A mercato chiuso - 8/2/2013

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La Borsa di Milano ha chiuso l’ultima seduta della settimana in rialzo grazie alla buona vena del comparto finanziario. Dopo un avvio incerto, complice la risalita dello spread oltre la soglia dei 300 punti base, il listino milanese ha aumentato i guadagni e il differenziale è sceso in area 290 punti base. Una spinta è arrivata anche dalla partenza positiva di Wall Street. Sul fronte macro da segnalare il balzo delle esportazioni cinesi in gennaio (+25%), mentre in Italia la produzione industriale è calata del 6,7% nel 2012, la peggior variazione annua dal 2009. A Bruxelles, dopo una maratona interminabile, il Consiglio europeo ha raggiunto un’intesa sul bilancio 2014-2020. Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) cifre che sono trapelate questa mattina, con un tetto totale di spesa pari a 960 miliardi di euro, non dovrebbero essere state ritoccate. Per l’Italia, come dichiarato dal premier Monti, il Consiglio si è concluso con un miglioramento significativo del saldo netto, pari a meno 3,8 miliardi di euro rispetto ai sette anni precedenti che equivale allo 0,23% del Pil. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib (Milano: FTSEMIB.MI - notizie) ha guadagnato l’1,40% a 16.630 euro. Il paniere principale è stato trascinato dalla buona vena del comprato bancario: Ubi Banca (Milano: UBI.MI - notizie) ha guadagnato il 5,15% a 3,636 euro, Mediobanca (Milano: MB.MI - notizie) il 4,03% a 5,135 euro, Popolare di Milano il 4,07% a 0,519 euro, Unicredit (Milano: UCG.MI - notizie) il 3,40% a 4,384 euro, Intesa SanPaolo (Milano: ISP.MI - notizie) il 2,34% a 1,399 euro, Banco Popolare (Milano: BP.MI - notizie) l’1,45% a 1,40 euro. Bene anche gli altri titoli del settore finanziario: Mediolanum (Milano: MED.MI - notizie) ha mostrato un progresso del 2,35% a 4,36 euro, mentre Generali è avanzata del 2,15% a 13,32 euro. Fiat (+2,88% a 4,50 euro) ancora brillante in scia alle indicazioni fornite da Sergio Marchionne durante un roadshow con gli investitori. L’Ad del Lingotto, come riportato da Intermonte, avrebbe fatto sapere che Chrysler (Xetra: 710000 - notizie) potrebbe battere i target di Ebit al 2014 (4,8 miliardi di dollari) e continuare a crescere nel 2015 e che Fiat (Milano: F.MI - notizie) , senza l’apporto di Detroit, potrebbe raggiungere il break even a livello di cash flow operativo nel 2013-2014 con perdite in calo rispetto al rosso di 700 milioni di euro registrato nel 2012. Il top manager ha inoltre escluso piani di quotazione per Ferrari e Maserati e che ci sono possibilità di trasferimento della liquidità generata da Chrysler a supporto di Fiat. Eni (NYSE: E - notizie) ha strappato un rialzo dello 0,58% a 17,43 euro dopo il tonfo di ieri, innescato dalla notizia del coinvolgimento dell’Ad Paolo Scaroni nell’inchiesta sulle presunte tangenti di Saipem (Other OTC: SAPMY - notizie) in Algeria. Il colosso petrolifero e il suo Ad si sono dichiarati totalmente estranei alle vicende oggetto di indagine. Un downgrade è arrivato da Citigroup (NYSE: C - notizie) , che ha tagliato il giudizio sul gruppo di San Donato Milanese a neutral dal precedente buy. La decisione del broker Usa non è però legata ai recenti sviluppi sul caso Saipem in Algeria, ma alla capacità del colosso petrolifero di generare profitti. Di (KSE: 003160.KS - notizie) contro Saipem ha lasciato sul parterre l’1,51% a 21,47 euro con gli analisti di Exane che hanno confermato la loro visione neutrale sul titolo, prevedendo però un taglio del dividendo pari al 60% mentre il management ha ribadito che non è necessario un cambio nella politica di dividendi. Seduta difficile per Telecom Italia (Milano: TIT.MI - notizie) (-1,26% a 0,664 euro) dopo che il management, presentando il piano industriale, ha deliberato la distribuzione di un dividendo pari a 450 milioni di euro l’anno per il 2013-2015, dimezzato rispetto ai 900 milioni dello scorso esercizio. Per quanto riguarda il 2013, il colosso tlc prevede ricavi stabili anno su anno, una riduzione percentuale dell’Ebitda “a singola cifra” e una posizione finanziaria netta rettificata inferiore a 27 miliardi di euro. In mattinata Telecom Italia ha pubblicato anche i risultati del 2012 con il debito sceso a 28,2 miliardi di euro dai 30,41 miliardi di fine 2011, ma al di sotto del target posto dal management di 27,5 miliardi.

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