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Mylovanov, 'economia Ucraina resiliente ma serviranno 10 anni per ritorno a Pil pre-guerra'

(Adnkronos) - "L'Ucraina ha già dato prova di resilienza nelle crisi macro politiche ed economiche degli ultimi 30 anni, dalla dissoluzione dell'Urss alla pandemia, passando per due rivoluzioni, l'invasione della Crimea, e la crisi dei subprime. Per questo a guerra finita potremmo tornare a una situazione di 'business as usual' più velocemente di quanto ipotizzabile al momento". Lo sottolinea all'Adnkronos Tymofiy Mylovanov, dal 2019 al 2020 ministro dello Sviluppo Economico nel governo guidato da Oleksiy Honcharuk, ricordando come "le perdite dirette totali sono stimate in 500 miliardi di dollari, circa 2,5 volte il Pil ucraino pre guerra".

"Penso che la ricostruzione partirà non appena si tornerà a una economia 'di pace' e questo processo potrebbe richiedere dai 6 ai 12 mesi, come abbiamo visto in altre crisi. Ma non dimentichiamo che anche durante la pandemia la nostra economia è scesa meno di quella dei nostri vicini e la ripresa in alcune aree è stata più veloce" spiega l'economista, attualmente presidente della Kyiv School of Economics, oltre che professore associato di economia all'Università di Pittsburgh.

"Per valutare il possibile ritorno alla normalità basti vedere quello che sta succedendo a Kiev: le stime - osserva - parlano di un 70% della popolazione pre-guerra che è tornata in città, ma i caffé sono riaperti, si può andare a cena fuori e sono tornati anche gli ingorghi nel traffico. Insomma anche se non è la situazione ideale, sono bastati pochi mesi per riprenderci".

Il ritorno alla 'normalità' quindi potrebbe essere "questione di mesi a fine conflitto" spiega l'economista osservando che è "diverso invece il discorso sul Pil". "Credo che dopo il conflitto l'Ucraina registrerà una crescita a doppia cifra, ma questo dipenderà anche dall'afflusso di capitale e dagli investimenti, oltre che dalla situazione sui rifugiati: se potranno tornare nelle loro abitazioni la ripresa sarà più rapida, senza recessione o stagflazione". Senza capitali o investimenti diretti stranieri, invece, sarebbe più difficile. Ma visto il sostegno internazionale - conclude Mylovanov, - credo che il capitale arriverà".

"Prima della guerra la nostra economia cresceva a ritmi fra il 3 e il 4 per cento, dopo la guerra potrebbe riprendersi a ritmi dal 5 al 10%. Ma ci vorranno dai 5 ai 10 anni per tornare ai livelli pre-guerra nei diversi settori". Mylovanov ritiene necessario "almeno un decennio solo per le infrastrutture e per il settore metallurgico, che è andato completamente distrutto". Invece, spiega, "nei servizi o nell'agricoltura potrebbero bastare mesi, purché - soprattutto per l'agricoltura - i porti siano liberi" così da consentire l'esportazione delle merci, in particolare grano. "Se invece non saranno accessibili bisognerà ripensare alla logistica: noi comunque la stiamo ricostruendo" spiega l'ex ministro.

L'economista pone l'accento sulla progressiva 'indipendenza' dell'economia ucraina da quella russa e sui relativi benefici: "Prima dell'invasione della Crimea la Russia era il nostro partner principale, non solo per le importazioni energia ma anche per le nostre esportazioni. Dopo il 2014 la quota del nostro export verso Mosca è scesa dal 25 al 5% mentre Ue e Cina sono diventati i principali partner commerciali".

"Con questo calo a un quinto delle esportazioni alcuni settori hanno sofferto, penso ad esempio alla produzione di macchinari più antiquati, mentre altri - come il retail o l'agricoltura - hanno potuto contare su maggiori opportunità di commercio, partner più affidabili, accesso a tecnologie migliori". Oggi quindi l'ingrombrante (e aggressivo) vicino è oggi assai meno importante per l'economia ucraina: "La nostra esperienza rivela che sappiamo adattarci: oggi siamo molto più diversificati rispetto ai nostri partner europei, abbiamo potenziato l'importazione di gas dalla Slovacchia, puntiamo su maggiore efficienza energetica, dallo scoppio la nostra rete elettrica si è interconnessa con quella europea e i nostri consumi di gas sono ai minimi storici".

"Se i porti saranno aperti potremmo essere indipendenti dalla Russia e portare nel mondo le nostre merci: ma anche l'Europa deve imparare a essere indipendente da Mosca" aggiunge l'economista.

"Per valutare il futuro dell'economia ucraina dobbiamo tenere comunque presente che anche a guerra finita la minaccia russa non scomparirà, e questo ridisegnerà la nostra economia: ci saranno zone geografiche sotto il controllo ucraino ma completamente devastate, altre non distrutte ma sotto minaccia e poi territori considerati 'sicuri'". Per Mylovanov "naturalmente gli investitori privati saranno più orientati ad operare nelle aree più sicure".

Come tutte le economie mondiali, peraltro, anche quella ucraina deve fare i conti con la crescita dei prezzi: "La corsa dell'inflazione è un problema - ammette - prima della guerra era già forte ma gestibile, adesso rende le cose difficili". Ma - aggiunge l'economista - Kiev "ha una esperienza positiva nella gestione di situazioni di inflazione estrema: negli anni scorsi era arrivata fino al 60% poi nel giro di pochi anni è tornata sotto controllo, intorno al 3-5%. Penso che la nostra Banca Centrale potra' rimetterla sotto controllo a guerra finita, anche se - come dimostrano le esperienze di altri paesi in guerra - al momento un livello fra il 15 e il 20% potrebbe non essere poi così negativo". Basti pensare, conclude, "che quest'anno la Russia raggiungerà il 20% nonostante non sia devastato dalla guerra" come l'Ucraina.

Quanto all'eventuale adesione all'Unione Europea per Kiev "è il nostro centro di gravità: insomma, gli ucraini vogliono essere riconosciuti come europei e onestamente non capiscono perché a Londra abbiano voluto la Brexit". Per Mylovanov per completare questo cammino "ci vorranno anni, è possibile pensare a un 'accesso' e a meccanismi particolari per favorire la nostra ripresa". "Quello verso l'Europa per noi è un cammino impegnativo e stimolante: ci sarà comunque una situazione 'speciale' su molti aspetti, la minaccia della guerra peserà su di noi ancora a lungo e così le sue ricadute" spiega l'economista. Che invita a valutare bene il percorso futuro visto che, ricorda, "la seconda guerra mondiale è stato l'ultimo caso di ricostruzione post-bellica di successo: dopo abbiamo avuto lo scenario post-Urss, l'Afghanistan o l'Iraq".

Quanto al discorso dei rapporti economici con l'Italia " vedo molte opportunità di scambi reciproci" spiega Mylovanov che identifica "possibilità soprattutto nell'IT ma anche nel manifatturiero e in agricoltura, tanto più che negli ultimi anni c'è stata una evoluzione di quel settore, con coltivazioni più sofisticate e maggiore uso della tecnologia". "Le imprese italiane - aggiunge - potrebbero essere interessate a creare joint ventures con quelle ucraine per via dei costi, che sono più competitivi e più bassi che in Italia. Ma non solo: c'è da considerare anche il costo del capitale che sarà più bassi anche per via dei sussidi" destinati alla ricostruzione.

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