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Mediobanca, fusione con UniCredit servirebbe poco a entrambi - Nagel

·2 minuto per la lettura
FILE PHOTO: Italy's Mediobanca CEO Alberto Nagel presents a new business plan

MILANO (Reuters) -Una fusione tra Mediobanca e UniCredit servirebbe poco a entrambe dal punto di vista industriale.

Lo ha detto il Ceo di Mediobanca, Alberto Nagel, nel corso della presentazione dei conti del terzo trimestre.

"In finanza tutte le fantasie sono lecite. Da un punto di vista industriale è una combinazione che serve poco a entrambi. La combinazione di una banca d'affari specializzata e un gruppo orientato verso la banca universale è un'operazione industrialmente, a mio avviso, poco sensata che dà ben poco in più sia all'uno che all'altro", ha detto Nagel.

Con l'arrivo di Andrea Orcel al timone di UniCredit, alcuni broker si sono esercitati, anche sulla scia di indiscrezioni stampa, a studiare eventuali benefici di un'integrazione tra UniCredit e Mediobanca.

"Pongo una semplice questione: se BNP o Credit Agricole acquistano Rothschild, giusto per fare un esempio, dopo l'operazione Rothschild genererà gli stessi ricavi di prima, più bassi o più alti?", ha detto poi Nagel nella call con gli analisti.

"La mia conclusione è che genererà meno ricavi" perché alcuni clienti lasceranno Rothschild in quanto non più indipendente, ha spiegato.

"Qualunque sia il gruppo, genereremmo sinergie di costo molto basse" e ci sarebbe un effetto negativo sui ricavi, ha concluso.

A proposito di Orcel, Nagel ha detto che "si porranno a breve le condizioni" per un incontro. "Sono contento che una persona con il suo background possa lavorare in una banca italiana, è come se avvenisse una sorta di rimpatrio di talenti e cervelli", ha aggiunto.

Nagel ha poi aggiunto che nei prossimi 12 mesi in Italia ci saranno aggregazioni tra banche visto anche il contesto favorevole creato dalla normativa sull'utilizzo delle Dta.

In merito al capitale in eccesso, ha ribadito che Mediobanca potrebbe riprendere a settembre il buyback, previsto nel piano, ovviamente qualora la Bce lo consentisse, e di preferire questa opzione alla distribuzione di un dividendo straordinario.

(Gianluca Semeraro, in redazione a Roma Francesca Piscioneri)

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