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Mes, quando la smentita è più debole del retroscena

Giuseppe Colombo
·5 minuto per la lettura
(Photo: Ansa)
(Photo: Ansa)

La smentita arriva all’ora di pranzo. Tardi rispetto ai tempi che la politica utilizza normalmente per sconfessare le ricostruzioni dei quotidiani. E arriva dopo che è divampata la polemica, con metà maggioranza e la Lega schierati contro le parole (riportate dal Sole 24 ore) del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sui problemi di cassa per lo Stato e sulla necessità quindi di ricorrere al Mes. Ecco, la smentita si innesta qui: Gualtieri dice che non ci sono problemi di cassa, ma è quello che è avvenuto due giorni fa a spiegare perché la smentita è più debole del retroscena. Come scritto il 22 luglio da Huffpost, infatti, per tutto il giorno si è dibattuto sul tema al Tesoro.

Lo scostamento di bilancio a 22 o a 25 miliardi? La genesi del rischio per le casse dello Stato

C’è una ragione che ha portato Gualtieri a presentarsi alla riunione con i capi delegazione della maggioranza di mercoledì sera, prima del Consiglio dei ministri, con una cifra ancora ballerina sullo scostamento di bilancio. E la ragione è proprio legata al rischio per le casse dello Stato e quindi all’utilizzo del Mes. Una raffica di riunioni si sono svolte al mattino e al pomeriggio a via XX settembre per valutare l’impatto della scelta sull’importo dello scostamento. In ballo i soldi della manovra di agosto, quelli che devono sostenere il Paese travolto dal Covid.

A quelle riunioni hanno partecipato Gualtieri, i sottosegretari e i viceministri dell’Economia in quota Pd e anche quelli in quota 5 stelle. E durante quelle riunioni ci si è chiesto ripetutamente dove collocare l’asticella, se a 22 o a 25 miliardi. A un valore già di per sé superiore rispetto a quello ipotizzato fino a qualche giorno prima, pari a 20 miliardi. Il dibattito si è aperto ed è andato avanti con due considerazioni. La prima: collocare l’asticella a 22 miliardi garantirebbe al Governo, e quindi alle casse dello Stato, di tenere da parte un tesoretto di 3 miliardi. Ma la crisi morde e poi i partiti in pressing per spendere di più. Quindi seconda opzione: toccare quota 25 miliardi. Ma - e su questo si è discusso per ore - in questo modo lo stress sulle casse dello Stato arriva al limite. Il rischio è quello di un buco. Il che significa difficoltà a gestire anche l’ordinario, a trovarsi con pochissima acqua nel pozzo da cui si attingono le risorse per pagare ad esempio gli stipendi e le pensioni.

Ecco allora che di fronte a questo rischio è spuntata fuori la soluzione del Mes. Utilizzare cioè i 37 miliardi del Fondo salva Stati per alleviare il conto della spesa già programmata per il 2020. Una spesa monstre se si considera che con i tre decreti varati contro l’emergenza (Cura Italia, Rilancio e decreto agosto) il conto arriva a circa 100 miliardi. Soldi che pesano sui conti pubblici italiani perché la spesa è in deficit. E infatti il deficit è schizzato all′11,6% e il debito/Pil, altro punto dolente atavico per l’Italia, è arrivato al 157,6 per cento. Il problema, però, va oltre l’ennesimo stress sui conti. Tocca la questione dei soldi in cassa già quest’anno. In questo senso il Mes, andando a sostituire una quota della spesa nazionale, cancellerebbe o quantomeno allontanerebbe questo rischio.

Lo snodo cruciale delle entrate tributarie di luglio

C’è un fattore che potrebbe rivelarsi determinante nell’avvicinare o nell’allontanare il rischio per le casse dello Stato, almeno secondo le valutazioni fatte durante le riunioni. Questo fattore è l’andamento delle entrate tributarie di luglio. In poche parole: se l’incasso di tasse e delle imposte andrà male, allora il rischio si avvicinerà. Viceversa, si farà più remoto. Solo che questo andamento non può essere calcolato in real time. Bisognerà aspettare almeno il prossimo mese per capire in che misura gli italiani verseranno al Fisco. Un esito tutt’altro che scontato viste le polemiche che sono divampate tra i commercialisti e le opposizioni per la mancata proroga delle scadenze in programma il 20 luglio e poi il 31 luglio. Proroga, tra l’altro, che il Tesoro ha motivato sì con il rischio di un ingorgo a settembre, ma anche con il fatto che costa troppo.

La decisione e la smentita

Gualtieri è arrivato alla riunione con i capi delegazione con un quadro ancora aperto. Si è discusso anche a palazzo Chigi su dove collocare l’asticella. Anche il ministro della Salute Roberto Speranza ha tirato fuori il tema del Mes. Alla fine si è deciso per uno scostamento da 25 miliardi. La discussione sul Fondo salva Stati, invece, è stata archiviata. Quaranta ore dopo quella discussione arriva la smentita, affidata a fonti del Tesoro: “Ovviamente per il bilancio dello Stato non esiste alcun problema di cassa”.

La nota del Tesoro

A sera una nota del ministero dell’Economia riferisce che “l’andamento delle disponibilità di cassa e la previsione dei saldi futuri sono del tutto in linea con le aspettative contenute nei documenti di finanza pubblica”. In un altro passaggio si sottolinea che “al momento, le previsioni dei saldi giornalieri fino alla fine dell’anno non mostrano alcun elemento di criticità, confermando la storica ampia disponibilità di cassa per far fronte a ogni scadenza o impegno futuro”. “Le disponibilità liquide del Tesoro nel 2020 sono vicine a quelle registrate lo scorso anno”, aggiunge il Tesoro. “I segnali che vengono dalle aste dei titoli pubblici confermano la fiducia dei mercati”, si legge in un altro passaggio del comunicato.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.