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Mes, è bagarre. Ma Gualtieri: "Testo riforma non è firmato"

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Il Trattato sulla riforma del Mes verrà firmato "a febbraio, probabilmente le ratifiche successivamente, quindi la pausa per riflettere c'è". Così il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri in audizione sulla riforma del Mes davanti alle commissioni Finanze e politiche Ue al Senato. Ad ogni modo "Conte ha detto la verità - ha spiegato - il testo è concordato e se chiedete se è possibile riaprire il negoziato vi dico ​che secondo me no, il testo del Trattato è chiuso, c'è un lavoro su aspetti esterni e la richiesta su una questione aggiuntiva che possiamo valutare e integrare, ma non c'è negoziato sul testo e tutti gli altri Paesi considerano la questione chiusa". Ed "ho dei dubbi" che "un clamoroso stop del governo per riaprire termini di un negoziato chiuso" possa giovare "dal punto di vista interesse nazionale, ma il Parlamento valuterà sovranamente come sempre", ha sottolineato il ministro. 

Per Gualtieri, se l'Italia fosse l'unico Paese dell'area euro a non ratificare la riforma del Mes comunicherebbe "un senso di fragilità e di debolezza che il Paese non ha, perché è solido ed ha risparmio privato molto alto". "Dire che l'Italia è terrorizzata", che c'è il rischio di "bancarotta", "lo trovo sinceramente sproporzionato", ha sottolineato. "Questa riforma non è perfetta ma non fa alcun danno", ha concluso. 

Cos'è il Mes 

Tensione altissima a Montecitorio dopo che Fdi con Giorgia Meloni e la Lega con Claudio Borghi hanno chiesto che il premier Giuseppe Conte riferisca in aula sul Mes, dopo che il ministro Gualtieri l'ha definito concluso. Dal Pd Pier De Luca ha accusato la Lega di far finta di non sapere che governava lei quando si negoziava il trattato sul fondo salva Stati e a quel punto è scoppiata la bagarre e il presidente ha richiamato all'ordine in particolare il deputato leghista Rixi e ha sospeso i lavori.  

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"Tutto quanto detto da Gualtieri è gravissimo e evidenzia comportamenti che potrebbero anche configurare eversione" ha scritto su Twitter il deputato della Lega Claudio Borghi. "Conte ha nei fatti approvato un testo definitivo e inemendabile senza alcun dibattito in Parlamento. Che il presidente si cerchi un avvocato" ha concluso Borghi.  

"Gravissime le parole del ministro dell’Economia Gualtieri, che oggi dice chiaramente e senza dubbi che il negoziato sul Mes non si può riaprire e che il testo del trattato è concordato e chiuso - ha dichiarato il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni - È una vergogna nazionale, un atto di alto tradimento del popolo italiano. Avevamo ragione: questo governo è al servizio degli interessi franco-tedeschi e vuole espropriare il Parlamento della sua sovranità. Noi di Fratelli d’Italia glielo impediremo e annunciamo sin da ora che faremo le barricate. E scenderemo in piazza: il 9 dicembre saremo a Bruxelles per ribadire ai burocrati europei che la riforma del Mes è inaccettabile e che c'è un'Italia libera e sovrana che non intende piegarsi ai loro diktat". 

In aula "abbiamo fatto notare la vergogna delle parole del ministro Gualtieri - ha detto Meloni in Transatlantico - Ci era stato detto che sul Mes era tutto da definire e scopriamo non solo che è stato scritto ma che sarebbe inemendabile, cioè che il Parlamento sarebbe stato totalmente scavalcato". "Abbiamo chiesto che Conte riferisca su quale base e con quale mandato è stato autorizzato a sottoscrivere questa roba senza che ci sia un pronunciamento del Parlamento italiano. Vogliamo sapere se Conte ha pagato con il sangue degli italiani cambiali alla Francia e alla Germania, che servivano per mantenere il suo posto di presidente del Consiglio".  

Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha spiegato all'aula che il governo "il primo possibile, in una data breve che significa domani o dopodomani, a breve, brevissimo" verrà in aula alla Camera per riferire sul Mes. "Ho stigmatizzato nella conferenza dei capigruppo informale i comportamenti in aula e tutti i capigruppo hanno convenuto con me" ha detto Fico alla ripresa dei lavori. 

Gualtieri ha replicato alle critiche sottolineando che "il testo della riforma del Mes non è firmato, le polemiche sono pretestuose". "In relazione ad alcune polemiche pretestuose che hanno fatto seguito alla mia audizione in Senato sul Meccanismo Europeo di Stabilità, voglio ribadire quanto da me chiaramente detto" ha affermato il ministro sottolineando i punti salienti della sua audizione.  

"1. Il 13 giugno del 2019 l’Eurogruppo ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di revisioni al trattato Mes; 2. Il 21 giugno i leader all’Eurosummit hanno preso atto delle revisioni proposte e invitato l’Eurogruppo a continuare i lavori su tutti gli aspetti della riforma e del pacchetto più generale che comprende anche la capacità di bilancio per la convergenza e la competitività e la roadmap per il completamento dell’Unione bancaria. Questo riferimento alla logica di pacchetto - ha spiegato Gualtieri - è stato inserito su richiesta dell’Italia e a sua volta riflette la richiesta del Parlamento di riservarsi di esprimere la valutazione finale sulla base di tutti gli elementi del suddetto pacchetto". "3. Il consenso definitivo e formale del governo alla riforma del Mes e al pacchetto non è ancora stato espresso", ha sottolineato Gualtieri.  

"4. "Come ho detto in Commissione, se da un lato il testo non è ancora stato firmato e sono tuttora in corso discussioni e negoziati su aspetti minori interni ed esterni al trattato, - ha puntualizzato il ministro - la mia valutazione che non ci sia reale spazio per emendamenti sostanziali è di natura politica e non giuridica, in quanto come è noto in questa procedura vige la regola dell’unanimità". "5. poiché il testo di riforma del Mes definito a giugno non presenta profili critici per l’Italia, sarebbe bene concentrare l’attenzione sugli altri aspetti del pacchetto, in linea con le indicazioni del Parlamento" ha concluso Gualtieri.