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Nel 2021 fatturato lattiero-caseario a 17 mld, +2,2% produzione formaggi

Image from askanews web site
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Milano, 12 set. (askanews) - Il lattiero-caseario è il primo comparto dell'agroalimentare italiano con un fatturato che nel 2021 "ha toccato circa 17 miliardi di cui 11 solo di produzione di formaggio divisi tra i 5 miliardi delle Dop e i 6 miliardi dei formaggi non di origine". A scattare la fotografia è Andrea Guerini, senior manager di PwC che questa mattina a Milano è intervenuto alla presentazione di B2Cheese, la seconda edizione della fiera dedicata agli operatori della filiera lattiero-casearia, che si terrà il 29 e 30 settembre alla fiera di Bergamo.

Il quadro tracciato da Guerini parla di un settore, quello dei formaggi nel dettaglio, che registra una dinamica positiva anche grazie alle esportazioni. Lo scorso anno la produzione totale di formaggi è cresciuta del 2,2% (1,374 milioni di tonnellate) rispetto al 2020 mentre nello stesso periodo quella dei formaggi Dop ha registrato un incremento dell'1,9%, con un avanzo commerciale per il comparto di 1,8 miliardi in crescita del 21% rispetto al 2020. E il trend positivo è proseguito anche nei primi 5 mesi dell'anno quando l'avanzo si è attestato a 752 milioni, l'8,8% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno prima.

Sostenuta nel 2021 la crescita dei formaggi importati - sia a volume che a valore - grazie alla ripresa del fuori casa, la cui onda lunga si è fatta sentire anche nei primi 5 mesi del 2022 con un +18,7% a volume e un +34,3% a valore. A soddisfare questa domanda soprattutto Germania e Francia - con la prima decisamente in vantaggio sulla seconda - da cui proviene la metà dei formaggi che compriamo all'estero. Ma la crescita dell'export lo scorso anno ha superato le importazioni sia a volume che a valore con rispettivamente un +12,4% e un +15% che sono saliti a +15,3% e +21,5% nei primi 5 mesi di quest'anno sullo stesso periodo dei 12 mesi precedenti. Anche in questo caso la geografia delle esportazioni premia Germania e Francia sia per tonnellate che per valore esportato.

Vista così la situazione sembra piuttosto positiva, ma non mancano i fattori di rischio. La riduzione della produzione lattiera dei principali Paesi esportatori causata dalla siccità ha contribuito a una diminuzione dell'offerta e un conseguente aumento del prezzo spot del latte che ad agosto, segnala l'ufficio studi di PwC, ha toccato i 646,9 euro per tonnellata. A questo si aggiunge anche la difficoltà di approvvigionamento dei mangimi per effetto della guerra in Ucraina, i rincari dei prezzi dell'energia e l'inflazione che attanaglia la domanda. Ciò nonostante "vedendo il trend dei primi 5 mesi di quest'anno ci aspettiamo che cresca ancora - ha detto Guerini - il prezzo latte da maggio è aumentato in maniera vertiginosa, ma da quando si è tornati dal post Covid con le riaperture dei ristoranti i consumi sono aumentati, per cui, rimanendo fiduciosi, il +8,8% dei primi 5 mesi potrebbe aumentare, non so se eguaglierà l'anno scorso ma possiamo sperarci".

Questa speranza è la stessa che anima gli organizzatori di B2Cheese, che non vuole essere "un progetto bergamasco, ma un progetto nazionale che avrà successo nel momento in cui sarà davvero utile a tutte le regioni italiane", come sottolineato durante la conferenza stampa a cui hanno preso parte tra gli altri Antonio Auricchio, presidente Afidop, l'associazione dei formaggi italiani Dop e Igp e Paolo Zanetti, presidente di Assolatte. Quest'ultimo durante il suo intervento ha ricordato che "il settore lattiero-caseario è il primo settore all'interno del comparto agroalimentare, con la Lombardia che produce il 50% del latte italiano" sottolineando che "questo è un momento delicatissimo: l'inflazione è alle stelle e noi siamo in una economia di guerra. Il prezzo del latte è salito moltissimo e le preoccupazioni sono grandi soprattutto per il 2023". Ecco perchè fiere come quella di Bergamo possono rivelarsi utili al comparto, per provare a fare sistema e a trovare insieme la via di uscita da una crisi che rischia di schiacciare molte aziende, soprattutto quelle medio-piccole.