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Messo fieno in cascina per le stagioni meno confortevoli

Gaetano Evangelista
·2 minuto per la lettura

Il pallino è in mano alle medie e piccole capitalizzazioni, nostro cavallo di battaglia da alcuni mesi: il Russell 2000 strappa un nuovo massimo storico, raddoppiando di valore dal minimo di marzo. Il “RUT” si concede persino il lusso di passare ora a condurre.

Sembra tutto sin troppo facile; ad un certo punto quasi sospetto. I mercati azionari concedono il consolidamento atteso nella prima decade di dicembre, prima di sprintare nuovamente verso l’alto. Persino Piazza Affari, su cui iniziamo a nutrire qualche riserva, reagisce egregiamente dopo il segnale di ripartenza (Landry TRIN Reversal) di lunedì sera.

Il pallino però è in mano alle medie e piccole capitalizzazioni, nostro cavallo di battaglia da alcuni mesi, e su cui ci siamo soffermati giusto ieri: il Russell 2000 strappa un nuovo massimo storico, raddoppiando di valore dal minimo di marzo. Il “RUT” si concede persino il lusso di passare ora a condurre: con un saldo del +17.5% fa ora meglio dello S&P500, fermo ad un pur generoso +14.3%. Se la performance del “500” era viziata dal contributo determinante del FANG – come se una squadra sportiva dovesse rinunciare al suo campione più rappresentativo prima di scendere in campo contro le rivali... - di converso la performance delle medie e small cap è riflesso di una partecipazione corale al bull market.

Non che ci sorprenda. Quest’anno il nostro ADT11 è scattato ben due volte: agli inizi di giugno e ad ottobre. Si tratta di un segnale qualitativo che in tempi non sospetti ha raccomandato una sovraesposizione azionaria di cui godiamo i frutti. Complice una stagionalità prevedibilmente positiva: come segnalato due mesi fa, in presenza dei setup stagionali conseguiti ad inizio anno, l’ultimo trimestre è risultato positivo per Wall Street in ben 29 degli ultimi 33 anni in cui la configurazione delineata si è manifestata.

Senza andare troppo lontano, per le borse mondiali (ACWI) il trimestre in corso vanta una frequenza benigna dell’81%: la migliore fra tutte le possibili configurazioni di calendario. Difficile non essere bullish in simili circostanze. Tutto fieno messo in cascina per quando le borse saranno meno facilmente prevedibili.

Ritornando all’Italia, il mercato dei Credit Default Swap riflette bene la preferenza per il rischio che adesso contagia tutti gli investitori. Ieri il CDS a 5 anni (serie 2014) è sceso sotto i 100 punti base: un evento evidentemente piuttosto raro, che testimonia i progressi del nostro merito di credito. Il rapporto di oggi mostra i precedenti analoghi registrati nell'ultimo lustro: una casistica che fa senz'altro riflettere.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online