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Nella rotazione dal credito alle azioni favoriti ciclici, ‘green’ e Asia

Leo Campagna
·5 minuto per la lettura
Nella rotazione dal credito alle azioni favoriti ciclici, ‘green’ e Asia
Nella rotazione dal credito alle azioni favoriti ciclici, ‘green’ e Asia

I rialzi di Borsa da marzo non sembrano essere stati irrazionali e continuano ad attrarre gli investitori obbligazionari ma ora potrebbero esserci tre mesi di volatilità. Focus su ciclici, ‘green’, Asia e private equity

È UNA SCELTA RAZIONALE CONTINUARE A PRIVILEGIARE LE AZIONI

Gli interventi senza precedenti messi in campo da banche centrali e governi per fornire liquidità al sistema si sono tradotti, più che in investimenti di capitale, in maggiori risparmi, una parte dei quali è finita nel mercato azionario. Misure che, come si legge nell’articolo “Euforia razionale o irrazionale: come si spiegano i rialzi dell’azionario?”, secondo gli esperti di AllianceBernstein sono destinate a continuare: in presenza di un’inflazione contenuta che potrebbe spingere in alto i rendimenti obbligazionari, le banche centrali utilizzerebbero i loro bilanci per acquistare titoli a lungo termine, appiattendo la curva dei rendimenti. In conclusione, con condizioni monetarie accomodanti, stimoli fiscali significativi e gestione della curva dei rendimenti, è razionale per gli investitori continuare a privilegiare le azioni che offrono un potenziale di performance più elevato.

POSSIBILE VOLATILITÀ A TRE MESI, STABILITÀ NEI 12 MESI

Resta il fatto che, secondo gli esperti di Neuberger Berman, nelle prossime settimane il potenziale di ribasso per l’azionario e il credito supererà il potenziale di rialzo e sarà accompagnato da una robusta dose di volatilità, ma proprio questa volatilità può costituire un’opportunità per aumentare il rischio dei portafogli in virtù di una view più ottimistica sui mercati per i 12 mesi a venire. Superato lo scoglio delle elezioni Usa, la lunga saga della Brexit finalmente si concluderà, arriveranno i fondi del Recovery Fund, i pacchetti di stimolo varati in estate saranno rinnovati e sarà necessario decidere se e come sostituirli. Quanto alla pandemia, se anche non si dovesse arrivare alla produzione di un vaccino, è probabile che sia disponibile una terapia efficace e in ogni caso avremo probabilmente acquisito una maggiore capacità di adattamento in termini di attenzione al distanziamento sociale, capacità di proteggere i soggetti più vulnerabili ed efficienza nel monitoraggio e nel tracciamento. Tra un anno, è la conclusine degli esperti di Neuberger Berman nell’articolo “Prepararsi a tre mesi di volatilità con gli occhi puntati sulla ripresa”, difficilmente le economie europee e nordamericane saranno meno aperte di adesso.

PROGRESSIVA OPPORTUNITÀ NELLE AZIONI

Con una ripresa prevista fino a inizio del 2022, Amundi si aspetta di trovare progressivamente opportunità nelle azioni, perché ravvisa un carry limitato nelle obbligazioni societarie. Inoltre il premio sul rischio azionario rimane ben supportato e la percentuale di azioni con un rendimento da dividendi superiore alle obbligazioni societarie è aumentata dopo l’intervento delle banche centrali. E poi le aspettative d’inflazione stanno risalendo e potrebbero essere fonte di volatilità nel reddito fisso. Considerata anche la partecipazione limitata degli investitori istituzionali internazionali al rally iniziato a marzo e conclusosi ad agosto, ad eccezione degli investitori retail USA, secondo Amundi appare verosimile un riposizionamento sulle azioni nel 2021. L’attuale posizionamento rimane al di sotto degli standard storici perché gli investitori hanno preferito il credito per la prima gamba della ripresa, ma come sottolineato nell’articolo “Amundi: “Investitori verso una rotazione dal credito alle azioni””, qualcosa sta cambiando e ulteriori conferme sulla traiettoria della ripresa potrebbero indurre gli investitori a passare gradualmente alle azioni nei prossimi mesi.

