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Musolino: "Dopo crisi Covid sistema portuale veneto torna grande"

webinfo@adnkronos.com
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Una soluzione immediata per gli escavi dei canali portuali e per il conferimento dei sedimenti che permetta di ristabilire e mantenere una piena accessibilità nautica, una cabina di regia efficiente che consenta i traffici portuali anche quando gli scali di Venezia e Chioggia saranno ad accesso regolato per l’entrata in funzione del sistema Mose, una decisione politica che renda possibile la razionalizzazione del traffico crocieristico in laguna e che permetta di dar seguito al decreto Clini-Passera secondo le proposte economicamente e ambientalmente sostenibili avanzate già a partire dal 2017 dall’autorità, l’avvio dell’operatività della Zls in modo tale da sfruttare anche la realizzazione dei primi lavori di infrastrutturazione del nuovo terminal container Montesyndial. Queste le priorità immediate per i porti veneti delineate dal commissario straordinario Pino Musolino nel corso di una conferenza stampa che lo ha visto tracciare un bilancio del suo mandato al vertice dell’autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale e indicare una serie di direttrici di sviluppo degli scali lagunari.

Sviluppo che, secondo il commissario Musolino, passa nel breve periodo anche per un convinto sostegno dei trasporti intermodali su ferro a servizio della manifattura veneta con un necessario coinvolgimento finanziario della regione e connettendo anche il porto di Chioggia via ferrovia alle aree produttive del nordest. Contemporaneamente, andranno ricercati attivamente nuovi accordi commerciali con i principali hub portuali mediterranei per attivare servizi di feederaggio di container, dal momento che si è finalmente giunti ad uno sblocco degli escavi in laguna. Il terminal Lng di prossima costruzione andrà inoltre fortemente sostenuto, per rendere il sistema portuale veneto uno tra i primi al mondo per il ricorso ai carburanti transizionali.

Le ricette del commissario Musolino muovono dall’intensa esperienza triennale alla guida dell’autorità di sistema portuale, ente scaturito dalla riforma dei porti italiani che, nel caso veneto, ha riunito sotto un’unica autorità due realtà profondamente diverse – una delle quali, Chioggia, era stata precedentemente gestita da un’azienda speciale della Camera di Commercio veneziana – e che, a detta dello stesso Musolino, ha comportato “un profondo lavoro durato due anni e a costo zero per il settore pubblico di razionalizzazione e normalizzazione nelle procedure, di gestione finanziaria e del personale e di pianificazione, senza contare la necessaria e costante interlocuzione con i comuni in cui il sistema portuale insiste: Cavallino-Treporti, Chioggia, Mira e Venezia”.

Proprio con le amministrazioni comunali, come da nuove indicazioni di legge, l’Adsp ha attivato dei tavoli di discussione per la sottoscrizione di accordi propedeutici alla redazione del documento di pianificazione strategica di sistema (Dpss) che dovrà contenere i nuovi piani regolatori portuali dei porti di Venezia e di Chioggia, giungendo a siglarne due, rispettivamente con il comune di Chioggia e con il comune di Cavallino-Treporti.

Gli ultimi tre anni hanno visto anche un’intensa attività di riordino finanziario dell’ente: “Con un piano volontario avviato nel 2019 – chiarisce Musolino – abbiamo ridotto i debiti dell’Adsp di 45 milioni di euro rispetto a un’esposizione debitoria massima di 128 milioni raggiunta nel 2013 e dei debiti del gruppo di 83 milioni, rispetto al massimo di 166 milioni raggiunti nel medesimo anno. Il tutto per liberare risorse utili per intervenire sulle criticità infrastrutturali, logistiche e operative e per risolvere situazioni economiche e finanziarie potenzialmente pericolose per l’ente”. L’azione di riordino finanziario si è svolta principalmente su tre livelli: la riorganizzazione delle partecipate, il riequilibrio del Pef della società Venice.Ro.Port Mos operante nel terminal di Fusina e la progressiva integrazione fra le strutture societarie veneziane e clodiensi.

E’ stata soprattutto la congiuntura internazionale, però, a segnare l’ultimo triennio, influenzando fortemente anche le attività portuali. Basti pensare che il prodotto interno lordo italiano è cresciuto stabilmente tra il 2012 e il 2017 fino all’1,7% ma già nel 2018 cresceva solo dello 0,8% e nel 2019 dello 0,3%. Le ricadute della pandemia mondiale in corso spingono gli analisti a prefigurare per il 2020 un tonfo del -9,1%. In questo contesto, i porti maggiormente connessi alle aree produttive, come quello di Venezia, hanno subito le ripercussioni più serie.

"Ciononostante – sottolinea il commissario Musolino – il sistema portuale ha retto sia l’urto del rallentamento economico globale sia della crisi sanitaria, movimentando dal 2017 al primo semestre del 2020 oltre 95 milioni di tonnellate, oltre 2,1 milioni di Teu (tutti in homeport a servizio del tessuto economico locale e con zero transhipment) e oltre 25 milioni di tonnellate di rinfuse secche. Ricordo – aggiunge Musolino – che nel 2018 abbiamo raggiunto il record storico per il porto veneziano in tutti i settori di traffico e avremmo potuto superarlo ulteriormente nel 2019, nonostante la difficile congiuntura, se fossimo stati messi nelle condizioni di utilizzare gli oltre 20 milioni di euro accantonati per gli escavi manutentivi dei canali, fattispecie realizzatasi solo negli ultimi mesi del 2020 grazie a un lavoro certosino di collaborazione con gli altri enti preposti e con il governo”.

Nel 2020 l’autorità ha coordinato i lavori portuali nel corso dell’emergenza covid-19, contribuendo a garantire la continuità delle operazioni a beneficio del sistema produttivo nordestino e del mantenimento dell’occupazione. La resilienza del sistema portuale veneto è dovuta anche alle attività svolte dall’Adsp, basti pensare che negli ultimi tre anni sono stati manutenuti 24 chilometri di strade e 350 mila metri quadrati di piazzali per oltre 800 mila euro, 45 chilometri di rete ferroviaria e 62 chilometri di scambi per oltre 500 mila euro, sono stati scavati e conferiti oltre 700 metri cubi di fanghi per un importo di oltre 11 milioni di euro. Complessivamente sono stati svolti lavori per 45,4 milioni di euro e sono in corso o in progettazione nel periodo 2017-2020 ulteriori 286 milioni di euro di lavori tra opere di banchina e marginamenti, viabilità, interventi su fabbricati, escavi, impiantistica, opere ferroviarie, manutenzione segnalamenti e rilievi idrografici.

La solidità dell’Adsp si misura anche sul fronte della capacità progettuale dell’ente che, negli ultimi tre anni, si è visto approvare ben 23 progetti europei per oltre 35 milioni di euro di finanziamenti a beneficio delle attività portuali di Venezia e Chioggia. “Interventi infrastrutturali mirati e sostenibili, solidità finanziaria e progettualità europea – conclude Musolino – hanno contribuito a fare negli ultimi anni del sistema portuale veneto un polo economico capace di sviluppare, grazie alle 1260 aziende insediate, una produzione diretta di 6,6 miliardi di euro, pesando per il 27% sull’economia comunale e per il 13% su quella metropolitana. Misurando anche l’indotto, l’impatto economico totale è quantificabile in oltre 92 mila posti di lavoro. Tra produzione diretta, indiretta e indotto, il sistema portuale veneto vale 21 miliardi di euro, una grande realtà, dunque, che merita altrettante grandi attenzione e responsabilità da chi lo guiderà nei prossimi anni”.