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Marmolada, l'esperto: "Ghiacciai lombardi in grande sofferenza"

(Adnkronos) - "I ghiacciai lombardi sono in forte sofferenza, sia per la mancanza di precipitazioni nel semestre invernale, sia per i tepori primaverili e poi per questa ondata di calore estiva". A dirlo è l'esperto del Servizio glaciologico lombardo Andrea Toffaletti, interpellato dall'Adnkronos dopo la tragedia della Marmolada, che - sottolinea - "è un fatto raro per le dimensioni del crepaccio che si è rotto, ma è fondamentale capire che le temperature che stiamo raggiungendo nell'ultimo mese provocano un'accelerazione di questi fenomeni".

Rispetto al rischio che ciò che è accaduto sulla Marmolada si ripeta su uno dei ghiacciai lombardi, Toffaletti spiega che la tragedia di ieri "dev'essere contestualizzata con l'ambiente glaciale di quella zona", ma "crolli di porzioni di ghiacciaio, se pur di limitate dimensioni, avvengono non raramente. Spesso però in zone difficilmente raggiungibili, non frequentate, per cui non creano problemi". Tuttavia "in condizioni di caldo estremo come ne abbiamo nell'ultimo mese, anche le attività di alpinismo devono essere valutate con estrema attenzione". Ad esempio "frequentando la montagna in altri momenti della giornata" rispetto al primo pomeriggio, "anche se obiettivamente quello che è successo sulla Marmolada poteva capitare a qualsiasi ora. Anche di sera, perché in questo periodo non c'è rigelo notturno e i ghiacciai sono sempre in sofferenza".

Quelli lombardi in particolare "si trovano quasi totalmente in zone in cui i ghiacciai alle attuale condizioni meteo-climatiche non dovrebbero più esistere", dice l'esperto del Servizio glaciologico lombardo, ricordando che "la cosiddetta linea delle nevi perenni è passata dai 2.900 metri della metà del secolo scorso agli attuali 3.200/3.300 metri. E gli apparati glaciali lombardi che si trovano al di sopra di quella quota sono estremamente limitati". Eccezion fatta per il Bernina, quelle lombarde "sono tutte zone in cui i ghiacciai, alle attuali condizioni climatiche, non dovrebbero trovarsi".

E infatti in vent'anni che Toffaletti monitora i ghiacciai lombardi "la riduzione di areale e di spessore dei ghiacciai ha avuto un'accelerazione notevole. Una riduzione così marcata è difficile da trovare nei decenni precedenti. Molti ghiacciai che monitora la nostra associazione perdono quaranta metri di lunghezza all'anno, altri dieci. E negli ultimi 20 anni, se non forse in una o due annate, non abbiamo registrato bilanci positivi. Questo ci fa capire come con le attuali condizioni climatiche i ghiacciai che attualmente sussistono nelle alpi lombarde siano attualmente fuori da ogni logica climatica".

Un'emergenza che non si scopre ora con il crollo sulla Marmolada. "Purtroppo le circostanze ci portano ad accendere i riflettori solo quando accadono queste tragedie, ma questa eco mediatica dovrebbe essere sempre attiva sui cambiamenti climatici", è l'invito dell'esperto, che sottolinea la necessità di non sottovalutare le conseguenze della riduzione dei ghiacciai "anche dal punto di vista della gestione idrica", dato che il fenomeno è strettamente collegato con la siccità che affligge in questo periodo il Nord Italia.

"In Lombardia - spiega Toffaletti - abbiamo molti fiumi, come l'Adda, l'Oglio e il Ticino, tutti affluenti del Po, la cui portata d'acqua in estate deriva per il 20-25% dalla fusione glaciale. Una diminuzione del volume glaciale porterà quindi sicuramente a una diminuzione del rilascio di acqua nei nostri fiumi". Quindi se "la situazione glaciale al giorno d'oggi è ormai compromessa, perché il clima della Terra si sta surriscaldando sempre di più e nella zona alpina forse più che in altre aeree", su un uso razionale dell'acqua invece possiamo ancora intervenire, "cercando di non sprecare la preziosa risorsa idrica e magari cambiando le colture agricole".

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