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Nasce anche il popolo "No Booster" che rifiuta la terza dose

·4 minuto per la lettura
- (Photo: getty - twitter)
- (Photo: getty - twitter)

″Richiamo? No, grazie”. Mentre il Governo accelera con le terze dosi per fronteggiare la quarta ondata e non farsi trovare impreparato davanti a Omicron che si diffonde nel mondo, nascono i “No Booster”: fetta di popolazione che di sottoporsi alla terza iniezione anti-Covid nel giro di cinque mesi (o più) proprio non ne ha intenzione.

Gli “scettici” del richiamo sono animati da motivazioni diverse ma affini. Si va da chi teme una reazione più forte rispetto alle prime due, passando per chi giudica il booster superfluo, fino a quelli che si dichiarano stanchi della pandemia e ormai privi di fiducia in esperti e autorità. E così, all’unisono, decretano: “Noi la terza dose non la facciamo”.

Basta fare un giro sui social network per trovare messaggi di vaccinati che si dichiarano riluttanti al richiamo. “Non lo farò! Sono stata male con le prime due dosi e ho avuto aggravamento dell’asma, ma tanto non c’è correlazione. Se avrò dubbi farò un tampone”, scrive un utente. Qualcun altro racconta: “Sono vaccinato e il Green pass lo uso solo per il lavoro (e già lo trovo umiliante). Ristoranti e bar mi hanno perso come cliente. Non farò la terza dose. Voglio la promozione a No Vax. Non voglio avere nulla in comune con chi discrimina una parte della popolazione”.

“Sono vaccinata, ma non mi prenoto per la terza dose. Me lo posso permettere perché sono in pensione”, “Io non farò il booster. Non mi fido più. Intanto perché non rendono il vaccino obbligatorio, visto che è ritenuto fondamentale? Venga chiarito questo punto e la smettano di farci firmare consensi informati”, si legge ancora. Su Facebook c’è chi ha creato un gruppo “Non farò la terza dose”, che conta 220 membri e la cui descrizione recita “proviamo a dare una stima di quante persone non hanno intenzione di fare ancora dosi”.

A confermare il sentimento espresso sui social giunge una recente indagine targata EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona, da cui emerge che un italiano su tre è dubbioso (33%), mentre uno su dieci si dichiara apertamente contrario e addirittura il 30% sostiene che la terza dose non è necessaria. La ricerca è stata condotta su un campione di oltre 6.000 italiani e viene commentata così da Guendalina Graffigna, direttrice dell’EngageMinds Hub: “Questo 33% di italiani che hanno poca o nessuna intenzione di sottoporsi alla terza dose deve far riflettere, perché non si tratta di No Vax, visto che sono già regolarmente vaccinati. Inoltre, dai dati emerge che questa espressione di forte scetticismo rispetto all’ulteriore immunizzazione è un’inclinazione omogenea nella popolazione, non si riscontrano infatti differenze tra sesso, fasce di età, provenienza geografica e titolo di studio”. “Un fatto non frequente in questo tipo di rilevazioni. Ciò che impatta, e questo non sorprende – sottolinea Graffigna – è che chi risulta avere poca fiducia verso la scienza e il sistema sanitario è ancora meno propenso a vaccinarsi per la terza volta”.

In questo scenario, il piccolo esercito dei “No Booster” si pone in controtendenza con un Paese che viaggia ormai al ritmo di oltre 400mila terze dosi quotidiane, più del doppio delle 150mila che si contavano il 15 novembre. Nonostante le cifre incoraggianti, l’attenzione è ancora puntata sui fragili e sugli anziani che mancano all’appello. Oggi Repubblica segnala che ci sono 6,6 milioni di over 60 ritardatari, che potrebbero richiedere il richiamo ma non lo fanno, o se lo hanno fatto sono in attesa dopo l’apertura delle prenotazioni per le terze dosi a tutti, under 40 compresi. Le cose non vanno meglio nelle altre fasce d’età: sono 1,7 milioni gli over 80 e 2,4 milioni i 70enni che avrebbero già potuto ricevere il booster, ma ancora non si sono presentati presso gli hub. “Soprattutto adesso, in inverno, con la gente al chiuso, bisogna dare il booster prima possibile, appena scattano i cinque mesi. Vanno convinti anziani e adulti in generale a rivaccinarsi. Per salvare vite”, sottolinea Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università di Milano.

Insomma: non c’è spazio per gli indugi. Per questo ora il richiamo è consigliato anche per i 5 milioni di italiani guariti dal Covid a partire da 5 mesi dopo la guarigione o la fine del primo ciclo di vaccinazione: lo prevede una circolare del ministero della Salute con chiarimenti per le persone già vaccinate e con pregressa o successiva infezione da Sars-CoV-2. Nel documento vengono esortati a vaccinarsi entro 12 mesi dalla negativizzazione anche quanti non avessero ricevuto alcuna dose, inoltre viene ribadito il consiglio di fare comunque la seconda dose se l’infezione è stata contratta entro i primi 14 giorni dalla prima.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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