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Nelle mani dei postini e degli avvocati

Pierluigi Gerbino
·6 minuto per la lettura

Mentre nel nostro paese va in onda il dramma della nuova strategia tricolore di lotta al Coronavirus (rigido lockdown per le zone rosse, restrizioni acute per quelle arancione e leggere per le zone gialle), con il guazzabuglio delle proteste e dei conflitti tra governo e regioni e la dimostrazione che il federalismo piace quando c’è da regalare, ma non quando c’è da imporre restrizioni ai cittadini, i mercati finanziari ignorano del tutto quel che capita in Europa e si concentrano su un altro dramma, quello delle elezioni presidenziali USA, diventate non più la somma espressione della sovranità popolare, ma campo di battaglia per eserciti di avvocati, schierati in assetto da guerriglia legale.

Andiamo per ordine. La giornata del voto e della prima fase di spoglio ci aveva lasciato la sensazione di un Trump in piena corsa per vincere anche negli stati chiave, dato che risultava avanti nel conteggio dei voti inseriti nelle urne martedì scorso. Il grande comunicatore prima di andare a nanna si era presentato in anticipo davanti alle telecamere con toni molto bellicosi, annunciando di aver vinto e che lo spoglio dei voti postali sarebbe  stato il tentativo di rubargli la vittoria. Ovviamente lui si sarebbe opposto, anche ricorrendo alla Corte Suprema.

Ha evidentemente messo le mani avanti, aspettandosi un rimonta postale di Biden e ha anticipato che solo i tribunali riusciranno a farlo traslocare dalla Casa Bianca.

Trump va sempre per le spicce, ma il ricorso immediato alla Corte Suprema non è possibile. Prima bisogna terminare il conteggio dei voti, tutti. Poi si può chiedere il riconteggio e ricorrere contro eventuali brogli, ma nei tribunali dei singoli stati, che hanno la competenza sullo svolgimento delle elezioni. Solo in ultima istanza si può ricorrere alla Corte Suprema. Parliamo di settimane… 

Passata la notte, ieri il voto postale ha effettivamente premiato Biden, anche se il conteggio sarà lento. Gli stati più lenti hanno annunciato la necessità di una settimana per avere i risultati definitivi. Un’efficienza da repubblica delle banane, pur con tutte le scusanti del Coronavirus. Anche in questa lentezza c’è la mano di Trump: il Presidente del servizio postale federale è un suo fedelissimo e nei mesi scorsi ha fatto di tutto per rallentare il più possibile le consegne dei plichi elettorali, che avvantaggerebbero lo sfidante del suo mentore.

Dobbiamo allora accontentarci delle proiezioni dei media. La CNN dà in vantaggio Biden in un numero di stati che gli consentirebbe il raggiungimento esatto dei 270 grandi elettori necessari per diventare Presidente anche se la Georgia, dove i due sfidanti sono appaiati, venisse assegnata a Trump.

Ovviamente occorre che le proiezioni vengano confermate dai voti reali.

Sempre secondo le proiezioni CNN i due rami del Parlamento vedrebbero una solida maggioranza dei democratici alla Camera, mentre in Senato non ce la farebbero a strappare la maggioranza ai repubblicani. 

Se così andasse veramente a finire, troveremmo un paese politicamente spaccato in due, con un Presidente che avrebbe parecchi problemi a ricostruire un po’ di unità nazionale. Lo dimostrano le proteste popolari di segno opposto che già stanno proliferando, a prescindere, nelle principali città americane. 

Intanto i due candidati hanno già assunto uno stuolo di avvocati per spostare la battaglia dai seggi ai tribunali. Lo staff di Trump ha già annunciato ricorsi in diversi stati in bilico e si annuncia una ripetizione del lungo braccio di ferro legale che nel 2000, nella sfida tra George W. Bush e Al Gore mantenne il risultato in sospeso per 33 giorni a causa del riconteggio dei voti in Florida.

Fu un momento imbarazzante della storia politica americana, che rischia di essere oscurato da quel che potrebbe succedere questa volta.

Ebbene, in mezzo a tutta questa incertezza i mercati che cosa hanno fatto?

Ieri è andata in scena un’euforia che sarebbe stata giustificata solo da un esito chiaro ed immediato del voto. Wall Street ha scommesso pesantemente su una vittoria facile di Biden, con SP500 che a metà seduta saliva di un provvisorio +3,5% fino a quota 3.486 ed ha poi chiuso con un po’ di correzione a 3.443 (+2,2%). Ancor più clamoroso è stato il recupero del tecnologico Nasdaq100 (+4,41%), che dimostra quanto la Silicon Valley tifi per Biden.

Quel che sorprende è l’apparente convinzione che lo stallo elettorale e la successiva battaglia legale possa scivolare via senza recare danni al business.

Anche se l’America non è l’Europa, i listini europei sono andati al traino dell’euforia americana. In piena seconda ondata di Coronavirus e con la lista dei paesi europei che decidono nuove restrizioni e chiusure che si allunga di giorno in giorno, le Euro-borse stanno rimbalzando al traino delle scommesse americane. Eurostoxx50 (+2% ieri) ha ormai recuperato tutta la forte perdita della scorsa settimana, così come anche i vari indici locali. Non nascondo la mia perplessità, ma così è.

Dal punto di vista grafico la novità è che il sorprendente rialzo di SP500 mette in discussione il modello che stiamo seguendo, anche se non lo manda ancora al macero.

La salita sembra essere stata troppo elevata per essere un semplice pullback (onda 4) dall’interno dell’onda (C) ribassista. Si fa strada la possibilità che il mercato abbia cambiato schema, troncando l’onda (C) prematuramente. E’ un comportamento raro, ma può succedere. Se così fosse la correzione partita ad inizio settembre avrebbe già trovato il suo minimo e sarebbe pertanto già conclusa e dovremmo cambiare il conteggio. Prima di farlo è bene aspettare la conferma, però posso anticipare che lo scenario diventerebbe da subito fortemente rialzista con l’indice delle 500 blue chips americane destinato nei prossimi mesi a portarsi su nuovi massimi storici assai più elevati dei precedenti, ben oltre i 4.000 punti.

Per ora questa è un’ipotesi da confermare o smentire in base a quel che il mercato deciderà nei prossimi giorni. Abbiamo però dei livelli chiave che ci aiuteranno a comprendere le intenzioni del mercato per l’indice SP500.

Se verrà rotto il minimo di ieri in area 3.400, probabilmente il nostro schema precedente, sebbene stressato dal rialzo di questi giorni, è ancora in vita e possiamo ancora attenderci un mercato che completerà la correzione al di sotto di 3.209, fino a quota 3.100 circa.

Se invece SP500 riuscirà a portarsi al di sopra di 3.520, probabilmente siamo entrati nel nuovo schema e dovremo cambiare il conteggio, diventando fin da subito convintamente rialzisti. 

Per ora la cosa migliore è aspettare che il mercato si spieghi meglio.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online