Mini spinta dagli Usa, occupati salgono di 155 mila unità

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La raffica di dati macro Usa, seppur tanto attesa, riesce solo in parte risollevare i listini del Vecchio Continente che restano contrastati. Il Ftse Mib avanza di un timido 0,03% a 16.917 punti, l'Ibex dello 0,31%, il Dax (Xetra: ^GDAXI - notizie) dello 0,08% e il Ftse 100 (FTSE: ^FTSE - notizie) dello 0,47%. Resta fuori dal coro Parigi che cede ancora lo 0,06%. Gli operatori, infatti, continuano a valutare il tono da falco degli ultimi verbali del Fomc e restano cauti.

Gli occupati negli Usa sono saliti di 155 mila unità a dicembre, oltre l'atteso incremento di 150 mila unità. A novembre gli occupati erano aumentati di 161 mila unità (dato rivisto dalle precedenti +146 mila unità). Nel settore privato la crescita è stata di 168 mila unità e di 109 mila unità nel comparto dei servizi alla produzioni, contro un calo di 13 mila unità nel settore della pubblica amministrazione, di 10 mila unità nell'edilizia e di 11 mila unità nelle vendite al dettaglio. Il tasso di disoccupazione è rimasto invece fermo al 7,8%, in linea con le attese, mentre quello di novembre è stato rivisto al rialzo dal 7,7% al 7,8%.

Per Paul Ashworth, economista di Capital Economics, il quadro generale del mercato del lavoro resta opaco e, se la situazione resterà tale per il resto dell'anno, sarà difficile vedere la Fed ridurre o fermare il QE3 come alcuni suoi funzionari attualmente sperano. A suo avviso il dato forse è migliore di quanto sembra, visto che le imprese erano probabilmente nervose nell'assumere a causa dell'incombente fiscal cliff.

E proprio quest'ultimo torna a preoccupare soprattutto per le due scadenze cruciali che arriveranno fra la fine di febbraio e il 1 marzo, ovvero le decisioni che dovranno essere prese sui tagli alla spesa e l'aumento del tetto del debito. Argomento questo che sarà al centro delle trattative fra il Congresso e l'amministrazione Obama visto che il debito al 2 gennaio ha toccato i 16.393 miliardi di dollari avvicinandosi alla soglia legale dei 16.400 miliardi. Il tetto dovrà quindi essere aumentato per evitare un ritardo nei pagamenti, ma lo scontro su questo tema è costato nel 2011 agli Stati Uniti il downgrade da parte di Standard & Poor's, che ha tolto la tripla A.

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