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Mps, Rivera (Mef): "Tante ipotesi possibili sul futuro ma Stato deve uscire da capitale"

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''Astrattamente tante sono le ipotesi che si possono fare sul futuro del Mps, ma qualunque sia l'ipotesi su cui s può ragionare, deve necessariamente contemplare che lo Stato non sia nel capitale della banca. Siamo nella banca in virtù si un aiuto di Stato e l'auto di Stato deve essere temporaneo. Siamo vincolati ad uscire''. Lo sottolinea il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, rispondendo alle domande dei parlamentari, in un'audizione congiunta delle Commissione Finanze di Camera e Senato sulla vicenda di Banca Mps.

''In conseguenza della oggettiva impossibilità di concludere nel momento attuale un'operazione di dismissione della partecipazione dello Stato in Monte dei Paschi di Siena, sono state avviate le interlocuzioni con Commissione Europea per ottenere una proroga che sia di durata adeguata e in questo momento non quantificabile. Il mantenimento 'sine die' dello Stato nella partecipazione di Mps non è uno scenario ipotizzabile'', sottolinea ancora Rivera.

Nel corso della sua audizione, Rivera ha evidenziato come sia "presumibile che si renderà necessario procedere ad un rafforzamento della struttura patrimoniale della Banca Mps mediante un'operazione che sappia convincere il mercato sulla base di un piano solido e credibile che dimostri che la banca saprà cogliere le opportunità che deriveranno dalla recisione degli impegni e risponda in modo rassicurante ai risultato degli stress test della Autorità bancaria europea. Ministero è pronto a sostenere l'iniziativa e fare la propria parte di azionista di controllo''.

Tornando sulla trattativa che si è conclusa con Unicredit, Rivera ha spiegato che "il Tesoro non era condizione di debolezza nella trattiva con Unicredit, avevamo una scadenza al 31 dicembre ma era nota. Noi dobbiamo cedere la quota a condizioni di mercato e se non ci sono non concludiamo''. 'Entrambe le parti, ha sottolineato, "hanno profuso il massimo impegno nel corso di tutto il negoziato con Unicredit nella ricerca di una convergenza. Tuttavia il lungo confronto sui numeri e le grandezze e le rispettive priorità ha chiarito che questo traguardo non poteva essere raggiunto né sul piano economico né su quello oggettivo''.

Per quanto riguarda la richiesta di proroga dei termini che scade al 31 dicembre a Bruxelles, Rivera ha spiegato che ''la proroga della Commissione Ue deve essere adeguata e ora non quantificabile. Noi crediamo che sia necessario discutere di una proroga congrua, ovvero con un lasso temporale sufficientemente lungo per porre in essere delle ulteriori azioni di rafforzamento della banca e di un miglioramento delle prospettive reddituali''.

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