I negozi dove la moda si vende al chilo

Apre l’1 dicembre il Temporary shopping cheap&chic&philantropic dove un kg di t-shirt costa 60 euro

Immaginate un negozio in cui potete comprare magliette al chilo. E ancora: pantaloni, camicie, cravatte, tutto con la stessa formula. E per lo più in versione low cost (tipo un kg di t-shirt al costo di  60 euro, circa 8 euro a maglietta). E immaginate che la cosa non finisca lì, con l’acquisto intelligente e abbordabile, ma che in quel negozio possiate trovare un supporto per le vostre idee.

Un supporto morale, di competenze ma anche… economico. Uscite fuori dalla sfera dell’immaginazione e sarete in una realtà che aprirà il primo dicembre a Ranica, provincia di Bergamo, dove 7 amici inaugureranno il Temporary shopping cheap&chic&philantropic.

Di negozi simili è capitato di vederne anche in centro a Milano, come ne esistono in altre città (Parigi, ma anche Verona e altre città italiane), ma quello che colpisce di questo, è che il fine non è tanto quello “commerciale”, ma quello di dare vita a un progetto che… crea altri progetti. Un negozio che farà sì beneficenza, ma investirà i guadagni (al netto delle spese) nella cosiddetta “beneficienza non passiva”.

“Ha presente la storia dell’insegnare a pescare o del dare il pesce a chi ha bisogno? Noi vogliamo insegnare a pescare ”, mi dice Beppe Cusmano. Lui, assieme a Luigi Santo Sofisti, Saverio Di Fresco, Mauro Tebaldi, Giuseppe Allegrini, Daniele Adami e Ottone Mesti fa parte del direttivo dell’ Associazione Terra Uomo (il sito www.terrauomo.com sarà attivo tra poche settimane), da loro creata. Se pensate che questo è il loro unico lavoro, siete lontani dal vero. Nella vita fanno altro: operai, direttori di banca, muratori, liberi professionisti, commercianti  ecc…

Allora, chi ve l’ha fatto fare?
E perché creare un negozio del genere?
“Noi siamo tutti amici e ogni 15 giorni, da 20 anni a questa parte, ci riuniamo al circolo filosofico dove parliamo di varie cose, tra cui di questa crisi che appunto può essere davvero un’opportunità per creare qualcosa di buono. Ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare in concreto, come spendere le nostre competenze acquisiste in anni e anni di lavoro per aiutare gli altri e siamo arrivati alla creazione del negozio di abbigliamento. Chi viene da noi non è solo un consumatore, ma fa anche una sorta di un salto culturale . Ossia porta in negozio le sue idee, per cambiare il territorio, ma non solo. Non vogliamo creare una catena corta, ma uno scambio: i soldi che il negozio produce li vogliamo rigirare su progetti altrui di giovani, ma non solo ”.

E perché partire dai vestiti?
“A dire il vero, è solo uno dei tanti progetti e all’inizio avevamo pensato di creare un fondo agricolo-etico, ma per questo ci vorrà un po’ di tempo. Uno dei nostri soci fondatori è un commerciante di lungo corso e per noi il negozio di abbigliamento era la cosa più facile da realizzare. Proprio perché vogliamo sia un punto di partenza abbiamo scelto la formula del temporary shop per 3 mesi (che dovrebbe essere aperto anche la domenica almeno a dicembre) e poi vediamo come va. Non abbiamo abbandonato del tutto l’idea “agricola” e infatti l’arredamento portante sarà costituito da stand costruiti con fieno e il negozio stesso avrà i colori della terra”.

Come funziona invece  la vendita al chilo e che tipo di abiti saranno disponibili?

“Avremo abiti anche di grandi marche americane, che compriamo in stock da negozi che stanno chiudendo per questo i prezzi non saranno molto alti. Così come abiti usati e indumenti di altro tipo. Ci saranno poi articoli per cui sarà lo stesso acquirente a decidere il prezzo in modo da porsi il problema di coscienza che ciò che compra può servire a dare una mano a realizzare progetti. I consumatori potranno pesare gli abiti sia con la bilancia tradizionale che con quella elettronica”.


Approfittare di negozi in chiusura - quindi di chi perde il lavoro - però non ha molto a che fare con la solidarietà…
“Sicuramente non è bello, anche se non dipende da noi, ma almeno la loro chiusura può trasformarsi in qualcosa di positivo”.

Avete avuto supporto per questa iniziativa?
La metà di quello che ci serviva ci è stata regalata, come l’assicurazione del negozio, i volantini e lo stesso sindaco era entusiasta. Si tratta di gente del posto che ha letto lo statuto dell’associazione e ne condivide i propositi”.

Ma se io vengo in negozio senza un’idea e mi limito ad acquistare va bene lo stesso?

“Certamente, è una scelta. Ma se su 100 persone che entrano in negozio ad acquistare, ce ne saranno anche solo 10 che condivideranno le loro idee e che magari faranno passaparola, be’, avremo raggiunto il nostro obiettivo: creare qualcosa che genera un altro qualcosa e così via”.

Una rubrica pensata per chi pensa che la frugalità sia un valore; per chi è sempre alla ricerca di nuove idee per risparmiare; per chi vuole scoprire il punto di vista e le sfide di chi vive bene anche con poco.