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Mastrapasqua: "No a un'altra Inpgi, enti previdenziali privati e governo anticipino l'inevitabile transizione nell'Inps"

·3 minuto per la lettura

Evitare un'altra Inpgi o un'altra Inpdai facendo sedere al tavolo governo e casse previdenziali private, per disegnare assieme la creazione di un fondo professionale nell'Inps che anticipi "una transizione inevitabile" degli iscritti, "prima che lo faccia un decreto". E' questa, in sintesi, la proposta che lancia attraverso l'Adnkronos l'ex presidente dell'istituto di previdenza nazionale Antonio Mastrapasqua.

La proposta, sono i numeri che snocciola Mastrapasqua, interessa circa 20 enti previdenziali che raccolgono un milione e mezzo di iscritti. Di questi, ricorda, undici hanno meno di 50mila iscritti e solamente dieci hanno un saldo attivo nel 2020 superiore a 100 milioni. "Sono numeri piccolissimi. Cinque hanno addirittura registrato lo scorso anno uno sbilancio. E' difficile parlare di prospettive 50ennali in un panorama di questo genere". Infatti, spiega Mastrapasqua, la sua proposta nasce proprio da questo punto: l'obbligo di presentare costantemente i piani di sostenibilità su base cinquantennale ai ministeri vigilanti. "Al World Economic Forum si è ribadito che il 65% dei bambini che oggi frequenta le scuole elementari farà lavori che oggi non esistono. Quale credibilità possono avere delle proiezioni cinquantennali di attività, comprese quelle delle casse, quando ci sono lavori - chiede l'ex presidente dell'Inps- che spariranno tra 10-15 anni e tra questi, forse, qualcuno delle casse private?"

"Fermiamoci - dice - evitiamo di avere altre storie come l'Inpgi o l'Inpdai, con la bandiera bianca. Evitiamo di arrivarci. Si sta con i sacchetti di sabbia fino alla fine per difendersi, poi si tira fuori la bandiera e arriva lo Stato attraverso l'Inps. I sacchetti in parte già ci sono, ma possiamo anticipare anche la bandiera bianca. Le casse - insiste Mastrapasqua - possono ragionare su un fondo per i professionisti, con le loro peculiarità e le sue specificità, per garantire a quel milione e mezzo e non ai vertici, di avere la pensione, la giusta pensione, la giusta solidarietà in un mondo del Welfare che sta profondamente cambiando, anche alla luce delle considerazioni mai smentite, anzi da tenere in considerazione, del World Economic Forum sui mestieri che stanno scomparendo e che stanno arrivando, alcuni dei quali verosimilmente potrebbero anche interessare le casse e da qui anche l'attendibilità cinquantennale che lascia il tempo che trova, sia per chi la redige che per chi la controlla".

Proprio sui vertici, continua, "lo dico senza malizia, ma io nel 2011 azzerai" quelli degli enti previdenziali incorporati nell'Inps, tra cui Inpdap e Enpals. "Fu doveroso, perché si volle badare soprattutto agli iscritti. Molto spesso, anche nel mondo della previdenza, si guarda più ai vertici che a coloro che dovrebbero ottenere i benefici e le prestazioni da questi vertici".

"La proposta che faccio - spiega - è anche sulla base dell'esperienza di aver guidato la più grande incorporazione di tante realtà specifiche molto molto grandi. Adesso stiamo parlando adesso di casse con 40mila iscritti che però hanno un presidente, un amministratore, un revisore dei conti, autovetture, una sede. Casse e governo si siedano a un tavolo, ognuno rinunci alle prerogative e ai privilegi come già avvenuto. I pensionati Inpdap ed Enpals non sono in una situazione diversa da quella precedente, ma hanno più certezze. E la pensione è certezza", conclude l'ex presidente dell'Inps.

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