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Morti da antibiotico-resistenza: evitarle si può


L'Italia è prima in Europa per numero di morti a causa dei cosiddetti superbatteri. Dei 33mila decessi che avvengono in tutta l’Unione europea ogni anno, infatti, circa un terzo delle vittime (33.110) si registra nel nostro Paese. E' quanto comunica l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) in occasione della Settimana Mondiale per l'uso consapevole degli antibiotici dal 18 al 24 novembre.

Gli 8 batteri resistenti

Spiega l'Iss sul proprio sito: In Italia, nel 2018, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto batteri sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) "si mantengono più alte rispetto alla media europea, pur nell'ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti".

Il calo c’è stato, ma solo ultimamente. Prima della riduzione, la proporzione di infezioni resistenti agli antibiotici è cresciuta da 17% nel 2005 a 30% nel 2015 e, scrive l'Ocse, potrebbe raggiungere il 32% nel 2030, "se il consumo di antibiotici, la crescita demografica e la crescita economica dovessero continuare a seguire gli stessi trend". E così, entro il 2050, l’antibiotico resistenza potrebbe uccidere addirittura 10 milioni di persone all’anno.

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Le cause della resistenza

Tra le cause principali all'antibiotico resistenza ci sono: l'eccessiva somministrazione di antibiotici ai pazienti - ma anche agli animali da allevamento (gli stessi animali di cui poi ci nutriamo) - e la poca frequenza con cui ci laviamo le mani. I batteri diventano così sempre più forti e, anche quando colpiti da una farmaco, ne imparano a contrastare l'effetto, che diventa quindi inefficace.

“Gli antibiotici sono farmaci salvavita e la loro scoperta è tra i più importanti progressi del XX secolo. Tuttavia, si accumulano dati che dimostrano che l’uso improprio degli antibiotici è diffuso in tutti gli ambienti sanitari - spiega Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino - L’utilizzo eccessivo e spesso non appropriato di questi farmaci ha portato all’apparizione e alla diffusione di batteri resistenti e alla conseguente riduzione dell’efficacia di questi medicamenti”.

“Le resistenze agli antibiotici sono attualmente un problema diffuso su scala mondiale e una reale minaccia per la salute pubblica - aggiunge Rosa Prato, epidemiologa e coordinatore per la Puglia del Gruppo Tecnico regionale di monitoraggio del Piano Nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza 2017-2020 -. Per preservare l’utilità di questi farmaci salvavita, dobbiamo tutti usare gli antibiotici con saggezza. In particolare, i medici devono saperli prescrivere in modo appropriato, educando i loro pazienti e i colleghi all’uso corretto di questa risorsa medica sempre più scarsa”.


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L’etilometro nasale per cambiare l’approccio ai farmaci

Ma la tecnologia medica è riuscita intanto a sviluppare alcune soluzioni per prevenire l’eccessivo utilizzo di antibiotici. Tra queste, c'è anche un nuovo dispositivo creato da James Covington della Warwick University che, proprio come un etilometro nasale, prevede che il paziente soffi in un tubo per analizzare il campione e individuare poi i batteri. Non da ultimo, è in grado di capire se, per debellare questi batteri, è davvero necessaria l'assunzione di antibiotici.

L'obiettivo dell'etilometro nasale è quindi duplice: aiutare a ridurre le prescrizioni di antibiotici (i suoi creatori auspicano un 20% in meno) e mettere in guardia da malattie del tratto respiratorio. Va da sé che, se gli antibiotici vengono prescritti (e quindi consumati) meno, la loro vita si allunga, perché saranno più efficaci più a lungo se non se ne abusa.

Il dispositivo di Covington non è ancora sul mercato. "Per ora abbiamo raggiunto una precisione dell'80%", spiegano gli scienziati della Warwick University che per 18 mesi hanno lavorato su 1.112 partecipanti provenienti da sette ospedali tra Liverpool, Leicester, Cardiff, Edimburgo e Blackpool con infezioni delle vie respiratorie inferiori batteriche e non batteriche. Ma quando lo sarà, potrebbe davvero fare la differenza.