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Mise blocca ristrutturazione debito Tirrenia. Compagnia convinta: "Giorgetti non farà finire così"

·2 minuto per la lettura

"Dopo che Cin ha raggiunto un accordo con il creditore chirografario (ovvero privo di garanzie) Tirrenia in As, che prevede un soddisfacimento dell’80% del credito dovuto insieme alla concessione di garanzie ipotecarie, a fronte di una percentuale di recupero del suo credito quasi nulla e senza alcuna garanzia in caso di procedure alternative, il Mise blocca sorprendentemente la ristrutturazione del debito di Cin nei confronti di Tirrenia - pretendendo l’inserimento di clausole che sono state ritenute chiaramente illegittime da coloro che dovranno convalidare il piano". E' quanto afferma Tirrenia in una nota.

"L’incredibile sorpresa - riferisce la compagnia - è arrivata dopo aver negoziato per giorni i termini e le clausole contrattuali. La trattativa si è interrotta per l’imposizione di ulteriori sei richieste pervenute direttamente dal Ministero solo nella notte che precedeva l’udienza del 6 maggio scorso presso il Tribunale di Milano. Delle sei ulteriori richieste, quattro sono state prontamente accettate, mentre le ulteriori due non sono accoglibili perché presentano oggettivi profili di illegalità e quindi di inattestabilità, come peraltro comunicato immediatamente dallo stesso attestatore sia al Tribunale di Milano, sia ai Commissari di Tirrenia in As e successivamente allo stesso Ministero".

"Anche per evitare sorprese dell’ultimo momento in una vicenda così delicata ed importante - basti pensare che dall’esito della stessa dipende il futuro di seimila lavoratori e seimila famiglie-, negli ultimi dieci giorni è stata più volte chiesta da Cin la convocazione, alla presenza dei Commissari, di un tavolo per un confronto diretto con il Mise", sottolinea Tirrenia.

"Sul punto non è mai arrivata alcuna risposta, cosa del tutto inspiegabile e paradossale ove si pensi che proprio per la posizione assunta dal Ministro i Commissari di Tirrenia in As, i loro consulenti legali e finanziari affermano di non poter procedere alla modifica delle due clausole ed alla successiva firma dell’accordo, perché vincolati ad un’autorizzazione del Ministro medesimo, che impedisce loro di finalizzare la già avvenuta negoziazione delle stesse. Un insostenibile paradosso - prosegue Tirrenia - che tanto evoca i mali della burocrazia all’italiana i cui effetti però non potranno che essere nefasti. Proprio ed anche per tali ragioni non possiamo credere che il Mise ed il Ministro affossino deliberatamente la prima infrastruttura italiana sul mare".

"Non vogliamo davvero pensare che possa finire così. Il Ministro Giorgetti è riconosciuto come persona seria e capace e siamo convinti - evidenzia la compagnia - che non farà finire così le cose, salvo che dietro questa storia non si nascondano fatti e circostanze a noi ignote ma che se ci fossero dovrebbero essere necessariamente di pubblico dominio, quantomeno nel rispetto di un ovvio principio di trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, dei cittadini e dei lavoratori direttamente coinvolti in questa storia, anche per tacitare le malelingue che stanno diventando sempre più forti e presenti in questa vicenda".

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