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Migranti, parroco Lampedusa: "Non chiamatela emergenza, da politica solo propaganda"

·2 minuto per la lettura

"Ho visto uomini e donne molto provati, c'erano anche dei bambini. Tutti nei loro corpi portavano i segni della sofferenza". A dirlo all'Adnkronos è don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, che lunedì insieme ai volontari della parrocchia San Gelardo, ha portato acqua, succhi di frutta e coperte termiche ai migranti rimasti per ore sul molo Favaloro prima di essere trasferiti nell'hotspot di contrada Imbriacola, al collasso dopo la raffica di arrivi che ha portato sulla più grande delle Pelagie oltre 2mila persone. Un flusso consistente ma non inaspettato secondo il parroco. "Con l'arrivo del bel tempo le partenze aumentano - dice -, è un fenomeno che si ripete puntuale ogni anno, eppure ancora ci si ritrova impreparati, colti alla sprovvista da qualcosa che non si può chiamare emergenza a meno di non volersi sottrarre alle proprie responsabilità".

Immagini, quelli dei migranti ammassati sul molo, che colpiscono dritte al cuore. "Qualcuno cercava di riparo dal sole sotto i cartoni, qualcun altro tentava di dormire in mezzo ai rifiuti. Chiedevano acqua, erano assetati, e camminavano a piedi scalzi tra la sporcizia". Stipati in una striscia di cemento in condizioni igienico-sanitarie disumane. "Sul molo ci sono solo due bagni, molto sporchi già prima degli ultimi sbarchi perché nessuno ne cura la pulizia", racconta. Sui social il prete ha postato le immagini delle bottiglie di plastica piene di urina e sotto ha scritto: "Governo dei migliori vergogna".

"Centinaia di persone. Sarebbero bastati anche solo cinque italiani lasciati in quelle condizioni per poche ore a suscitare lo sdegno di un'intera nazione". E ancora: "Manca la volontà politica di affrontare il fenomeno - conclude don Carmelo -. Lo si tratta da un punto di vista economico, sanitario, di sicurezza, ma mai si lavora a un'accoglienza vera. Nessuno propone soluzioni, vedo solo tanta propaganda".

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