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Maxi multa Ue ad Apple: 13 mld per evasione. E non è la sola

Tempesta in arrivo per la creatura di Steve Jobs attualmente diretta dal suo vice Tim Cook. Una tempesta che potrebbe costare alla società creatrice del Mac qualcosa come 13 miliardi di euro.

I fatti

L'accordo tra Apple (NasdaqGS: AAPL - notizie) a il governo irlandese a suo tempo permise alla ditta di Cupertino di risparmiare circa 13 miliardi di euro di tasse, in trattamento agevolato ottenuto sfruttando però la sua posizione di leader e i cui vantaggi, adesso, dovrà restituire. I numeri parlano chiaro: su una tassazione del 12,5% la società a stelle e strisce è partita con un'imposizione sugli utili dell'1%, quota che è andata via via diminuendo fino ad arrivare allo 0,005%. In realtà il problema è molto più complesso perché, come ha sottolineato la commissaria europea Margrethe Vestager, non ci si trova di fronte solo a un trattamento fiscalmente agevolato ma a addirittura ingiustamente selettivo perché Apple, tra il 2003 e il 2014, ha avuto benefici che non sono stati concessi ad altre aziende simili. In altre parole si tratterebbe di una serie di aiuti di Stato che ledono la concorrenza.

Inoltre, stando a quanto appurato dalle indagini si erano attribuiti tutti i profitti tassabili alle sedi centrali di due società irlandesi facenti capo ad Apple (Swiss: AAPL.SW - notizie) (Apple Sales International e Apple Operations Europe) sedi che avevano solo sede fittizia.

A questo vada aggiunta anche una sorta di aggravante “morale” ossia che gli accordi hanno avuto inizio già nel 1991, cioè quando l'Unione ancora non esisteva e per questo le autorità di Bruxelles possono permettersi di chiedere la restituzione del dovuto solo dal 2003 in poi.

In realtà le operazioni poco trasparenti della Apple erano state oggetto di “interesse” anche da parte delle Autorità statunitensi. Secondo un'indagine del Permanent subcommitte on investigation (Psi (Taiwan OTC: 8028.TWO - notizie) ) del Senato Usa ("Offshore Profit shifting and the Us tax code") la Apple avrebbe organizzato due sue controllate, Apple Operation International (Aoi) e la Apple Sales International (Asi) in modo tale che ai redditi pari a 30 miliardi e al fatturato di 74 miliardi di dollari non facesse seguito alcuna denuncia alle autorità fiscali e, quindi, alcuna imposta a nessun governo.

I precedenti

Al centro delle indagini della Commissione Europea due sole parole: tax ruling ovvero la possibilità che hanno diverse multinazionali di scegliere la destinazione fiscale più vantaggiosa per le loro controllate. Ma spesso con l'aiuto di alcuni escamotage, le aziende riescono a tagliare ulteriormente quanto dovuto fino a renderlo a livelli infimi. Ma i 13 miliardi dovuti potrebbero da una parte essere ridotti in seguito ai ricorsi, già annunciati, che faranno alla Corte Europea sia Apple che il governo irlandese, ma anche potenzialmente aumentati con il calcolo degli interessi (JP Morgan aveva parlato di 19 miliardi di collari circa). Il rischio più grande, oltre a quello per la Apple, è che il caso aumenti le già forti tensioni tra Ue e Usa nate dalle critiche del Dipartimento del Tesoro Usa che ha più volte punzecchiato le politiche europee accusate di incarnare un atteggiamento ingiusto verso le società statunitensi, ancora di più visti i precedenti di Starbucks (Swiss: SBUX.SW - notizie) in Olanda e di Amazon e Fiat (Hannover: FIA1.HA - notizie) in Lussemburgo. Per quanto riguarda quest'ultimo caso in particolare, la Commissione europea ad ottobre dello scorso anno aveva già confermato che il Granducato aveva concesso vantaggi fiscali selettivi alla Fiat Finance and Trade (Fft), società di finanziamento del gruppo torinese riducendo in maniera forzata le imposte gravanti sulla società e permettendo finanziamento per la Fiat a livelli inferiori a quelli di mercato. La stessa cosa accadeva per Starbucks, la nota società di torrefazione e vendita di prodotti e gadget legati al caffè. In quel caso gli accordi “comodi” risalivano al 2008 e arrivavano a una cifra tra i 20 e i 30 milioni di euro.

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