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Nel terzo trimestre Pil Hong Kong -4,5%, continua crollo in Borsa

(Adnkronos) - Fra crisi globale e lockdown da covid, l'economia di Hong Kong ha registrato fra luglio e settembre un trimestre da incubo, mentre le preoccupazioni per la svolta 'anti-riforme' di Xi Jinping continuano ad affossare la borsa locale, con l'indice Hang Seng che è sceso ai livelli di luglio 1997, quando la città perse lo status di colonia di Londra per recuperare la propria autonomia anche se sotto la supervisione (sempre più opprimente) di Pechino.

I dati appena diffusi mostrano come nel terzo trimestre il prodotto interno lordo di Hong Kong è crollato del 4,5% annuo, un dato nettamente peggiore rispetto alle previsioni degli economisti (che ipotizzavano -0,8%) e anche del -1,3% del secondo trimestre.

Ma ancor più del terzo trimestre negativo di fila, a spaventare gli investitori locali e internazionali è la discesa verticale registrata dalla Borsa di Hong Kong dopo la fine del Congresso del Partito Comunista cinese che non solo ha confermato Xi Jinping come 'padrone assoluto', con un terzo mandato alla presidenza, ma ha anche rinnovato il Comitato Permanente del Politburo, escludendo qualsiasi esponente anche moderatamente riformista.

Mentre Tokyo e altre piazze asiatiche hanno aperto la settimana in rialzo, oggi l'indice Hang Seng ha perso ancora l'1,18% scendendo a 14.687 punti, valore che riporta la Borsa di Hong Kong sotto i 14.823 punti segnati l'ultimo giorno di contrattazioni sotto il controllo del Regno Unito, il 29 giugno 1996. Solo che nel frattempo il Pil locale si è più che raddoppiato, rispetto ai 177 miliardi di dollari dell'epoca, mentre la capitalizzazione dell'Hong Kong Stock Exchange è passata da 4,2 a oltre 30 miliardi di dollari di Hong Kong.

Ma - significativamente - va ancora peggio per l'indice settorale che raccoglie le aziende cinesi quotate all'Hkse: da febbraio 2021 a oggi, la perdita sfiora il 60%, con una accelerazione al ribasso negli ultimi due mesi, in parallelo con la fuga inarrestabile degli investitori esteri.

A confermare questi tempi 'cupi' - specchio anche della perdita di status di hub finanziario globale - il crollo dei livelli di occupazione degli uffici più prestigioni, con spazi vuoti triplicati negli ultimi tre anni secondo i dati di CBRE Group.