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Mps, motivazioni giudici su condanna Profumo-Viola: 'intenzione d'inganno, fornirono falso quadro al mercato'

Laura Naka Antonelli
·1 minuto per la lettura

E' "ravvisabile un'intenzione d'inganno (...), giacché tale era il fine che animava il nuovo management, ossia rassicurare il mercato in vista dell'incetta di denari che si sarebbe da lì a poco perpetrata con gli aumenti di capitale". Così nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso ottobre il Tribunale di Milano ha condannato a 6 anni Alessandro Profumo e Fabrizio Viola imputati come ex presidente ed ex amministratore delegato di Mps. Secondo i giudici "sussiste" anche un "ingiusto profitto, principalmente in favore della banca stessa, parsa navigare in migliori acque grazie al falso, che ne ha accresciuto la percezione di affidabilità". Ancora, "l'organismo di vigilanza ha assistito inerte agli accadimenti, limitandosi a insignificanti prese d'atto, nella vorticosa spirale degli eventi (dalle allarmanti notizie di stampa sino alla débâcle giudiziaria) che un più accorto esercizio delle funzioni di controllo avrebbe certamente scongiurato". "Il nuovo management" - si legge ancora nelle motivazioni - ha continuato con "la persistente rappresentazione a saldi aperti", fino a "fornire un falso quadro informativo al mercato, in merito alla reale sostanza delle operazioni" Alexandria e Santorini. I vertici non esitarono a usare "artifizi altamente sofisticati per indurre in errore la platea degli investitori, destinatari di comunicazioni sociali che sistematicamente sovrastimavano le principali voci di bilancio".