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Mercato vero vincitore del voto USA, vede un 2021 positivo sostenuto dalla Fed

Stefano Caratelli
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Mercato vero vincitore del voto USA, <br />vede un 2021 positivo sostenuto dalla Fed
Mercato vero vincitore del voto USA,
vede un 2021 positivo sostenuto dalla Fed

La vittoria di Biden sembra aver tolto dal tavolo le opzioni più radicali e gli investitori cominciano ad anticipare un 2021 di ripartenza, sostenuto dalle politiche della Fed nel ruolo di garante imparziale

Ma chi ha vinto davvero? Risposta facile, hanno vinto i mercati. Nella settimana in cui gli americani sono finalmente andati a votare, Wall Street ha messo a segno il miglior risultato dagli anni '30 in coincidenza con un’elezione presidenziale. E chi ha perso? Anche qui la risposta è facile e contiene anche la ragione della prima. Oltre a Trump, ha perso sicuramente l’ala più estrema del partito democratico, che ha la faccia della speaker della Camera Nancy Pelosi e dei ‘socialisti’ Dem, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren fino alla Ocasio-Cortez. Certamente non la faccia di Kamala Harris, ora vice di Joe Biden e nota tra i Dem anche con il nomignolo dispregiativo di ‘The Cop’, il poliziotto, che si era guadagnata le antipatie liberal da procuratore generale della California, schierandosi contro la richiesta di dichiarare incostituzionale la pena di morte. La Harris coltiva ambizioni presidenziali sin da luglio del 2017, come segnalato allora proprio su Financialounge.com e si è sempre tenuta abbastanza alla larga dalle posizioni più estreme dei Dem.

I REFERENDUM IN CALIFORNIA E ILLINOIS

Altri segni che l’elettorato americano non ha sposato il radicalismo di sinistra arrivano da due Stati a stragrande maggioranza democratica, la California e l’Illinois, che insieme al voto presidenziale si sono espressi in due distinti referendum su richieste avanzate proprio dai Dem, che quei due stati li governano. Nel Golden State è stata bocciata la richiesta di costringere Uber, Lyft e altri operatori della GIG Economy ad assumere stabilmente il personale finora utilizzato come ‘contractor’ esterni. Voto che ha fatto schizzare Lyft da 22 a quasi 30 dollari e Uber da 33 a quasi 45 dollari. In Illinois, lo Stato di Obama, è stata invece bocciata la proposta, anche qui del governo Dem, di abolire la ‘flat tax’ vigente con una ‘fair tax’ progressiva sui redditi. Il quadro si potrebbe completare a gennaio con un Senato che resta repubblicano a seguito dei ballottaggi. Infatti nella colonna dei vincitori, insieme a Biden, potrebbe finire anche il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell, che è stato prontissimo a promettere al presidente in pectore una transizione ‘pacifica’.

AGENDA AMERICANA GIÀ SCRITTA

La sostanziale sconfitta del radicalismo di sinistra ha di fatto spianato la strada a quello che i mercati avevano annusato con il rally della settimana elettorale: l’agenda della nuova amministrazione è già scritta, nel segno degli stimoli all’economia sostenuti dalla spesa pubblica, affiancati dall’azione della Fed, col contorno di una più che probabile moderazione sia sul fronte dell’inasprimento delle tasse societarie, sia su quello regolatorio. Il percorso dello stimolo fiscale potrebbe essere un po’ accidentato, e la ‘cassandra’ Nouriel Roubini, famoso per aver previsto il disastro del 2008 ma avvistatore di molte altre catastrofi che non si sono mai avverate, venerdì si è buttato sul tema avvertendo che se lo stimolo non arriva subito o fosse inadeguato l’economia USA può sprofondare di nuovo in recessione.

FED GARANTE DELLO SCENARIO POSITIVO

Il garante a cui sembrano affidarsi i mercati perché questo scenario estremamente positivo si avveri si chiama Federal Reserve e ha la faccia del suo capo Jay Powell. Da quando è arrivato alla guida della banca centrale a febbraio del 2018, nominato da Trump ma voluto nel board della banca centrale dal suo predecessore Obama, Powell ha mostrato una grande indipendenza dalla politica e anche una grande capacità di correggere i propri errori, come ha fatto tra fine 2018 e inizio 2019 dopo aver esagerato con i rialzi dei tassi. Nella gestione della crisi indotta dalla pandemia non ha sbagliato praticamente niente, a differenza della sua omologa europea Christine Lagarde che all’inizio ha preso sottogamba il virus inciampando sui BTP, per poi correggersi. Per il suo tratto bipartisan, Powell sembra la personalità ideale per prendere per mano la nuova amministrazione e guidarla nel cammino della ripartenza economica.

IL MERCATO HA DATO IL PREZZO GIUSTO ALLA NEGATIVITÀ

È incredibile come il mercato abbia saputo tra l’estate e l’autunno resistere ai richiami delle sirene che prevedevano sciagure e attribuire il prezzo giusto ai titoli dei media, sempre pronti a mettere in prima pagina le notizie terrificanti, come la caduta del 31,4% annualizzato del PIL americano nel secondo trimestre, e nascondere nell’ordinaria amministrazione quelle molto positive, come il rimbalzo del 33,1% sempre annualizzato dello stesso PIL americano nel terzo trimestre. Un blogger finanziario americano da sempre molto diffidente sulle enfatizzazioni mediatiche ha ricordato al proposito un giudizio attribuito a Albert Einstein secondo cui “informazione non vuol dire conoscenza”. Il mercato ha preso atto di tutti I fattori negativi enfatizzati dai media, li ha prezzati con un processo ovviamente fatto di alti e bassi e tra qualche turbolenza, ed è arrivato alla conclusione che si può guardare con fiducia al 2021.

BOTTOM LINE

Il mondo sta ripartendo. L’Asia lo ha già fatto con la Cina, l’America tiene bene sul sentiero della ripresa e l’Europa resta un po’ indietro. Il 2021 potrebbe essere anche l’anno in cui si può cominciare a fare a meno del sostegno monetario e fiscale, molto dipende ancora dal vaccino e dall’evoluzione del virus. Ma il mercato si sta preparando a entrare nel nuovo anno con un finale positivo del 2020.