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Metaverso: quali sono i rischi per la nostra psiche?

·2 minuto per la lettura

La presenza, in quanto presenza dell’Altro, che può ulteriormente accentuare i processi di proiezione, presenti già nella realtà virtuale, anche aumentata, quale sperimentiamo adesso. La possibilità di variare, in una sorta di mondo parallelo alla realtà fisica, la propria identità, secondo lo status contingente, comporta, di necessità, la variabilità dell’Altro e della relazione con l’Altro, comporta la variabilità della comunicazione, del chiedere e del rispondere.

L’immersione in uno spazio virtuale che tridimensionalmente replica il mondo reale, fino a percepire fisicamente sensazioni, positive e negative, movimento e immobilità, suoni e silenzi, pur restando nella propria stanza, pone la questione del corpo, proprio e altrui, come componente ineliminabile del senso di identità, della sua continuità, della sua centralità, della sua funzione organizzatrice. Pone la questione della corporeità Altra, ricollegandosi al punto precedente della presenza. I sensi vengono attivati, coinvolti, prescindendo dagli stimoli che vanno, lungo una scala di continuità, dalla gradualità più controllata all’esperienza estrema, oltre il limite.

In psicologia clinica, oggi, più che al tema dell’identità digitale, che potrebbe porsi nel caso delle possibilità di proiettare e proiettarsi totalmente nella propria identità digitale e nella sua variabilità, l’attenzione si centra su esperienze specifiche nel trattamento dei disturbi psichici. Problematiche caratterizzate da stress o fobie possono giovarsi di un intervento mediato da un elemento terzo, l’ambiente virtuale, lo stesso schermo del dispositivo, come elemento di rassicurante distanza e coinvolgimento non immediato. Contemporaneamente la presenza del terapista garantisce un contenimento ed un sostegno rispetto a reazioni psicofisiche non controllabili o temute dal paziente.

Metaverso: quali pericoli per la nostra psiche?

Un setting virtuale, in cui “essere li e non essere li”, la simulazione e la costruzione di situazioni e relazioni della realtà fisica in una realtà virtuale totalmente immersiva, non può che porre domande e sollecitare studi e ricerche. Nell’immediato, in generale, si oscilla tra l’aspettativa di poter fare tutto ciò che si fa nella realtà fisica (andare in ufficio, al negozio, incontrare gli amici, visitare un luogo e così via) al timore di trovarsi a vivere in un libro o in un film, immaginando.

Il riferimento, in queste notazioni, è alle aspettative di ulteriori evoluzioni di internet, al di la della realtà virtuale e aumentata che conosciamo ora; aspettative che sollecitano anche suggestioni letterarie, come il cyberspazio di Gibson, o filmiche, come il cult Matrix. Un mondo completo, verosimile, che replica il mondo reale, con l’ausilio di visori, bracciali, dispositivi vari.

Resta una domanda: come, dove, da parte di chi, si potrà, dovrà, definire il limite?

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