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Mea culpa e reazione: 100 milioni per i test rapidi

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·6 minuto per la lettura
European Commission President Ursula von der Leyen arrives for a two days European Union (EU) summit at the European Council Building in Brussels, on October 15, 2020. - European leaders meet to re-examine the post-Brexit talks under pressure from English Prime Minister to give ground or see Britain walk away with no trade deal. (Photo by Olivier HOSLET / POOL / AFP) (Photo by OLIVIER HOSLET/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: OLIVIER HOSLET via Getty Images)
European Commission President Ursula von der Leyen arrives for a two days European Union (EU) summit at the European Council Building in Brussels, on October 15, 2020. - European leaders meet to re-examine the post-Brexit talks under pressure from English Prime Minister to give ground or see Britain walk away with no trade deal. (Photo by Olivier HOSLET / POOL / AFP) (Photo by OLIVIER HOSLET/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: OLIVIER HOSLET via Getty Images)

“La scelta di allentare le misure anti-contagio quest’estate non è stata sempre accompagnata da decisioni che costruissero una sufficiente risposta” al covid. Nel pieno di una seconda ondata di pandemia che sta travolgendo l’intera Europa, la Commissione europea tenta di correre ai ripari con una nuova comunicazione agli Stati membri da parte della presidente Ursula von der Leyen. Tra le nuove misure: 100 milioni di euro per acquistare test rapidi e proroga della sospensione dei dazi doganali sul materiale medico e dell’Iva sui vaccini, quando saranno disponibili. E’ chiaro che finora non si è fatto tutto il dovuto per scongiurare il dilagare dei contagi, si ammette nel testo presentato oggi.

“Servono passi urgenti a livello nazionale ed europeo – scrive la Commissione – misure più forti possono scongiurare i costi umani ed economici dei prossimi mesi”.

“Abbiamo allentato le misure troppo presto”: sono drammatiche le parole di von der Leyen che nella conferenza stampa virtuale si fa accompagnare dall’epidemiologo belga Peter Piot, noto per la sua ricerca su ebola e Aids. Dall’inizio della pandemia, è la prima volta che la presidente della Commissione sceglie di tenere una conferenza stampa con un esperto di virus.

“La situazione è molto seria - continua von der Leyen - Ci aspettiamo un incremento dei contagi nelle prossime settimane. A differenza della scorsa primavera, nessun paese è stato risparmiato stavolta. E ora abbiamo due nemici: il virus e una stanchezza legata alle misure di contenimento. Capisco che la gente sia stanca, da mesi ognuno sta facendo sacrifici, si paga un prezzo elevato, molti soffrono psicologicamente l’isolamento sociale ma non possiamo mollare: la situazione è molto grave, ma potremo ancora farcela se ognuno si assume la sua parte di responsabilità”.

La presidente rivolge un “appello agli Stati membri a lavorare insieme in vista del vertice di domani tra i 27 leader Ue: “Scelte coraggiose prese ora ci aiuteranno a salvare vite e proteggere i nostri mezzi di sostentamento”. ‘Nessuno si salva da solo’, il motto che ha accompagnato tutta la fase di elaborazione del pacchetto anti-crisi ‘Next generation Eu’, ora viene applicato all’emergenza epidemiologica: “Nessuno Stato membro si salverà se non si salvano gli altri”, scandisce la presidente. E dunque “dobbiamo prendere delle decisioni. Oggi presentiamo ulteriori misure per la lotta al virus: rafforzamento dell’accesso ai test rapidi, campagne per i vaccini per facilitare i viaggi necessari”.

Nella nuova comunicazione della Commissione europea c’è la constatazione che finora le istituzioni europee hanno sottovalutato la parte epidemiologica, privilegiando quella delle misure economiche anti-crisi. E’ un po’ ciò che scriveva ieri il presidente del Consiglio europeo Charles Michel nella lettera di invito ai 27 leader europei per il summit di domani sulla nuova emergenza pandemica.

