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Netflix, il ceo Hastings: "Con sede in Italia saremo normali contribuenti"

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In Italia Netflix ha più di due milioni di abbonati, produrrà ancora audiovisivo italiano collaborando con produttori indipendenti e intende pagare le tasse non appena avrà una "residenza stabile", quindi con l'apertura di una sede legale in questo paese cui ancora la società Usa "sta lavorando". L'identikit della presenza tricolore della piattaforma in streaming che ha rivoluzionato la fruizione della tv arriva dal suo fondatore, Reed Hastings volato a Roma dalla California per la presentazione di un accordo produttivo con Mediaset per sette film. 

"Come tutte le imprese internazionali è importante pagare le tasse in Italia: apriremo un ufficio che avrà una residenza stabile nel Paese e nel momento in cui lo faremo saremo contribuenti così come ogni altra impresa" spiega Hastings, che di Netflix è ceo rispondendo ad una domanda sull'inchiesta aperta dai pm milanesi per omessa dichiarazione dei redditi nei confronti della società californiana che comunque in Italia non ha strutture e dipendenti visto che opera dall'Olanda. A chi gli chiede se ci sono tempi certi per l'apertura di questa sede Hastings, risponde: "Ci stiamo lavorando. Non abbiamo ancora una data precisa". 

Netflix, che ha esordito con la produzione made in Italy realizzando 'Suburra' e poi 'Baby' intende "continuare a stare qui e a lavorare con moltissimi protagonisti del settore in Italia", spiega il ceo precisando che il gruppo investirà nei film frutto della partnership con Mediaset "200 milioni in due anni". Quanto alla concorrenza con gli altri giganti del web Usa, come Amazon e Apple, tutti ormai impegnati a produrre contenuti, Hastings dice di "amare la competizione. Facciamo tutti parte dello stesso club: cercheremo di vincere correndo un po' più velocemente".. 

Stesso fair play nei confronti di chi gli fa notare che l'indebitamento di Netflix ha suscitato qualche preoccupazione tra gli analisti finanziari: "Siamo a posto con il nostro livello di debito e poi continuiamo a crescere", spiega. "Quando noi produciamo un film dobbiamo investire contanti quindi prendiamo in prestito capitali dal mercato e molti sottoscrivono questo debito". Quindi "siamo tranquilli", conclude il numero uno dell'azienda statunitense.