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Nel Lazio arriva una legge per prevenire e contrastare il disagio lavorativo

·7 minuto per la lettura

AGI - La Regione Lazio è pronta ad emanare una legge per prevenire il cosiddetto ‘disagio lavorativo' che si manifesta nelle diverse forme che possono andare dallo stress psico-sociale, al mobbing, al born-out, alle molestie sessuali per poi sfociare in vere e proprie patologie che colpiscono il lavoratore.

Disagi che vanno ad incidere sia sulla salute della comunità dei lavoratori che sulla produttività delle aziende.

Depressione, ansia, attacchi di panico e insonnia fino a pensieri suicidari sono alcuni dei disturbi che possono essere causati da ambienti di lavoro con un cattivo clima organizzativo e ai quali la Regione Lazio vuol porre rimedio con la proposta di legge n.19 del 20 aprile 2018 appena approvata dalla IX commissione del Consiglio regionale che si occupa di Commissione Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio.

“Non abbiamo bisogno soltanto di nuovo lavoro – ha spiegato all'AGI Eugenio Patané, consigliere regionale del Partito democratico e primo firmatario della proposta di legge - ma anche e soprattutto di buona occupazione. Questo significa che dobbiamo migliorare la qualità degli ambienti di lavoro,  delle relazioni tra colleghi e delle relazioni gerarchiche. Finora queste tematiche sono state trattate come meri problemi individuali del lavoratore che li subiva”. 

Da uno studio evidenziato nella proposta di legge regionale è emerso che i lavoratori italiani vittime di mobbing sono un milione e mezzo su un totale di 21 milioni di occupati, con una maggior prevalenza nel nord Italia (il 65%), tra le donne (il 52%) e nelle pubbliche amministrazioni (il 70%).  

Sempre secondo la stessa indagine da questo disagio ne scaturisce un costo per il datore di lavoro molto elevato a causa della produttiva del lavoratore che cala del 70%.

La proposta di legge, che passerà ora all'esame dell'Aula del Consiglio regionale, pensa anche alla possibilità che le aziende intervengano sul disagio lavorativo adottando nuove modalità organizzative come lo smart working così largamente utilizzato nel corso della pandemia.

Il fine del testo approvato dalla IX commissione del Consiglio regionale è quello di “disincentivare i comportamenti discriminatori o vessatori, espressi in forma fisica, verbale e non verbale derivante da ripetute violazioni contrattuali o violenze morali o molestie che possono determinare patologie di origine psicosociale”.

“La grande novità di questa legge è che consente finalmente di considerare questi problemi come collettivi – ha evidenziato il consigliere Patané - la prevenzione e la cura delle differenti forme di disagio lavorativo consente di risparmiare in termini economici e soprattutto in termini sociali e sanitari, per questa ragione pensiamo che non possiamo più trascurare e voltare le spalle a tematiche così importanti e sentire dai lavoratori”.  

“Continua l'impegno della IX Commissione sui temi della qualità e della dignità del lavoro, mettendo al centro i diritti e un approccio orientato alle sfide del futuro – ha detto all'AGI la presidente della IX Commissione Lavoro del Consiglio regionale, Eleonora Mattia - con la Proposta di legge sul disagio lavorativo a prima firma Patanè spostiamo il focus sulla responsabilità delle imprese e come istituzioni ci mettiamo a disposizione per la costruzione di un quadro normativo che accompagni un cambio di passo nel mercato del lavoro”.

“Ci accingiamo ad esaminare la Proposta di legge per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro e del benessere lavorativo e la Proposta di legge per la qualità del lavoro negli appalti – ha aggiunto la presidente Mattia - abbiamo già avviato un lavoro innovativo sui temi dei nuovi lavoratori della gig economy, sulla tutela dei lavoratori e delle lavoratrici agricole contro il caporalato, sulla parità salariale. Tutti tasselli di un modello che mette al centro le persone e che, soprattutto nell'epoca post-pandemia, punta al lavoro di qualità come fondamento di una nuova economia”.

Cosa prevede la legge regionale

La legge prevede che sarà la Regione Lazio a coordinare tutti gli interventi che saranno messi in campo contro il disagio lavorativo, mediante la concertazione sociale e la collaborazione con enti locali, istituzioni, associazioni e soggetti sia pubblici che privati impegnati nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Per questo fine la Regione istituirà dei centri clinici di diagnosi e cura del disagio lavorativo; favorirà l'attivazione di sportelli di ascolto e di orientamento; verrà promossa la formazione, l'aggiornamento e la qualificazione professionale dei soggetti che operano nel settore del disagio lavorativo; verranno attivate attività di informazione, studio e ricerca finalizzata alla promozione della cultura della salute; verranno promossi codici di condotta etici con l'elaborazione e raccolta di buone prassi e accordi aziendali che orientino i comportamenti verso il rispetto delle norme e il miglioramento delle condizioni lavorative.

