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Marotta sulla Superlega: "Ci sono state lacune ma il calcio è a rischio default"

Matteo Baldini
·2 minuto per la lettura

Tra le tante parole spese in merito alla Superlega, progetto spento sul nascere e criticato aspramente da più parti, spiccano anche quelle di Beppe Marotta, amministratore dell'Inter. Il dirigente nerazzurro si è soffermato a Sky Sport sulla natura dell'operazione, difendendone la buona fede e respingendo le critiche più aspre:

Sull'operazione: "Questa operazione è stata condotta con riservatezza dalle proprietà. Il management dell'Inter non è entrato direttamente nella questione, nonostante le informazioni arrivassero. Io e Antonello ci siamo concentrati nella gestione quotidiana del club".

Marotta | Silvia Lore/Getty Images
Marotta | Silvia Lore/Getty Images

"L'iniziativa è stata portata avanti dai 12 proprietari dei club alla luce della situazione del singolo club per via dei costi certi e dei ricavi incerti. Questo modello di calcio nazionale ed europeo ormai è un modello superato, gli stipendi incidono sul 60%-70% del bilancio, questo modello non garantisce futuro. Bisognava trovare la possibilità di inventare qualcosa, è stato fatto alla luce di un sistema calcio a rischio default. Parlo dell'intero scenario".

Sui rischi che corre il calcio: "La buona fede di questa azione è nata dal fatto che i proprietari vogliono fare il bene dei propri club perché la situazione attuale del calcio è a rischio default, anche le categorie minori certamente. Se non intervengono le istituzioni del calcio per creare un modello che crei stabilità e continuità, non si riuscirà ad andare avanti. E' impossibile sostenere certi costi ormai. Questa azione quindi, seppur scoordinata, ha un principio di buona fede ma nel massimo rispetto dei tifosi: ci sono state comunque state delle lacune, altrimenti sarebbe andato tutto diversamente".

Sul ruolo di consigliere federale: "Essere il consigliere federale è un'attività di servizio faticosa, lo faccio per amore dello sport. Avremo una riunione e rimetterò il mandato, se la maggioranza delle società non vorrà che io continui farò un passo indietro".

Sugli attacchi: "Il principio del dissenso è un attimo democratico, ma non capisco l’attacco violento portato avanti da Urbano Cairo davanti a tutti. Ho ricevuto minacce pubbliche e private anonime. E' un fatto molto grave. Io non ho tradito, non sono Giuda, ho principi morali e sono innamorato di questo sport".

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