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Mes, Centeno: "Firma riforma a inizio 2020"

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Nel corso dell'Eurogruppo "prenderemo atto" della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, sulla quale "abbiamo lavorato molto quest'anno" e sulla quale "abbiamo preso una decisione in giugno", con "la prospettiva di firmare i cambiamenti del trattato all'inizio dell'anno prossimo". Lo dice il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno, a margine della riunione dei ministri delle Finanze dell'area euro a Bruxelles. 

"Non vediamo la necessità" di rinvii più lunghi dell'approvazione della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità per consentire di modificarla, aggiunge Centeno, spiegando che "stiamo lavorando sugli aspetti tecnici ora: l'accordo politico è stato raggiunto ed è importante che ci sia un dibattito politico in tutti gli Stati membri. Di certo i ministri lo sottolineeranno: non vedo spazio" per rinvii lunghi. 

Il fatto che la firma del trattato sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità venga prevista per l'inizio dell'anno venturo, a quanto si apprende da fonti europee, non comporta alcun rinvio rispetto alla tabella di marcia che era originariamente prevista: se anche oggi nell'Eurogruppo tutti i ministri concordassero sulla riforma in cinque minuti, non si riuscirebbe ad arrivare alla firma del trattato prima della fine del 2019, perché i singoli Paesi hanno procedure nazionali diverse che richiedono un po' di tempo per essere completate.  

Per quanto riguarda le Single-Limb Cacs, cioè le clausole di azione collettiva a maggioranza singola, diverse da quelle a doppia maggioranza (Dual-Limb Cacs) in vigore dal 2013, nei Paesi in cui sono state introdotte non avrebbero provocato rialzi apprezzabili dei rendimenti dei titoli di Stato, né ci sono evidenze empiriche che rendano più probabile una ristrutturazione del debito.  

Per certi versi, riducendo il rischio di 'holdout' (cioè l'opposizione di alcuni creditori alla ristrutturazione, come è accaduto all'Argentina con i 'fondi avvoltoio'), rendono l'iter di una eventuale ristrutturazione più prevedibile, e quindi prezzabile dal mercato, che più di ogni altra cosa teme l'incertezza.  

Certo, osservano fonti europee, il fatto che in Italia si parli tanto di questo tema potrebbe non risultare una mossa molto intelligente, dato che i mercati finanziari potrebbero iniziare a chiedersi per quale motivo l'Italia è tanto preoccupata per la possibile introduzione, dal 2022, delle Single-Limb Cacs.  

Comunque, è vero che il nostro Paese ha un debito elevato, ma ha dato prova negli anni di saperlo gestire in maniera estremamente responsabile, mantenendo un avanzo primario, cioè un attivo tra entrate e uscite, prima della spesa per interessi, per molti anni. Pertanto, non è affatto considerata dal Mes come una potenziale 'cliente', cioè un Paese che potrebbe avere bisogno del suo aiuto. Come ha detto il direttore generale del Mes Klaus Regling in occasione dell'Eurogruppo dello scorso ottobre a Lussemburgo, anche se il nostro Paese ha un "debito elevato e una crescita bassa", questo non vuol dire che "perderà l'accesso ai mercati" dei capitali. "La cosa è stata ipotizzata molte volte - aveva ricordato Regling - ma non è mai successa e non prevedo che succeda in futuro", perché "la situazione macroeconomica dell'Italia non è paragonabile a quella della Grecia, del Portogallo, dell'Irlanda o di Cipro sei o sette anni fa".