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Meglio il riscatto della laurea o un fondo pensione?

Cappelli da laureati: conviene riscattare il titolo o è meglio versare denaro in un fondo pensione?

Meglio usare i propri risparmi per riscattare la laurea ottenuta con fatica nel fiore dei 20 anni oppure per cominciare a costruire un fondo pensione?

Prima di tutto bisogna chiedersi per quale motivo si vuole riscattare la propria laurea, utilizzando il cosiddetto riscatto agevolato. L’espediente è stato realizzato per permettere, a chi vuole anticipare la data del pensionamento, di aumentare l’assegno mensile attraverso un investimento. Prima di tutto, va ricordato che la misura è pensata per i lavoratori sotto i 45 anni, dipendenti privati o pubblici o autonomi il cui ente previdenziale sia l’INPS, senza anzianità contributiva prima del 31 dicembre 1995.

Con il nuovo riscatto di laurea agevolato il costo di ciascun anno di studi universitari da riscattare è commisurato a un parametro fisso, cioè al livello minimo imponibile annuo previsto per artigiani e commercianti (15.710 euro) moltiplicato per il 33%. Ogni anno di riscatto (su 5 massimi) costa 5184 euro e può essere pagato anche fino a 60 rate (con un massimo di 432 euro al mese). Grazie al sistema, un cittadino può così ‘pareggiare’ la mancanza degli anni di contributi che non versa (quelli nei quali ha anticipato la pensione) attraverso la propria laurea, o addirittura aumentarne il valore se ha trovato il ‘calcolo’ ideale tra data di riscatto, ammontare dello stipendio e anni contributivi.

In cosa è diverso il riscatto agevolato rispetto a quello ordinario? Ci sono due esempi sul sito dell’INPS: il primo è su un’impiegata quarantenne con un reddito pari a 35.949 euro, che riscattando quattro anni dei suoi studi universitari pagherebbe con il regime ordinario più di 65.000 euro, mentre con l’agevolato 20.736 euro; il secondo è su un ventisettenne con un reddito di 22.113 euro, sempre per quattro anni di laurea con regime ordinario, per i quali pagherebbe quasi 30.000 euro, mentre con l’agevolato resterebbe (come l’impiegata quarantenne) a 20.736 euro. In questo senso un lavoratore con uno stipendio medio-alto può scegliere di riscattare con regime agevolato ragionando a lungo termine, e cioè su una carriera lavorativa ancora lungi dal concludersi: in questo modo la pensione potrebbe risultare superiore del previsto.

Viceversa se la situazione contrattuale non è così soddisfacente, c’è la presenza di notevoli spese mensili oppure si è proprio agli inizi della carriera lavorativa, sembra attualmente essere più indicata una pensione integrativa: in commercio ce ne sono di diverso tipo, da quelle semplici con tassi agevolati e basati su obbligazioni, ad altre più speculative; inoltre la previdenza integrativa assicura ugualmente un anticipo sulla pensione ordinaria, grazie alla possibilità di richiedere la rendita integrativa temporanea anticipata (RITA). Senza contare la situazione economica italiana, che negli ultimi anni ‘fornisce’ sempre un incentivo verso forme di previdenza privata.

Il Corriere della Sera ha fatto un esempio lampante in tal caso: se sei un lavoratore dipendente di 45 anni e con un reddito mensile netto di 2.000 euro, per il tuo tenore di vita è più vantaggioso versare i soldi in un fondo pensione. I motivi sono tre: la pensione integrativa si aggiunge a quella contributiva; nel fondo pensione il rendimento aumenta; il valore della pensione contributiva è maggiore perché non c’è l’anticipo della scadenza.

Il riscatto agevolato dunque per chi può convenire? Ad esempio per genitori entrambi lavoratori, in quanto possono portare in detrazione fiscale la spesa. In questo caso fanno una sorta di investimento sul futuro del figlio, pagando in quanto titolari di reddito, ma pure godendo di una detrazione ai fini della propria situazione reddituale. Si tratta comunque di una spesa rateizzabile in 10 anni senza applicazione di interessi.

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