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Meglio un mezzo Biden di un intero Trump?

Pierluigi Gerbino
·6 minuto per la lettura

Lo spoglio elettorale americano avanza lentamente e pian piano Biden sembra completare il suo recupero grazie al conteggio dei voti postali. Ormai, secondo i dati della CNN, ha raggiunto quota 253 grandi elettori assegnati, contro i 213 vinti da Trump. Gliene mancano ancora 17 per arrivare al fatidico numero di 270 che dà la certezza di diventare Presidente degli USA. Li deve trovare tra i 72 ancora in ballo nei 6 stati che non hanno ancora terminato lo spoglio dei voti. Gli basterà vincere anche poco di quel che resta da assegnare, mentre per Trump la strada si è fatta molto ostica, poiché per arrivare a 270 deve vincere quasi dappertutto. Lo stato che da solo potrebbe chiudere la partita è la Pennsylvania, che vale 20 grandi elettori. A Biden basta vincere lì, mentre Trump deve assolutamente vincere lì ed in quasi tutti gli altri 5 stati da assegnare. La situazione in Pennsylvania è che mancano ancora circa 350.000 voti da scrutinare e, al momento, Trump è in vantaggio di circa 18.000. Ma Biden sta recuperando il gap grazie al voto postale.

I dati ufficiali dovrebbero perciò fornirci già oggi probabilmente la vittoria di Biden, ma questa rimarrà sospesa per chissà quanto, poiché lo staff di Trump ha già presentato ricorsi a raffica in diversi stati ed altri ne presenterà ancora. La maggior parte li ha persi, ma qualcuno lo ha vinto. Inoltre ieri sera si è ripresentato davanti ai giornalisti alla Casa Bianca, ripetendo che i voti legali hanno eletto lui, mentre gli avversari stanno inventando voti postali per rubargli la vittoria. Ovviamente ha annunciato che la battaglia legale proseguirà fino alla Corte Suprema.

Oggi dovrebbe essere il giorno della definitiva rivelazione delle carte in mano a Trump. Il Presidente uscente ci ha abituato a trasmettere certezze a parole che non corrispondono poi ai fatti. L’impressione è che al di là delle certezze di brogli comunicata con sguardo intristito, in realtà non abbia alcuna prova sostenibile in tribunale, nemmeno davanti ad una Corte Suprema che in teoria gli sarebbe favorevole, ma che probabilmente preferirebbe non dover intervenire.  

La voce grossa servirebbe allora solo a rassicurare i suoi sostenitori e farsi sentire da un partito repubblicano che sembra già pensare al dopo Trump. E forse dietro le quinte può darsi che i suoi legali trattino una resa onorevole.

Questa è l’interpretazione ottimistica di quel che sta capitando. E’ lo scenario su hanno scommesso nei giorni scorsi i mercati, che anche ieri hanno proseguito la corsa al rialzo che dura da lunedì.

Gli osservatori a posteriori ci spiegano anche che al mercato piace l’idea di un Biden dimezzato, che potrebbe uscire dallo spoglio dei voti di Camera e Senato. Potrebbe infatti capitare che la Camera abbia una maggioranza democratica, mentre al Senato i repubblicani potrebbero salvare il  loro predominio per il rotto della cuffia.

Ci dicono che questo sarebbe lo scenario migliore per Wall Street, poiché imbriglierebbe le mani a Sleepy Joe, dato che le riforme più importanti debbono essere approvate da entrambi i rami del Congresso. Biden non potrebbe così alzare troppo le tasse, aumentare troppo la spesa pubblica, incidere sulla enorme e crescente disuguaglianza che vede ingrassare l’esigua minoranza di americani beneficiati dal boom azionario delle Over the Top tecnologiche ed impoverirsi i parecchi milioni di americani che hanno perso il lavoro e rischiano pure di non potersi curare se si ammalano di Coronavirus.

Insomma, checché ne dica l’ala radical democratica, che ha appoggiato Biden turandosi il naso,  questa presidenza non sarà in grado di incidere sugli assetti del potere economico e dell’establishment di Wall Street, che Trump, mentre si presentava come il paladino della classe media, ha abbondantemente foraggiato con la deregolamentazione, il taglio fiscale e la rinuncia a leggi severe anti-trust contro i big della tecnologia. I colossi del Nasdaq e l’azionario di Wall Street uscirebbero allora rafforzati dalla debolezza del potere centrale, in mano ad un presidente già di per sé tutt’altro che un “cuor di leone”, e, fin dall’insediamento, anatra zoppa (così chiamano in USA un Presidente che non ha la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento).

Ma andrà veramente così? Davvero Trump mollerà la presa dopo qualche giorno di bisticci in Tribunale? Qualche possibilità c’è. Non dimentichiamo che il personaggio è portato a guardare esclusivamente l’interesse personale. Contrattare un salvacondotto per le sue proprietà e poi traslocare dalla Casa Bianca, magari raccontando ai suoi elettori la favola che ci ritornerà tra 4 anni, più forte e più bello di prima, è uno scenario abbastanza plausibile. Ma non possiamo escludere che invece il suo istinto da giocatore d’azzardo ed il suo ego ferito gli giochino il brutto scherzo di convincerlo a forzare la mano, incitando i suoi sostenitori, quasi tutti abbondantemente armati, alla rivolta per difendere l’America dall’imbroglio degli amici della Cina. Sarebbe un bel problema per la stabilità democratica, che i mercati non potrebbero ignorare.

Il fatto che subito dopo il voto siano cominciate le proteste in molte città americane, con cortei di opposte fazioni che tentano di venire alle mani è un antipasto del menù avvelenato che i prossimi giorni potrebbero rivelarci.

Insomma: può ancora succedere di tutto. E siccome non abbiamo la sfera di cristallo, limitiamoci ad analizzare i grafici.

Ieri SP500 è salito ancora: +1,95% a coronamento di 4 sedute clamorose, che hanno quasi del tutto colmato la discesa delle precedenti 14 sedute. Arrivato però nel punto più alto ammissibile prima che cambi in modo drastico lo scenario correttivo, si è fermato ed ha rinviato ad oggi la decisione. Il massimo di ieri, 3.529 è proprio a contatto con la trendline ribassista che unisce i due massimi discendenti del 2 settembre e del 12 ottobre, che è anche il lato di un grosso triangolo che contiene il movimento degli ultimi 2 mesi. Arrivato lì, l’indice più importante del mondo è arretrato di una ventina di punti.

Oggi, a conclusione di una settimana drammatica per l’America e festosa per Wall Street, avremo forse il responso. Un chiaro superamento metterebbe fine alla correzione e sancirebbe che ogni successivo ribasso sarà un semplice pullback, mentre si apre un nuovo capitolo rialzista destinato nei prossimi mesi a portare il massimo storico ben oltre quota 4.000 punti.

Una retrocessione impulsiva, cioè decisa e profonda, che vada a sfondare chiaramente 3.485 punti manterrebbe invece in vita lo scenario che prevede una correzione ancora da completare al di sotto di 3.209.

Non resta che attendere il rien ne va plus. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online