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Migliora il quadro sul Petrolio. Il mercato teme la geopolitica

Giuseppe Sersale
 

In una giornata in cui il petrolio ha chiuso in rialzo del 12.8% (il Brent europeo del 14.6%), a causa di un incidente in grado di causare anche problemi sul fronte geopolitico, chi non avrebbe firmato, ieri, per vedere l’S&P 500 perdere appena lo 0.3%?

Certo, bisogna considerare che, ad attutire l’impatto sugli indici generali ha contribuito anche il +3.3% del sottoindice OPil & Gas. Detto questo, non si può certo parlare di reazione scomposta dei mercati.

Peraltro, stanotte in Asia il mood è rimasto  opaco. Colpa dell’azionario cinese, che ha messo in scena un robusto scivolone. Una reazione eventualmente dovuta in parte al  quadro macro: un impatto ritardato dei brutti dati di ieri, ai quali si è aggiunto oggi il report sui prezzi delle case nelle principali 70 città, dai toni relativamente deboli. Il numero di città  in cui i prezzi sono saliti, 55 è il più basso da 18 mesi. Il tasso di crescita medio anno su anno ha rallentato al 9.1% dal 10.1% di luglio. I dati hanno pesato sulle immobiliari.

Su Hang Seng e HSCEI, inoltre possono aver gravato aspettative di sanzioni da parte degli USA, visto che oggi è prevista l’audizione al Senato dell’attivista Joshua Wong.

Sul fronte trade, notizie contrastanti, infine. Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i suoi sherpa arriveranno questa settimana a Washington per preparare il terreno per gli incontri di inizio ottobre. Lighthizer avrebbe però dichiarato che “c’è molto lavoro da fare” per ottenere un accordo, e che sebbene i cinesi abbiano ripreso a comprare prodotti agricoli USA, appianare le divergenze è “una sfida straordinaria”.

Per contro, Trump ha dichiarato che l’amministrazione ha raggiunto un parziale accordo commerciale con il Giappone, che eviterà l’imposizione di dazi sulle auto. Tokyo ha reagito positivamente restando sostanzialmente sui livelli di venerdì, nonostante ieri fosse chiusa, e il Giappone sia un forte importatore di greggio. Tra gli altri indici altra batosta per l’India, tra i principali importatori di oil, di cui importa i 2/3 del fabbisogno. Dovesse l’impennata dimostrarsi temporanea, come mi attendo personalmente, quì si sta aprendo un’opportunità.

L’apertura europea ha avuto ancora un tono incerto, nonostante il moderato ritracciamento del petrolio in mattinata. Gli asset italiani hanno guardato con nervosismo alla decisione di Renzi di uscire dal PD, separando i gruppi parlamentari. L’ex premier ha rassicurato Conte che non farà mancare il suo supporto, ma ovviamente il mercato si chiede fino a quando, visto che le sorprese non sono mancate, ne recentemente ne in passato. E ovviamente la prima sfida per l’esecutivo appena nato è il varo di una legge di stabilità complessa, con Salvini all’opposizione a fare il controcanto.

Sta di fatto che oggi lo spread BTP –  Bund ha messo a segno l’allargamento più ampio (7bp) dal giorno in cui Salvini ha tolto il supporto al Governo (9 agosto).

Qualche notizia anche sul fronte Brexit. Nella giornata in cui la Corte Suprema UK inizia l’esame della sospensione del Parlamento da parte di Johnson (3 giorni per la decisione), il Premier ha dichiarato che la Gran Bretagna potrebbe essere costretta a lasciare l’EU senza un accordo, perchè i tempi sono stretti. Ha aggiunto che in ogni caso la Brexit avverrà il 31 ottobre, anche se il Governo rispetterà le leggi, una dichiarazione che non spiega come farà a eludere l’obbligo di chiedere un estensione in assenza di un accordo il 19 ottobre. Comunque, dovesse la Corte Suprema imporre la riapertura del Parlamento, la pressione sull’esecutivo aumenterà. Le indiscrezioni sul  primo giorno di discussioni indicano che i favorevoli alla riapertura sembrano in vantaggio. La Sterlina ha recuperato terreno in giornata, dopo  la debacle di ieri.

