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Marramao a Cacciari e Agamben: “Sul Covid sostenete tesi aberranti”

·4 minuto per la lettura
(Photo: Serena CampaniniSerena Campanini / AGF)
(Photo: Serena CampaniniSerena Campanini / AGF)

Giacomo Marramao, uno dei più raffinati filosofi italiani, è appena tornato da Siviglia, precisamente dall’Università di Huelva dove, affacciato sull’Oceano Atlantico, ha partecipato a un Convegno internazionale tenendo una prolusione sui populismi. Prossimo alla terza dose di vaccino, a distanza siderale da chi l’8 dicembre terrà a Torino il primo Think tank per il no al green pass, ha dovuto rispondere agli amici intellettuali di sinistra (statunitensi, inglesi, francesi e tedeschi), che gli hanno chiesto conto delle incomprensibili posizioni di Agamben e Cacciari. Il professore non si scompone: “Siamo tutti amici, ma ciò non mi impedisce di dire che Giorgio e Massimo portano avanti tesi aberranti dal punto di vista fattuale. Sono completamente fuori strada. In più, stanno portando acqua al mulino delle destre. Devono capire che siamo in presenza, da circa due anni, di una vera pandemia, che si è sviluppata ovunque in tempi rapidissimi. Le precedenti, nel corso dei secoli, erano a misura continentale. Questa no. Questa è universale. E il cosiddetto potere fatica a fronteggiarla, altro che crearla e guidarla. Il vero problema è l’impotenza del potere. Il potere è spiazzato nel prevedere gli effetti perversi di una violenza estrattiva su forme di vita animali e vegetali. Il potere, quello tanto temuto, non riesce a decifrare le tendenze delle maggioranze delle popolazioni. Poi, come si fa a parlare di Unione Europea autoritaria? Come si fa a definire Biden autoritario?”.

Già, come si fa? E a parlare di Stato d’eccezione come si fa? Il professore sorseggia il caffè e continua: “Bisogna distinguere lo Stato d’emergenza dallo Stato d’eccezione, ma Agamben e Cacciari vedono il primo trasformarsi nel secondo. Io non vedo nulla di tutto ciò. Quale sarebbe il dramma, lo scandalo, la materia del contendere? Il green pass? Il super green pass? Ma questa è una colossale sciocchezza! Quando il cosiddetto potere ha in mano il green pass mio, tuo, di Agamben e di Cacciari, che cosa se ne fa? Sa che tra poco andremo nel tal ristorante? Be’, qual è il problema? Saremmo spiati e controllati? Da chi? Dovremmo sentirci confinati come in un campo? Per favore! Come si può arrivare a tanto!”.

Allora che cosa spingerebbe autorevoli studiosi ad assumere posizioni così strane? Non sono certo a caccia di visibilità… Marramao non cade nel tranello: “Ma no, certo che no. Conosco Massimo da decenni. Nella loro mente c’è l’idea foucaultiana o neo foucaultiana del controllo, ma che cosa vuoi controllare più con i nuovi mezzi tecnologici? Paradossalmente, l’idea neo foucaultiana del controllo diventa consolatoria. Il potere sarebbe sporco, farebbe le cose sporche e noi intellettuali ci opponiamo resistendo, riunendoci a Torino per decidere come organizzare la protesta. Non lo posso condividere né accettare. Io a Torino andrei ad abbracciare il mio amico Gianni Vattimo. Non posso andare a Torino per prendere parte a qualcosa di incomprensibile. Loro temono una riduzione della libertà. Ma la libertà non è mai stata individualismo. È sempre stata effetto di gruppi di comunità che hanno lottato per determinare progressi e conquiste, mai con il rischio di danneggiare altri”.

Non a caso il Presidente Mattarella ha distinto tra libertà e licenza. Il professore annuisce: “Certo, ed è stato esemplare. Come occorre distinguere sul pensiero critico. Sai bene che io sono allergico a ogni forma di coercizione, sai bene che sarei stato il primo a reagire se ne avessi colto il minimo accenno. Il pensiero critico, però, deve essere rivolto a obiettivi analiticamente ben delineati. Perché non diciamo, visto che siamo sempre molto critici verso il nostro Paese, che l’Italia, soprattutto grazie a Mattarella e a Draghi, ha avuto un riscatto eccellente, proprio sul controllo e la gestione della pandemia, nei confronti di altri Paesi? Perché non esaltiamo per una volta l’enorme senso di responsabilità degli italiani? Chi avrebbe mai detto che la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, si sarebbero trovate come si trovano, in grande difficoltà? Noi abbiamo mostrato una lodevole resilienza comunitaria”.

Il professore, mentre tende il green pass al proprietario del ristorante, chiude sull’obbligo vaccinale: “Lo avrei posto sin dall’inizio. Sabino Cassese ha spiegato molto bene come la Costituzione non lo impedisca affatto, anzi lo consenta. Purtroppo, il Governo ha tante anime diverse al suo interno e Draghi, grande mediatore, non ha potuto andare fino in fondo”.

Però potrà andare fino al Colle. Marramao sorride: “Io e te ce lo auguriamo, ma io e te non votiamo. Se non dovesse andare lui, mi auguro che sia la volta buona per una donna, oppure per il mio caro amico Giuliano Amato. Ha tutte le qualità, l’esperienza politica e la stima internazionale per ricoprire quel ruolo. Quando Giuliano parlava da Presidente del Consiglio, Clinton e Blair prendevano appunti. Sono cose che non dimentico”.

Anche quando parlava Emanuele Severino prendevamo appunti. Che cosa avrebbe detto della nostra amata filosofia? Sarebbe andato a Torino? Marramao si commuove: “Per carità! Emanuele avrebbe scritto sulla scienza, avrebbe invitato a tenere un comportamento adeguato al tragico momento che viviamo. Mi manca. Mi mancano la lucidità del suo pensiero, i nostri dialoghi, i suoi articoli, le cene con le nostre mogli, con la sua dolce Esterina, la nostra amicizia. La filosofia ha perso l’ultimo gigante”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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