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Misurare una recessione

Francesco Simoncelli
 

L'uso del PIL nominale, o PIL aggiustato all'IPC, come guida principale per capire lo stato in cui versa un'economia è un errore comune che alla fine si rivelerà molto costoso. Convinti che il PIL misuri il progresso economico, gli statistici hanno soppresso le prove dell'inflazione dei prezzi, dando l'illusione di una crescita economica. I policymaker sembrano inconsapevoli del fatto che stanno danneggiando le persone comuni e le loro attività commerciali, fino a quando poi un collasso economico e monetario diventerà inevitabile. Questo articolo illustra come le autorità utilizzano il PIL e l'IPC per nascondere il deterioramento reale di un'economia.

Quando un'economia passa dalla fase di espansione a quella di contrazione, i primi segni sono un inaspettato aumento delle scorte di beni invenduti, accompagnato e seguito da indagini commerciali che indicano un generale ammorbidimento della domanda. Per i monetaristi ciò è spesso confermato da una curva dei rendimenti invertita, che dice loro che a margine i tassi a breve termine impostati dalla banca centrale stanno diventando troppo alti per le condizioni aziendali.

Questa era la posizione che aveva assunto il decennale degli Stati Uniti meno il biennale alla fine di agosto, poi questa misura, che viene spesso presa inconsiderazione per prevedere le recessioni, è tornata leggermente positiva. Un sentimento generalmente negativo, alimentato principalmente dall'escalation della guerra commerciale tra America e Cina, aveva avvisato gli investitori di un rallentamento del commercio internazionale, inducendoli a credere che l'economia americana si sarebbe indebolita insieme a tutte le altre. È logico che le statistiche debbano ancora riflettere il rallentamento globale dell'economia statunitense, visto che è ancora sostenuta dal credito al consumo. L'economia tedesca, che è guidata dalla produzione piuttosto che dal consumo, è forse una guida migliore ed è già in recessione.

Dopo uno stop iniziale, è comprensibile una piccola ripresa del sentimento degli investitori, pensando che le prospettive negative forse erano esagerate. Ma dobbiamo guardare oltre, perché la storia ci mostra che la combinazione di un picco nel ciclo del credito ed i dazi può essere economicamente letale. Un breve ritorno ad una curva dei rendimenti positiva non significa essere usciti dai guai. Potrebbe esserci un'ulteriore espansione monetaria, ma quando finirà ed i lavori torneranno ad essere minacciati, non vi è dubbio che le banche centrali arroventeranno ancor di più le stampanti monetarie.

I mercati sono diventati così dipendenti dall'espansione monetaria che l'ipotesi standard è che un'economia sarà sempre salvata dalla recessione grazie alla politica monetaria, e inoltre che l'inflazione monetaria le impedirà di rallentare. Lo vediamo nella performance degli indici dei mercati azionari, che riflettono un ottimismo perpetuo.

C'è un ulteriore problema: nonostante l'aumento dei fallimenti, la disoccupazione e le indicazioni negative nelle indagini sulle imprese, potrebbe non esserci alcuna prova statistica di un crollo imminente. La ragione è che abbiamo a che fare con una combinazione di denaro fasullo e statistiche che semplicemente non sono adatte per misurare qualcosa. Il denaro e il credito sono scoperti e una volta espansi dal sistema bancario vanno a svalutare la quantità di denaro esistente; se questa politica continua nel tempo, allora andrà ad impoverire tutti i risparmi, i salari ed i profitti che non aumenteranno in simultanea con la quantità di denaro.Infatti lo scopo ufficiale dell'espansione monetaria e del credito è convincere gli attori economici che le cose vanno meglio di come stanno realmente e stimolare quindi i loro spiriti animali. Pensereste che dopo anni e anni di questa politica le persone ormai avranno capito la frode della svalutazione, ma come disse Keynes, l'architetto di tutto ciò, neanche un uomo su un milione capisce il denaro e in questo ha avuto ragione.

Per cinque anni la BCE ha applicato tassi d'interesse negativi sulle riserve delle banche commerciali e queste ultime le hanno pagato €21,4 miliardi di interessi sui depositi. Da quando ha introdotto tassi d'interesse negativi, la BCE ha iniettato nell'economia dell'Eurozona circa €2.700 miliardi, aumentando del 61% M1, la misura più ristretta della quantità di moneta. Tutto ciò è andato a sostenere le finanze dei governi dell'Eurozona.

L'effetto sull'offerta di moneta più ampia, che include il credito bancario, è stato quello di aumentare M3 del 30%. Lungi dallo stimolare l'economia, si tratta di una rapina alla luce del giorno perpetrata a danno dei risparmi di tutti e dei depositi bancari. È una tassa sul potere d'acquisto dei salari.

