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Mercati caldi per petrolio e rame

Fabrizio Arnhold
·3 minuto per la lettura
Mercati caldi per petrolio e rame
Mercati caldi per petrolio e rame

Secondo gli analisti il 2021 sarà l’anno delle commodity: il rame ha toccato i massimi da settembre 2011 e il petrolio potrebbe continuare a salire nel post Covid, spinto dalle aspettative di ripresa

A detta di molti analisti, il 2021 sarà l’anno delle commodity. Petrolio e metalli stanno aggiornando al rialzo, ormai da settimane, le loro quotazioni. E tra i metalli, il rame si sta mettendo in particolare evidenza. Questa è una buona notizia, non solo per chi ha deciso di investire su questa materia prima, ma anche perché l’aumento della domanda è legato alla realizzazione di infrastrutture, strategiche per i progetti di ripresa dell’economia post Covid.

LA CORSA DEL RAME

Il rame sta mettendo a segno un progresso che dura da settimane. Venerdì è salito a quota 8.806 dollari per tonnellata, praticamente il prezzo più alto da settembre 2011. Nel marzo dello scorso anno, nel pieno della prima ondata di Covid, la commodity era scambiata a poco più di 4.700 dollari. Un andamento al rialzo delle quotazioni in questi ultimi mesi, lascia presagire una certa fiducia da parte degli investitori su una rapida ripresa dell’economia su scala mondiale. E il trend rialzista, a detta della maggior parte degli addetti ai lavori, dovrebbe restare una costante per tutto il 2021.

LA RIPRESA GLOBALE

Vanno a braccetto. L’incremento delle quotazioni procede spedito insieme ai tentativi di ripresa globale. Nei prossimi mesi si attende la piena riapertura dell’economia statunitense, spinta dal piano del presidente Joe Biden che prevede di investire con decisione nelle infrastrutture americane. Anche la ripresa dell’economia cinese, che già da qualche settimana guida la riscossa post virus, è un altro fattore che sosterrà la domanda del rame e, quindi, il suo prezzo.

L’ECONOMIA CINESE

Nel 2020 l’economia del gigante asiatico, la prima ad essere paralizzata dal coronavirus, è stata l’unica ad aver chiuso l’anno in crescita (+2,3%). Ovviamente il tasso di crescita si è ridotto drasticamente ma il dato resta emblematico perché segue il peggior shock economico della storia recente. La Cina è un grande consumatore di rame e le sue scorte hanno toccato il livello più basso degli ultimi 10 anni. Ecco perché anche gli analisti della Bank of America il rame è destinato a veder crescere la sua quotazione, “a patto che la campagna vaccinale prosegua” e non generi ritardi nella riapertura dell’economia.

LE QUOTAZIONI DEL PETROLIO

Da sottolineare anche la corsa del petrolio che non sembra fermarsi, nonostante qualche rallentamento. Il Wti con scadenza aprile ha sfondato la barriera dei 60 dollari al barile, mentre il Brent viaggia al rialzo dell’1,22%, a 63,68 dollari al barile. Il prezzo sale per le aspettative sulla domanda, legata alle speranze di ripresa. Ma non solo. Anche il piano americano approvato dal presidente Biden da 1.900 miliardi di dollari potrebbe riattivare attività economiche e di conseguenza anche la domanda di greggio. In Cina e India sta aumentando il consumo.

E GLI ALTRI METALLI

La crescita dei prezzi dei metalli dipende anche della domanda per le batterie delle auto elettriche. In Cina, a gennaio sono stati immatricolati 179mila veicoli ibridi, tra cui 54mila auto elettriche. Questo ha spinto all’insù la richiesta di litio e minerali di terre rare come il neodimio. La tendenza verso una mobilità sempre più green, sosterrà la domanda di metalli. Questo, però, non significa necessariamente che diminuirà quella di petrolio. La pandemia ha bloccato interi settori produttivi, con conseguente carenza di petrolio. Anche per questo, almeno fino alla normalizzazione delle attività produttive, il prezzo del greggio e quello dei metalli potrebbero continuare a crescere entrambi. Per JP Morgan il “super ciclo” delle materie prime è appena cominciato.