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“Mercati azionari vulnerabili alle notizie negative”

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
“Mercati azionari vulnerabili alle notizie negative”
“Mercati azionari vulnerabili alle notizie negative”

Le notizie positive, dalle elezioni USA, all’arrivo dei vaccini, fino all’accordo sulla Brexit, hanno spinto il premio al rischio azionario ai minimi da fine 2018, ma GAM si chiede fino a quando “non ci sono alternative”

Il premio al rischio azionario, vale a dire la differenza fra il rendimento prospettico dell’equity e quello del debito governativo, tocca i minimi da fine 2018, spinto al ribasso da una risalita del rendimento del decennale USA e dall’ulteriore progresso delle Borse. Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, si chiede in un commento se anche a questi livelli non ci sia alternativa alle azioni, un atteggiamento espresso dall’acronimo TINA che sta per there is no alternative. La risposta dell’esperto di GAM è che, nonostante la protezione delle Autorità monetarie, ai livelli attuali di premio al rischio, i mercati sono maggiormente vulnerabili rispetto a improvvise notizie negative.

POSSIBILE MOVIMENTO CORRETTIVO

I livelli raggiunti, argomenta Anniballe, sono infatti il risultato delle recenti notizie positive, che vanno dall’arrivo dei vaccini, all’accordo raggiunto tra Bruxelles e Londra sulla Brexit, fino alla nuova Amministrazione USA guidata da Joe Biden. Ma, prosegue l’analisi di GAM, Informazioni di segno contrario, come disordini in America all’insediamento di Biden, o una distribuzione dei vaccini più lenta delle attese, potrebbero indurre i mercati a prezzare diversamente i rischi e, in altri termini, favorire un movimento correttivo dell’azionario.

L’ONDA BLU A SCOPPIO RITARDATO

Fra i possibili temi del 2021, la stessa GAM aveva indicato in precedenza il processo di normalizzazione dei tassi negli Stati Uniti, e oggi, a distanza di sole tre settimane, il trend appare ancora pienamente in atto, in particolare a seguito dell’accelerazione indotta da un’onda blu democratica “a scoppio ritardato”. Infatti, con la nuova maggioranza Dem in Senato a dare ulteriore forza all’Amministrazione Biden, aumentano le possibilità che le politiche americane siano fortemente improntate alla spesa pubblica e, almeno nella prima fase, a un forte aumento del deficit, ovvero dell’offerta stessa di Treasury.

IL RITORNO DEL CONCETTO DI PREMIO AL RISCHIO

Secondo Anniballe, il movimento del tasso decennale americano arrivato all’1,15% ha in ogni caso conseguenze non limitate all’obbligazionario, perché come recita un vecchio adagio del settore, “le valutazioni di tutte le asset class dipendono dal decennale americano”. L’esperto di GAM cita al proposito il fatto che nel 2020 è tornato prepotentemente di moda il concetto di “premio al rischio”, con l’acronimo TINA che ha dato sostanza teorica a valutazioni azionarie ai livelli più elevati degli ultimi vent’anni, appunto perché “non c’è alternativa all’azionario”, con rendimenti obbligazionari pari a zero o addirittura negativi.

EVITARE DI FAR DERAGLIARE IL RALLY

A questo punto, nota Anniballe, l’ascesa delle scadenze lunghe americane e il concomitante rally azionario hanno invece riportato il premio al rischio azionario ai minimi da fine 2018, ed è naturale chiedersi quale sia il livello di rendimento dei Treasury che danneggia i mercati azionari. La risposta più plausibile fornita dall’esperto di GAM non è in un singolo numero, ma nella forma che prenderà il processo: la chiave per evitare di far deragliare il rally azionario è duplice, la risalita dei tassi deve essere graduale, ed è bene che i tassi reali restino ancorati ai nominali.

L’OBIETTIVO DELLA FEDERAL RESERVE

In fondo, conclude Anniballe, questo duplice obiettivo è quello perseguito dalla stessa Federal Reserve, e stando alle ultime dichiarazioni dei vari esponenti della Banca Centrale americana, in una certa misura il processo di normalizzazione delle scadenze lunghe in atto è da considerare salutare. Ma è anche chiaro che un’accelerazione incontrollata del movimento al rialzo dei tassi sulla parte lunga della curva USA non è nei desideri di nessuno, e potrebbe indurre a interventi delle autorità monetarie, quanto meno verbali.