La BCE non è la sola, perché da quando la Lehman è fallita le principali banche centrali hanno aumentato collettivamente i loro bilanci da $7.000 miliardi a $19.400 miliardi, un aumento del 177%. La maggior parte di questa espansione monetaria è servita ad acquistare titoli di stato, fornendo una fonte di denaro ai governi deboli. Lo scopo della stampa di denaro è sempre quello di finanziare la spesa pubblica, non di stimolare o allentare le condizioni per il settore privato.

A causa del diluvio di nuovo denaro, i rendimenti sul debito pubblico sono stati abbassati dando ai loro possessori, principalmente le banche, un piacevole profitto in conto capitale. Ma questo non è lo scopo di tutta questa grandezza monetaria, che invece è permettere agli stati di prendere in prestito a tassi estremamente ridicoli e incoraggiare le banche ad espandere il credito a favore dei loro governi. Basta ascoltare i banchieri centrali che ora incoraggiano i governi a cogliere l'occasione per allentare la politica fiscale, estendere i loro debiti e prendere in prestito ancora di più.

Le banche centrali fingono che tutti questi benefici non abbiano alcun costo per nessuno. Sfortunatamente non esiste un moto perpetuo di creazione del denaro e qualcuno alla fine ne paga il prezzo. Chi? Il salariato ed il risparmiatore, e chiunque altro con depositi presso una banca. Vengono anche derubati dell'interesse composto che i loro fondi pensione avrebbero altrimenti ricevuto. Infatti i pianificatori monetari centrali, per mascherare la loro truffa ai danni di queste categorie, ci dicono che sono proprio loro i beneficiari dell'aumento continuo dei prezzi nei loro acquisti quotidiani.

I tentativi di misurare i presunti benefici dell'inflazione sul grande pubblico sono a loro volta disonesti, poiché l'aumento reale dei prezzi viene nascosto nei calcoli ufficiali dell'inflazione dei prezzi. Le prove represse dell'aumento dei prezzi vengono quindi applicate alle stime del PIL per renderle "reali" e queste statistiche ufficiali sono considerate come vangelo sia dai commentatori economici che dagli investitori.

Non possiamo conoscere il costo economico accumulato dai vari cicli d'inflazione monetaria, perché tutte le statistiche ufficiali si basano sulla menzogna che il denaro sia una costante, quando in realtà è diventata la più grande variabile nella vita di tutti. Il trasferimento di ricchezza da tutti i consumatori attraverso la svalutazione monetaria è un atto di impoverimento.

Il prodotto interno lordo è un inganno

L'inventore delle statistiche nazionali, Simon Kuznets, è stato cauto nel togliere dal contesto il prodotto nazionale lordo (e quindi il suo successore, il PIL). La sua unica funzione è come strumento di contabilità del governo, non indicatore del progresso economico. Il progresso non può essere misurato e viene espresso dalle esigenze future degli individui alla continua ricerca di prodotti nuovi e migliori.

Come strumento di contabilità del governo, il PIL tenta di misurare il valore totale delle transazioni finali in un'economia. La Legge di Say ci dice che guadagniamo soldi per comprare le cose che non facciamo noi stessi. Per facilitare la trasformazione della nostra produzione in consumo, utilizziamo il mezzo di pagamento: il denaro è lo stoccaggio temporaneo del nostro lavoro tra produzione e spesa. Pertanto, supponendo per il momento che non vi siano ulteriori soldi che vengono iniettati nell'economia e nessun cambiamento nelle nostre abitudini di risparmio, il PIL non è altro che il totale degli utili e dei profitti di tutti.

Questa è ovviamente un'affermazione semplificata, ma a parità di condizioni dovrebbe essere chiaro che con una quantità costante di moneta e credito il PIL stesso sarà costante. Non aumenterà, né diminuirà.

Aggiustare il PIL in base all'inflazione monetaria

Ora supponiamo che vi sia un'espansione della quantità di denaro e credito. Questa può solo diventare un'aggiunta ai guadagni e ai profitti di tutti, alcuni dei quali si rifletteranno nell'aumento dei prezzi e altri in deficit della bilancia commerciale. Il PIL nominale non può dirci nulla sulla perdita del potere d'acquisto della valuta, ma dovremmo aggiustare il PIL all'aumento del denaro e credito per ottenere una cifra valida. Ma il PIL include le esportazioni e non le importazioni, quindi dobbiamo catturare anche l'eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni. Questo perché l'espansione monetaria "sfugge" per tradursi in un deficit nella bilancia commerciale, supponendo che non vi sia un aumento corrispondente nel livello generale del risparmio dei consumatori. Il Grafico 1 ci mostra il PIL americano aggiustato all'incremento del denaro e del credito e gli effetti sulla bilancia commerciale.

Mentre il PIL nominale &egr Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online