“Siamo molto soddisfatti e speriamo che venga calendarizzata al più presto in Aula, perché si tratta di una legge che va a colmare un vuoto normativo della Regione Lazio su un tema di grande interesse per i lavoratori – ha detto Patané - grazie all'attività emendativa  abbiamo inserito anche il tema del contrasto alle forme di disagio che possono verificarsi in caso di prestazioni lavorative svolte in modalità di lavoro agile e da remoto, rendendo il testo ancor più attuale e moderno”. 

Un altro intervento prevede che venga istituito in ogni Asl un centro clinico di diagnosi e cura del disagio lavorativo con l'impiego di psicologi e medici. Compito di questi centri specialistici sarà proprio quello di accertare lo stato di disagio psico-sociale o della malattia del lavoratore, indicare un percorso di sostegno, cura e riabilitazione;  supportare e interagire con gli Spresal, i servizi per la prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro.

Inoltre, la regione dovrà promuovere l'attivazione di sportelli di ascolto e di orientamento che avranno lo scopo di svolgere i colloqui con i lavoratori che lamentano una situazione di disagio lavorativo; fornire una prima consulenza, orientare i lavoratori, promuovere collaborazioni con l'Inail.

A tal fine la Regione concederà dei finanziamenti con specifici bandi ai quali potranno partecipare gli enti locali o associazioni di volontariato, i sindacati, le micro, piccole e medie imprese.

“La Proposta di Legge sul disagio lavorativo, che ha lo scopo di prevenire eventuali condizioni di disagio per i lavoratori a 360 gradi, è anche una grande opportunità per semplificare i provvedimenti amministrativi e soprattutto  intervenire sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, per creare un sistema virtuoso che riduca i rischi – ha spiegato all'AGI la componente della IX commissione del consiglio regionale Silvia Blasi  del Movimento 5 stelle - purtroppo gli incidenti sul lavoro sono sempre più frequenti e i numeri impietosi lo confermano: dall'inizio dell'anno nel Lazio si registrano 76 vittime e oltre 23mila infortuni. Di questi una parte rilevante è costituita da cittadini extraeuropei.

Sono dati che devono farci riflettere sia sulla sicurezza che sull'assistenza che va data ai lavoratori, dando voce alla specificità di genere e alla provenienza geografica. Con questa legge abbiamo fatto un bel passo in avanti verso questa direzione e proprio alla vigilia della Giornata regionale dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro, mi auguro che, oltre a provvedimenti specifici, fortemente necessari, si faccia sempre di più per diffondere anche la cultura della sicurezza”.

“Questi ultimi anni – ha dichiarato all'AGI la componente della IX commissione regionale Laura Cartaginese della Lega - hanno portato grandi cambiamenti di cui le amministrazioni pubbliche devono prendere atto, assorbendoli e migliorandoli non solo dove è possibile ma soprattutto dove è necessario.

Credo sia importante lavorare su una legge che consideri tutti, nessuno escluso e che protegga le categorie più deboli. Migliorare la qualità dei luoghi di lavoro vuol dire intervenire sulla qualità della vita delle persone, arginare fenomeni importanti come il mobbing e la disparità di trattamento tra donne e uomini, di cui si parla molto ma su cui si fa poco. È importante lavorare quindi sulla prevenzione anche in questo ambito e aumentare i meccanismi di controllo. Il lavoro deve essere svolto in un ambiente salubre a trecentosessanta gradi. Bene dare un premio a chi si organizza meglio in questo senso ma va fatto un ampio lavoro di vigilanza anche quotidiana”.

Tutte le attività di studio, ricerca e monitoraggio sul fenomeno del disagio lavorativo saranno svolte dal Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, il quale dovrà anche verificare l'efficacia delle misure messe in campo per la prevenzione il contrasto del disagio lavorativo.

Infine è previsto l'istituzione di un “Premio regionale per il miglior luogo di lavoro” per chi si sia distinto per aver presentato il progetto più innovativo e “aver attuato nei luoghi di lavoro soluzioni risultate efficaci ai fini della prevenzione del disagio e del miglioramento della qualità della vita lavorativa e personale delle proprie lavoratrici e dei propri lavoratori”.

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