Sul fronte macro, in Europa la Zew survey di Settembre ha indicato un peggioramento della situazione coincidente in Germania (-19.9 da prec -13.5 e vs attese per -15), ma le aspettative sono migliorate  (-22.5 da prec -44.1 e vs attese per -38) una circostanza che ci avevano già  rivelato i mercati, con la salita dell’azionario e dei tassi.

Migliore delle attese anche la produzione industriale US di agosto (+0.6% da prec -0.1% e vs attese per +0.25). Un buon report, in cui la forza è risultata ben distribuita tra le categorie.

Ma, ad attirare l’attenzione degli investitori oggi erano altri fattori, ovvero il petrolio e i tassi di interesse a breve.

Riguardo il primo aspetto, il greggio ha ritracciato pesantemente nel pomeriggio, in seguito ad un report di Reuters secondo cui l’Arabia sarebbe in grado di ripristinare il grosso della produzione in 2/3 settimane (SAUDI OIL OUTPUT WILL RETURN TO NORMAL LEVELS QUICKER THAN INITIALLY THOUGHT – TWO SOURCES BRIEFED ON SAUDI OIL OPERATIONS ) . Naturalmente i problemi non finiscono con il recupero della capacità produttiva. Il Pentagono starebbe preparando un report sulle responsabilità dell’attacco, e circolano indiscrezioni che sarebbero stati individuati siti iraniani da cui è partito l’attacco (U.S. IDENTIFIED IRAN LOCATIONS WHERE MISSILES WERE LAUNCHED:CBS MICHAEL AGAISSE).

Alcuni interpretano il silenzio di Trump come segnale che gli USA stanno elaborando una qualche reazione. Che il mercato sia in allerta, lo si nota un po’ dalla forza dei metalli preziosi ed in parte da quella del treasury.

Riguardo i tassi di interesse, tra ieri sera e stamattina molti operatori hanno sottolineato l’impennata dei tassi sui pronti contro termine overninght (arrivati al 7/8%), apparentemente dovuta ad un deficit di liquidità seguito a un eccesso di emissioni, coincidente con il periodo di pagamento delle imposte per i corporate. L’esplosione dei tassi repo è riverberata sui fed funds, mandandoli oltre la banda di oscillazione, fino al 2.45%  e dando a tutti l’impressione di uno squeeze di liquidità in $ (circostanza che ha sicuramente contribuito al rally del biglietto verde tra ieri e stamattina).

Ora, la vigilia del FOMC non è certo il momento adatto per dare ai mercati l’impressione che la Fed stia perdendo il controllo sui tassi monetari. Così la Fed di New York è intervenuta con un repo straordinario di 75 bln, dei quali ne sono bastati 53 per saziare la sete del mercato. Nella mia esperienza, laddove non esistano problemi di solvibilità, l’unico caso un cui una banca centrale permette un inasprimento delle condizioni di funding è quando lo cerca. Non può avvenire in seguito ad una necessità improvvisa o un incidente.

Le chiusure europee vedono variazioni marginali per i principali indici (Milano un po’ peggio per i citati sviluppi politici). L’attenuazione dello stress sul funding ha indebolito il Dollaro e ridato supporto ai Treasury, che si giovano anche delle citate tensioni geopolitiche. In Eurozone invece i rendimenti recuperano qualcosa di quanto ceduto ieri. In generale, l’attesa per il FOMC di domani sta tenendo i mercati azionari in equilibrio, a prescindere dalle news.

Domani sera, Powell non è in una situazione facilissima, con il mercato che sconta con certezza un taglio e una probabilità modesta ma non marginale (14%) che sia di 50 bps. Inoltre, abbiamo almeno un altro taglio prezzato entro fine anno e altri 2 nei 18 mesi successivi. Sulla carta, gli ultimi dati usciti non giustificano stance particolarmente accomodanti.

Ciò detto, per evitare di deludere troppo il mercato (e il Presidente!)  Jay si può aggrappare alla debolezza del manifatturiero, e agli indubbi rischi per il ciclo imposti dall’escalation sul trade.

Alla fine il FOMC opterà a mio parere per tagliare 25 bps  e lasciare la posta aperta ad ulteriori mosse, indicando che farà quanto basta per sostenere il ciclo, e che, nel dubbio, quando si ha poco margine di manovra, è meglio agire con decisione.

Mai sottostimare la capacità di una Banca Centrale di superare le attese del mercato in direzione dovish.

Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online