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Mercati danno fiducia all’Italia, ma rimbalzo PIL da terzo trimestre: Confindustria

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

L’effetto Draghi sui mercati finanziari permane, il Btp Italia rispetto al bund (a 10 ani) resta a 91,5 punti base. Questo “calo, se permanente, taglia il costo del debito per il Paese”, scrive Confindustria nella Congiuntura Flash di febbraio.

Se da una parte i mercati danno fiducia all’Italia con il Btp decennale ai minimi storici, e Borsa Italiana che ha recuperato in questo mese di febbraio con l’indice FTSE MIB a +6,1%, la fiducia delle famiglie e delle imprese resta ancora ferma o quasi.

Secondo Confindustria il primo trimestre del 2021 in Italia “è ormai compromesso” e il Centro studi di Confindustria punta il dito contro la campagna vaccinale esortando a fare molto di più:

“Peraltro, rischi al ribasso emergono riguardo al ritmo di aumento dei vaccinati: deve essere più rapido per raggiungere le soglie obiettivo fissate a livello UE entro giugno.”

Mercati danno fiducia all’Italia, ma a quando la ripresa?

Per il Centro studi Confindustria già a partire dal secondo trimestre del 2021 vedremo i primi effetti positivi sull’aumento del PIL italiano, ma solo dal terzo trimestre vedremo “un vero rimbalzo”.

Ciò che serve all’economia, viene fatto notare, è uno stimolo ai consumi, ma perché ciò avvenga è necessario che cadano i limiti agli spostamenti consentendo ad una parte delle famiglie di spendere quello che ora stanno risparmiando pur non volendolo fare intenzionalmente.

Noto che nel 2020 i depositi sono aumentati considerevolmente con oltre 26 miliardi di euro in più risparmiati che sono stati sottratti ai consumi.

“La domanda interna resta debole a gennaio: gli ordini domestici dei produttori di beni di consumo sono stabili; le immatricolazioni di auto sono salite dello 0,4%. Ma un allentamento delle restrizioni potrebbe rilanciare fortemente i consumi.”

Il settore più penalizzato resta quello dei servizi, anche se a gennaio la flessione è meno marcata (PMI risalita a 44,7), ma le restrizioni anti-pandemia limitano la domanda.

Nell’industria, invece, il PMI è salito a 55,1 a gennaio grazie ad una crescita della produzione del +1%.

Per quanto riguarda l’export dell’Italia il mese di dicembre 2020 ha fatto registrare il segno meno (-4,1%), dopo un ottimo mese di novembre. Male sia i mercati di riferimento UE che quelli extra-UE. Tutti i gruppi di beni principali sono risultati penalizzati. L’export italiano nel 2020 chiude così in negativo del -9,2% secondo la stima Confindustria. Ma ci sono buone speranze di recupero non appena anche le altre economie si apriranno maggiormente.

Gli investimenti privati

Basandosi su dati Banca d’Italia, Confindustria vede gli investimenti privati in una situazione critica. Se è vero che “i prestiti alle imprese hanno corso nel 2020, toccando un picco al +8,5% annuo a dicembre” è anche vero che “il maggior debito” non si è tradotto”in investimenti, data l’erosione del cash flow in molti settori”. Quindi “le prospettive per gli investimenti restano deboli nel 2021: le aziende prefigurano un aumento della spesa, ma rispetto ai minimi del 2020”.

Ripresa eurozona e scambi mondiali

L’economia dell’eurozona resta contratta in questo inizio di 2021 come mostra il PMI a quota 48. Nel complesso l’occupazione nel 2020 è diminuita dell’1,8% e questo “contribuisce a spiegare perché a inizio 2021 quasi una famiglia su tre veda la propria situazione finanziaria peggiorata, anche in Germania e Francia”.

A livello mondiale gli scambi restano incerti ma con un graduale recupero, tanto che “il commercio mondiale è tornato sopra i livelli pre-crisi a fine 2020”.

La pandemia continua a frenare gli ordini esteri globali (PMI 50,1 a gennaio), anche se il prezzo del Brent è salito a 64 dollari viene considerato un buon segnale.

This article was originally posted on FX Empire

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