Dunque, ora la Commissione propone di aumentare i tamponi, inclusi quelli rapidi per i quali l’istituzione di Palazzo Berlaymont ha deciso di mobilitare “100 milioni di euro presi dallo ‘Strumento per il sostegno dell’emergenza’ (Emergency and support instrument, Esi)”, per acquistare le dosi e distribuirle agli Stati membri. Inoltre la Commissione chiede uno standard di legittimazione dei test a livello europeo.

Gli Stati poi dovrebbero migliorare la comunicazione, condividere su un’unica piattaforma, quella del Centro europeo per il controllo e prevenzione della malattia (Ecdc), i dati sui tamponi, il tracciamento e la capacità del loro sistema sanitario. Dovrebbero anche facilitare la discussione tra epidemiologi e consulenti di governo a livello europeo per coordinare le scelte nazionali. E poi le app per il tracciamento: ce ne sono tante per ogni Stato membro e non si parlano tra loro, non va bene.

Quanto ai vaccini, i paesi dell’Unione dovrebbero stabilire delle strategie per trovarsi pronti al momento giusto, quando le dosi saranno disponibili: cosa che non avverrà prima della metà dell’anno prossimo (è la stima che si fa anche qui a Bruxelles). La Commissione inoltre suggerisce la proroga della sospensione dei dazi doganali e dell’Iva sulle apparecchiature mediche dai paesi extra Ue fino ad aprile 2021 e sgravio dell’Iva sui vaccini anti-Covid e il kit per i tamponi.

Grazie ai contratti stipulati negli ultimi mesi, assicura von der Leyen, “l’Ue potrà contare dalle 20 alle 50 milioni di dosi di vaccino al mese a partire da aprile. Nella migliore delle ipotesi - spiega la tedesca - l’Ue potrà vaccinare fino a 700 milioni di persone” potendo così “fare delle donazioni ai Paesi più bisognosi”.

Viaggi: gli Stati devono sviluppare un protocollo comune sui viaggi in aereo, stabilire regole comuni sulla quarantena, lanciare il cosiddetto ‘Modulo digitale per la localizzazione dei passeggeri’, assicurare che chi debba viaggiare per motivi di lavoro o famigliari possa farlo e poi finalmente potranno utilizzare la app ‘Re-Open Eu’ la mappa interattiva delle restrizioni di viaggio anti-Covid in Europa, finora accessibile solo da pc. La app dovrebbe essere pronta nelle prossime settimane.

Infine assicurare le cosiddette ‘green lanes’, i corridoi per facilitare il passaggio dei beni tra i paesi via terra e via aerea.

“L’aumento dei contagi da Covid in tutta Europa è molto allarmante”, dice Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare. “È necessaria un’azione immediata e decisiva affinché l’Europa protegga le vite e i mezzi di sussistenza, per alleviare la pressione sui sistemi sanitari e per controllare la diffusione del virus. Il mese prossimo presenteremo il primo passo verso un’Unione europea della sanità. Nel frattempo, gli Stati membri devono migliorare la cooperazione e la condivisione dei dati. È solo dimostrando una vera solidarietà europea e lavorando insieme possiamo superare questa crisi. Insieme siamo più forti”.

Per Piot ci sono diverse speranze ma tutte con dei limiti: “Primo: che per miracolo il virus diventi innuocuo ma per ora non sta mutando così tanto. Secondo: l’immunità di gregge, della serie facciamo infettare i giovani. Ma purtroppo in Europa, anche nelle città più colpite, più dell’85 per cento delle persone sono ancora infettabili. Terzo: i lockdown lunghi portano alla povertà”. La speranza più forte di tutte ”è il vaccino: 11 sono in fase di test clinici ed entro la fine dell’anno ne conosceremo l’efficacia”. Ma “per dimostrare che il vaccino funzioni” è “anzitutto necessario fare test clinici su almeno 100.000 persone”. “E poi il vaccino quanto durera’?”, si chiede il virologo, esponendo i tanti punti interrogativi sulle vaccinazioni. Infine “c’è la questione della sicurezza”: Piot si dice preoccupato alla luce dei recenti sondaggi dai quali emerge che “fino al 25% delle persone si rifiuterà di farsi vaccinare perchè non si fida”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.