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Mercato della droga e donne incinte usate come corrieri: maxi blitz anticamorra a Napoli

·2 minuti per la lettura
camorra napoli marijuana carabinieri
camorra napoli marijuana carabinieri

La camorra in provincia di Napoli nell’area tra Castellammare di Stabia, monti Lattari e penisola sorrentina si era dotata di una piattaforma unica per la distribuzione della marijuana nelle piazze di spaccio di numerosi Comuni. Un vero e proprio “mercato” volto a sostenere cosche, affiliati e famiglie. Due i clan di camorra coinvolti, una potentissima ‘ndrina calabrese e numerosi broker. La droga doveva arrivare a qualsiasi costo, anche utilizzando donne incinte per eludere i controlli. C’è tutto questo nell’operazione scattata all’alba di oggi: Antimafia e carabinieri hanno eseguito un’ordinanza per le misure cautelari per 26 persone. Sono stati sequestrati beni per 15 milioni di euro.

La camorra in provincia di Napoli

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, degli arresti domiciliari e dell’obbligo di presentazione alla, emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dal gip del capoluogo partenopeo. 26 soggetti risultano gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illecita e cessione di sostanza stupefacente, reati tutti aggravati dalle finalità mafiose. Gli indagati hanno agito avvalendosi della forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al clan D’Alessandro di Castellammare e del clan Di Martino-Afeltra dei monti Lattari.

Patto d’acciaio con la ‘ndrangheta

I D’Alessandro avevano insomma assunto il monopolio del mercato degli stupefacenti sull’intera area stabiese. Il meccanismo prevedeva una piattaforma unica per la distribuzione della marijuana sulle diverse piazze di spaccio. La camorra in provincia di Napoli fissava il prezzo minimo di vendita dello stupefacente, in modo da ricavarne una quota fissa da destinare al mantenimento degli affiliati detenuti ed alle rispettive famiglie. Tra i canali di approvvigionamento dello stupefacente anche quello riconducibile alla cosca di ‘ndrangheta dei Pesce-Bellocco di Rosarno e della piana di Gioia Tauro.

I beni sequestrati

Tra i beni sequestrati anche 13 immobili, imprese di prodotti caseari, un negozio di articoli di pelletteria, una società gestore di servizio per taxi situate a Castellammare di Stabia, un negozio di oggettistica cimiteriale a Rosarno e quote societarie di cibo per asporto, e di un’impresa edile di Salerno.