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Media Gb, scienziati Oxford al lavoro su nuovo vaccino per variante Delta

·2 minuto per la lettura

Gli scienziati dell'università di Oxford che hanno sviluppato il vaccino anti-Covid prodotto da AstraZeneca sarebbero ora al lavoro su una versione nuova e modificata ad hoc per colpire la variante Delta di Sars-CoV-2. E' quanto riferisce 'The Independent'. Secondo il media britannico, sarebbero state avviate le attività sull'aggiornamento del vaccino originale. A lavorarci sarebbe il team di 'Dame' Sarah Gilbert (la co-creatrice del vaccino è stata insignita di questo titolo) nell'ateneo britannico. Una fonte ha detto alla testata che il nuovo vaccino è stato progettato con l'obiettivo di "avere qualcosa sullo scaffale pronto a crescere, se necessario".

In questi giorni i casi di variante Delta sono di nuovo in aumento in tutto il Regno Unito. Per gli esperti avere un vaccino specifico per Delta può avere dei vantaggi. Per esempio, per l'immunologa Eleanor Riley dell'Università di Edimburgo potrebbe contribuire a porre fine alla trasmissione diffusa nel Regno Unito. E il piano della terza dose "avrebbe probabilmente un impatto maggiore se stessimo usando un vaccino specifico per Delta". L'efficacia del vaccino originale contro ricoveri e decessi c'è e continua su livelli elevati e gli scienziati di Oxford stanno adottando un approccio precauzionale sviluppando un vaccino specifico per Delta. Tuttavia un vaccino ad hoc, sottolinea Riley, sarebbe ancora più efficiente nel sopprimere il rischio contagio, e rappresenterebbe dunque un freno alla trasmissione diffusa del virus nel Regno Unito.

"Anche quando si parla di vaccino italiano, o di autonomia vaccinale, si parla senza sapere di cosa si parla - avverte Scaccabarozzi - Oggi i processi di ricerca e sviluppo sono globali", ribadisce. "Non possono più essere processi dedicati a una singola nazione, a un singolo Stato. Quello che è importante è far parte di questi processi" e il nostro Paese ne fa parte.

"L'Italia - insiste il manager - da tempo partecipa alla produzione con altri siti", anche "per altri vaccini. Partecipava già ad alcune fasi, perché il processo di produzione è veramente complicato e in alcuni passaggi l'Italia è presente per i vaccini a mRna, per quelli ad adenovirus e pure in aree che nessuno considera".

"Ad esempio il controllo qualità di tutti i vaccini: c'è una piccola impresa italiana che fa questo lavoro per tutto il mondo - rammenta il presidente di Farmindustria - quindi i vaccini che poi vengono distribuiti a livello globale, se non passano da questa azienda per l'approvazione di qualità, non possono essere utilizzati".

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