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I mercati guardano al dopo-pandemia, la volatilità si prepara a uscire di scena

Stefano Caratelli
·4 minuto per la lettura
I mercati guardano al dopo-pandemia, la volatilità si prepara a uscire di scena
I mercati guardano al dopo-pandemia, la volatilità si prepara a uscire di scena

Il 2020 ha smentito a più riprese la narrativa catastrofista e rafforzato i trend dell’innovazione, della digitalizzazione e della sostenibilità, sui cui costruire i portafogli del futuro

Un anno fa gli investitori, esattamente come oggi, guardavano a un possibile rally di fine anno, che sarebbe poi puntualmente arrivato per estendersi nel primo scorcio del 2020, mentre il VIX, il temuto indice della volatilità o se si preferisce della paura, viaggiava ai minimi, poco sopra quota 10 punti. Un anno dopo l’indice della paura è ridisceso poco sopra quota 20 dopo nove mesi turbolenti, ma lo scenario sembra opposto rispetto a un anno fa: non è il sereno ‘prima’ ma ‘dopo’ la tempesta. La grande protagonista, insieme alla pandemia, ai lockdown e alla recessione, del 2020 che si avvia a conclusione, sembra all’uscita di scena, e destinata a un’assenza prolungata. A volte le uscite di scena sono accompagnate da qualche colpo di teatro, ma la direzione è quella.

UNA NARRATIVA SMENTITA DAI MERCATI

La volatilità non è stata il solo protagonista del 2020 che si prepara a uscire di scena, l’altro (si spera) è la narrativa catastrofista che ci ha accompagnato da febbraio in poi ed ha tenuto banco a fasi alterne fin dalla Grande Crisi del 2008-2009 con maggior intensità negli anni della presidenza Trump e della guerra dei dazi con la Cina. I dati dei mercati sono del tutto incoerenti con il racconto che ci è stato recapitato da molti media e supposti ‘guru’. Negli ultimi 4 anni, lo S&P 500 ha messo a segno un rialzo del 59%, il Dow Jones del 50%, il Nasdaq di quasi il 130%, l’azionario cinese ha guadagnato il 50%, quello dei Mercati Emergenti è salito del 34%, con le uniche eccezioni negative di Messico e Brasile.

IL GRANDE CAMBIAMENTO È APPENA INIZIATO

Il 2020 si prepara all’uscita lasciando agli investitori una serie di lezioni importanti, la prima è che precipitarsi a trarre le conclusioni e lasciare all’emotività le decisioni è la strada più sicura e diretta per perdere denaro. La seconda più importante e duratura è che probabilmente nel 2021 ci lasceremo alle spalle la pandemia, ma il Grande Cambiamento che la pandemia ha solo accelerato è appena iniziato, e il dopo-virus non sarà un ritorno al passato. Chi non ha scambiato i titoli di giornali e tv per informazioni e non gli è andato dietro sta portando a casa un anno non male, soprattutto sull’azionario. Parliamo di chi ha approfittato del tonfo di oltre 30% a marzo dello S&P 500 per entrare, non credendo che fosse l’inizio della fine del mondo, come gli veniva raccontato.

LA DOPPIA V CHE NON C’È STATA

Qualcosa del genere è andato in scena nei due mesi che hanno preceduto le elezioni americane. C’era una folla pronta ad approfittare del secondo crollo, avendo perso l’occasione a marzo, ma i mercati si sono limitati sostanzialmente a una pausa, con la V della ripresa di economie e Borse rimasta sostanzialmente intatta. Aiutato anche dalle buone notizie dal fronte del vaccino, alla fine della scorsa settimana l’S&P 500 se ne stava seduto su un rialzo del 10% per l’intero 2020 a una distanza solo del 2% dai massimi di sempre toccati a settembre. Correre alle conclusioni senza analizzare tutte le informazioni disponibili si è rivelato sbagliato per la seconda volta in pochi mesi. Nelle prossime settimane ci si può aspettare qualche tipo di ‘rotazione’ sia in America che in Europa, con i titoli rimasti più indietro, come finanziari, energetici e in generale i ciclici che recuperano terreno.

EUROPA LEADER NELLA SOSTENIBILITÀ

Ma i trend di lungo termine accelerati dalla pandemia restano intatti: digitalizzazione, automazione, innovazione medicale, e-commerce, migrazione online e su remoto di molte attività resteranno il driver. Con l’aggiunta di un tema ‘sostenibilità’ che con la pandemia ha cambiato pelle, trasformandosi da trend a vocazione sostanzialmente etico-sociale in un driver ad altissimo contenuto di innovazione tecnologica, soprattutto in campo energetico, ma non solo. È un tema che l’Europa presidia con una riconosciuta leadership globale, a cui si sta agganciando anche la Cina, non solo ‘politica’, ma anche industriale e tecnologica, e che può diventare la ‘nuova frontiera’ su cui recuperare l’enorme ritardo accumulato nei confronti degli Usa sul terreno dell’innovazione digitale e nei servizi online.

BOTTOM LINE

L’investitore che guarda al lungo termine ha davanti una fase prevedibilmente molto meno turbolenta degli ultimi 10 mesi, da affrontare con la consapevolezza che l’uscita dal tunnel della pandemia è già stata in gran parte prezzata dai mercati. Una fase da dedicare a riaggiustamenti di portafoglio ben ancorati ai trend di fondo dell’innovazione pervasiva, della digitalizzazione e della sostenibilità. Per molto tempo ancora l’azionario avrà poche alternative, e le banche centrali faranno buona guardia per fornire tutta la liquidità necessaria e evitare sbandamenti.