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Mps, si sblocca decreto privatizzazione, Conte pronto a firmare - fonti

di Giuseppe Fonte
·2 minuti per la lettura
Il logo della Banca Monte dei Paschi di Siena a Roma
Il logo della Banca Monte dei Paschi di Siena a Roma

di Giuseppe Fonte

ROMA (Reuters) - Il premier Giuseppe Conte è in procinto di firmare il decreto che pone le basi per la privatizzazione di Mps, secondo due fonti governative.

Verrebbe così superato lo stallo originato dalle resistenze del Movimento 5 stelle, che spinge invece per rinegoziare con le autorità europee i termini di uscita dal capitale della banca.

Il ministero dell'Economia detiene il 68% del Monte dei Paschi dopo il salvataggio da 5,4 miliardi avvenuto nel 2017.

In base all'accordo con l'Antitrust europeo, l'Italia è tenuta a cedere la quota o a diluirla nell'ambito di una fusione al più tardi entro giugno 2022.

Le fonti riferiscono che Conte, impegnato a Bruxelles per il Consiglio Ue, firmerà il decreto nei prossimi giorni.

La partita si trascina da inizio agosto, quando il Tesoro ha chiesto a Palazzo Chigi di mettere il decreto all'ordine del giorno del primo consiglio dei ministri utile. [nL8N2FX3UP]

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha firmato il 7 settembre il provvedimento, che solo nei giorni scorsi è stato a sua volta formalmente firmato e trasmesso a Palazzo Chigi dal titolare dello Sviluppo, Stefano Patuanelli.

I parlamentari del Movimento 5 stelle chiedono di prendere tempo per evitare di svendere la partecipazione nel Monte, il cui valore è sceso a circa 1 miliardo in base alle attuali quotazioni di borsa.

Il Tesoro, tuttavia, non vede ragioni per prolungare la permanenza dello stato nella banca oltre il termine previsto, che secondo il decreto coincide con l'assemblea chiamata ad approvare il bilancio del 2021, al più tardi giugno 2022.

Via XX Settembre fatica comunque a trovare potenziali partner per la banca, su cui pesano richieste di risarcimento per circa 10 miliardi.

Il Tribunale di Milano ieri ha condannato a sei anni di reclusione l'ex presidente di Mps Alessandro Profumo e l'ex AD Fabrizio Viola al termine del processo di primo grado per falso in bilancio e aggiotaggio in relazione ai derivati Santorini e Alexandria, nel periodo tra il 2012 fino alla semestrale del 2015.

I 5 stelle considerano "inopportuna" una vendita dell'istituto senese a UniCredit dopo la designazione dell'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan alla presidenza del gruppo di Piazza Gae Aulenti.

Il decreto, formalmente un Dpcm, autorizza il Tesoro a completare entro fine anno l'operazione Hydra, che permette al Monte di deconsolidare circa 8 miliardi di crediti deteriorati tramite una complessa operazione con Amco, la bad bank di Stato.

La dismissione della quota pubblica, recita il testo, può avvenire "in una o più fasi", tramite un'offerta pubblica di vendita rivolta a investitori retail italiani, compresi i dipendenti di Mps, o istituzionali. Tra le opzioni, anche trattative dirette o operazioni straordinarie, incluse fusioni.

(In redazione a Milano Sabina Suzzi)