Mps, continuano gli scandali. Crolla il titolo in Borsa

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E' avvenuto tutto in poche ore. Dapprima, lo scandalo dei derivati che ha portato al crollo dei titoli in Borsa della Monte dei Paschi di Siena. Successivamente, la notizia delle dimissioni dall'Abi (Associazione Bancaria Italiana) del suo presidente, Giuseppe Mussari.
Dimissioni giunte proprio in seguito alle polemiche sulla vicenda dell'Mps, banca di cui Mussari è stato alla guida negli ultimi anni, e sulla cosidetta "operazione Alexandria".

Pubblicata su Il Fatto Quotidiano, "Alexandria" riguarda un'operazione di ristrutturazione del debito per centinaia di milioni di euro, avviata nel 2009 per ritoccare i conti, sottoscritto dalla Mps con la banca giapponese Nomura. L'accordo, rimasto segreto per anni, consisteva in questo: Mps scaricava sulla banca giapponese le perdite causate da un derivato, molto rischioso, sui mutui ipotecari, migliorando il suo esito di bilancio relativo al 2009. In cambio, l'istituto di credito senese avrebbe acconsentito al rimborso con la sottoscrizione di un asset swap della durata di 30 anni. Operazioni di per sè non illegali, a meno che non vengano comunicate ai vari organi di vigilanza e inserite nel bilancio. Cosa che non è stata fatta, così l'accordo segreto ha previsto una correzione nel bilancio 2012 di circa 220 milioni di euro.

Continua ad essere immersa in una nube tossica la storica banca senese: dopo le indagini, avviate la scorsa estate, relative al prestito Fresh di un miliardo, oggi la banca ritorna ad essere travolta dagli scandali e dalle indagini giudiziarie. Cose che fanno male alla Borsa: stamattina, dopo essere state sospese, le azioni sono crollate del -9%, travolte da un'ondata di vendite. Il titolo è riuscito a fissare un prezzo nell'asta di pre-apertura (0,25 euro) per qualche secondo, per poi essere di nuovo sospeso.

La situazione della banca si fa sempre più difficile. Già ad agosto, il governo Monti aveva avviato un piano di salvataggio per la Monte dei Paschi, con un finanziamento pubblico di 2 miliardi di euro. Una cifra che, sommata agli 1,9 miliardi dei Tremonti-bond ricevuti nel 2009, arriva a quota 3,9 miliardi elargiti dallo Stato.
Una soluzione bocciata a dicembre da Mario Draghi, presidente della Bce, contrario alla proposta Monti-Grilli di dare la possibilità alla Mps, in mancanza di liquidità, di pagare gli interessi sul prestito obbligazionario con nuovi titoli di debito, in alternativa all’assegnazione al Tesoro di azioni Mps. Unico paletto: che tale opzione sarebbe stata utilizzabile solo per gli interessi maturati nel 2012 e nel 2013, che secondo le stime ammontano a circa 550 milioni di euro. Arrivando così ad un debito nei confronti dello Stato di  circa 4,45 miliardi.