quello che un po’ tutti, me compresa, non riescono mai a fare: smettere di arrancare e dividersi tra una cosa e l’altra per poi sentirsi sempre più stanchi, convinti che, così facendo, riusciremo forse a mantenere quell’unico tenore di vita che ci possiamo permettere, senza realmente avere mai tempo per noi.

Se pensate alla solita storia di chi, come Simone Perotti un anno fa, ha lasciato un posto da manager per dedicarsi alla costruzione di barche in legno, non è questo il caso. Quello di Mariaelena La Banca, mamma di 38 anni, pedagogista, è il downshifting delle persone cosiddette “normali” o più semplicemente delle persone che non hanno bisogno di farsi conoscere per quello che fanno: lo fanno e basta, e stanno meglio.

Tutto è iniziato tre anni fa quando ti sei licenziata per avere più tempo per te e la tua famiglia. Non sembra una soluzione per stare meglio vista la crisi, a meno che non si sia ricchi di famiglia… Chi eri prima e chi sei adesso?
“Una mamma che lavorava più di otto ore al giorno e vedeva poco il figlio. Un giorno, mentre ero bloccata sul Grande Raccordo Anulare (vivo vicino Roma), ho avuto una sorta di illuminazione: non volevo più vivere quella vita. Così sono uscita dal GRA e ho chiamato il mio capo, dicendole 'Non vengo più'. Lei pensava scherzassi e invece ero seria: dopo sei anni di lavoro in una scuola materna, avevo chiuso. Ero rimasta senza un lavoro, con il solo stipendio del mio compagno”.

E non in preda alla disperazione?
“No, l’avevo scelto io, ero contenta: finalmente avevo del tempo per me. Da lì è iniziato un lungo percorso che mi ha portato ad analizzare le mie capacità. La prima cosa che ho fatto, e volevo fare da tanto, è stato un corso di taglio e cucito che si è rivelato utile. Subito, con le vecchie camicie di Ralph Lauren ho realizzato dei bei pantaloncini per mio figlio. Stoffa ottima, spendendo poco. Poi ho cominciato a non buttare più niente senza chiedermi prima come lo potessi usare. Tutto è nato dalla domanda 'Come posso tagliare?'. Accanto a questi piccoli risparmi, la voce più importante restava la spesa così pian piano sono riuscita a passare da 500 euro al mese di spesa a 120”.

Come?
“Quando lavori compri molte cose pronte che sì sono comode, ma costano. Mentre magari perdi un pomeriggio a fare una torta con tuo figlio, ti diverti, puoi mangiarla per giorni senza dovere ricorrere alle merendine. Ma non solo questo, ho imparato a fare i saponi, e tante altre cose da me. La parte più difficile restava lo shopping: ero abituata a comprare.  E' stato un percorso duro ma importante, continuato anche quando sono tornata a lavorare nella stessa scuola”.

Non te ne eri andata?
“Sì, sono tornata a lavorare part time, anche se prima sono passati 8 mesi (in cui ha anche scritto un libro '101 giochi intelligenti e creativi da fare con il tuo bambino', ndr). L’accordo è di potere lavorare da casa alcuni giorni e di non arrivare più alle ore di lavoro disumano che facevo prima. E comunque, anche con il part time, guadagniamo circa 2mila euro in due”.

E che altro fai per vivere con quello che, se va bene, è uno stipendio che basta per una persona?
“Baratto i vestiti e i giochi di mio figlio (che sa che per una cosa che entra in casa ce n’è una che esce) e in genere tutto quello che serve alla mia famiglia, tranne le scarpe che comunque compriamo sempre con i saldi. E poi con un po’ di passamaneria si riesce a fare molto. Di recente ho realizzato lo zaino per mio figlio, come si può vedere sul blog Naturalmente Felici che tengo assieme a un’altra mamma. Per venire incontro al suo desiderio di avere lo zaini dei Gormiti, ho comprato delle toppe con i Gormiti che ci ho cucito su. Era contento”.

Come la metti con la cultura, le uscite e simili?
“C’è Internet, ci sono i vari siti di deal che ti permettono di andare a vedere spettacoli, ci sono i giorni in cui i film costano poco, idem i biglietti del teatro, basta informarsi. E poi con il baratto scambi anche libri, biglietti per i concerti ecc…”

Ma tutto questo non è faticoso?
“Ma non è più faticoso andare al lavoro? Certo ci vuole tempo, ma quello che guadagno in meno in realtà lo spendo in tempo potendo fare quello che mi piace. A me questo dà soddisfazione. E' la vita che ho scelto. Noi siamo una famiglia normale che si adatta e paga un mutuo come tanti. Ognuno dovrebbe fare downshifting secondo le proprie possibilità, capire qual è il proprio stile di vita e dove può cominciare a cambiarlo per stare meglio. Forse al fatto che io e la mamma con cui gestisco il blog, siamo molto aperte nei confronti delle scelte altrui, si deve che abbiamo tanta gente che ci segue su Facebook nel gruppo Vivere bene con poco: l'arte del downshifting (oltre 11mila like, ndr)”.

Di certo però rinuncerai alla tecnologia…
“No, ho pure un iPhone comprato grazie a un’offerta con cui sto anche risparmiando sul telefono di casa. Scalare di marcia non vuol dire aborrire la tecnologia, tutt’altro”.