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Medici di base del Lazio rifiutano di vaccinare. "Troppe poche dosi". E rischiano il posto

Silvia Renda
·Collaboratrice Social News
·1 minuto per la lettura
(Photo: Getty)
(Photo: Getty)

Diversi studi nel Lazio non effettueranno le iniezioni anti-covid. Dal prossimo lunedì primo marzo partono nella regione le vaccinazioni dai medici di medicina generale. Si inizierà dai nati nell’anno 1956 (i 65enni) con il vaccino Astrazeneca. Al momento le dosi disponibili per i 4 mila medici sono 80 mila: troppo poche secondo i dottori che vogliono sottrarsi dal compito. Una scelta che potrebbe costare loro il posto.

“Abbiamo pronti i fucili, ma sono caricati a salve. Dobbiamo inserire proiettili veri. Il problema è fornire dosi sufficienti. La volontà c’è, conosciamo la necessità. Ma le dosi non sono sufficienti” dice ad Huffpost il dottor Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma. Il timore è la rivolta, ritrovarsi i pazienti non selezionati a protestare fuori dalla porta: “I medici hanno avuto già un’esperienza negativa con i vaccini anti-infuenzali questo autunno. Le richieste erano tante, le dosi insufficienti. Il problema è di natura organizzativa, quando tutto sarà davvero pronto, ci sarà la massima partecipazione da parte di tutti”.

La discrezionalità nella somministrazione dei vaccini non convince l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato, che, riporta il Messaggero, allerta i ribelli: “Per i medici di base la campagna di vaccinazione anti-Covid non è su adesione, è una funzione obbligatoria: chi si rifiuta rischia il posto. Vaccinare contro il Covid non è un optional, è una funzione obbligatoria, come ha chiarito l’accordo nazionale, dopo quello regionale. Per chi si dichiara ‘stanco’ verrà aperto un provvedimento disciplinare”.

La possibilità sembra non spaventare a sufficienza, visti i numeri dichiarati dall’Ordine dei Medici del Lazio: due studi su tre non faranno le iniezioni vac...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.