FASE ANCORA POSITIVA PER LE AZIONI

Intanto a 4 anni dalla vittoria a sorpresa di Trump, i sondaggi continuano a puntare a un Blue Sweep, vale a dire Biden che conquista la Casa Bianca e i Dem che assumono il controllo anche del Senato. Se lo scenario si avvera, i primi interventi della nuova amministrazione molto probabilmente riguarderebbero la sanità con seconda priorità per il lavoro, per rilanciare occupazione e consumi. Seguirebbero poi una strutturale maggiore spesa pubblica intorno all’8% del Pil, che potrebbe però a fermarsi a un 4-5%, sufficiente per dare slancio alla ripresa. E’ quanto emerge nell’articolo “Elezioni Usa: quali sono le azioni favorite in caso di netta vittoria di Biden” secondo l’analisi di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet AM. Un Blue Sweep avrebbe comunque ripercussioni importanti, marginalmente negative per le obbligazioni con tassi nominali in leggera salita, ma ancora positive per le azioni, in modo particolare nei settori più ciclici e green, ma anche ex-USA, a discapito di salute, energia e tecnologia. Dopo un 2020 dominato dal miglioramento dell’aspetto valutativo dell’azionario, secondo Delitala è verosimile ora attendersi utili in ripresa con valutazioni in discesa. Lo scenario Blue Sweep, conclude l’esperto di Pictet AM, potrebbe agevolare un saldo ancora positivo tra utili previsti e valutazioni, almeno per alcuni trimestri.

LA CRESCITA PIÙ RAPIDA DEL MONDO È IN ASIA

A proposto di valutazioni, Flavia Cheong, Responsabile azionario Asia Pacifico di Aberdeen Standard Investments, nell’articolo “Opportunità nell’azionario asiatico chiunque vinca le elezioni Usa” afferma che le prospettive migliori sono quelle evidenziate dall’azionario asiatico di qualità. I cui fondamentali sono solidi e alta la possibilità di trarre vantaggio dalla crescita strutturale della regione, la più rapida al mondo, con tendenze strutturali che si protrarranno per gli anni a venire. Tra le aree di interesse Aberdeen Standard Investments segnala i consumi di fascia elevata in sanità, gestione patrimoniale e assicurazioni, servizi tecnologici come cloud e 5G, data center e interconnessione digitale, ma anche aziende legate all’urbanizzazione e alle infrastrutture. In sintesi, l’esperta di Aberdeen Standard Investments raccomanda agli investitori di adottare un approccio disciplinato, puntando su società ben posizionate per sostenere ricavi e redditività a lungo termine, indipendentemente da chi sarà il prossimo inquilino alla Casa Bianca.

LA FORZA DEL PRIVATE EQUITY MADE IN EUROPE

Infine merita una segnalazione anche l’articolo “Schroders: private equity europeo in crescita grazie a tre driver” nel quale gli esperti di Schroders illustrano come il settore possa dare risposte alle sfide che attendono gli investitori nel prossimo decennio, costituite dalla crescita diseguale e dalla de-globalizzazione nata con la guerra dei dazi Usa-Cina e accelerata dal Covid. L’analisi di Schroders sottolinea che nonostante la bassa crescita per molti anni, il private equity europeo ha avuto buone performance. La frammentazione del private equity europeo, insieme alla stabilità e la trasparenza dei mercati sottostanti, rappresentano un’interessante combinazione di opportunità. Tuttavia, avvertono gli esperti di Schroders, per sbloccare la crescita sarà necessaria una competenza locale e una profonda conoscenza del settore: per coloro che hanno il giusto presidio, rete e competenze, il PE europeo può aggiungere un insieme differenziato di driver di valore a un più ampio portafoglio di private equity.