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Nick Cave e gli altri: quando il politically correct è "la più infelice delle religioni"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
·1 minuto per la lettura
Nick Cave; la lettera dei 150 intellettuali pubblicata su Harper's Magazine (Photo: GETTY - HARPER'S MAGAZINE)
Nick Cave; la lettera dei 150 intellettuali pubblicata su Harper's Magazine (Photo: GETTY - HARPER'S MAGAZINE)

“La cancel culture è la distruzione dell’anima creativa, il politically correct è diventato la più infelice religione del mondo”. A sostenerlo è Nick Cave che, con composta eleganza, sulle pagine del britannico Spectator sottolinea quanto possa essere “asfissiante per la società” quell’atteggiamento di colpevolizzazione e privazione di sostegno e gradimento, sovente espresso tramite i social media, nei riguardi di personaggi pubblici, aziende o prodotti culturali ritenuti portatori di un messaggio offensivo o politicamente scorretto.

Il cantautore australiano è, in ordine di tempo, l’ultima delle celebrità che hanno palesato dissenso per una tendenza che rischia di trasformare la società in “inflessibile, paurosa, vendicativa e priva di senso dell’umorismo”, sottolinea lui. A fare notizia negli scorsi mesi, infatti, fu una lettera aperta di 150 scrittori, personalità e intellettuali pubblicata nel luglio 2020 su Harper’s Magazine. Tra i firmatari, nomi del calibro di Margaret Atwood, Ian Baruma, Noam Chomsky, Salman Rushdie e J.K. Rowling: compatti nel denunciare l’intolleranza culturale e nel difendere la libertà di pensiero e parola.

Un documento giunto nelle settimane successive alle proteste anti-razziste per l’assassinio dell’afroamericano George W. Floyd, che aveva scatenato un’onda emotiva di cancellazione del passato scomodo e di iconoclastia (si ricorderanno, per esempio, i tentativi di rimuovere o abbattere statue o monumenti considerati simboli della schiavitù o dei regimi coloniali, non solo in Usa ma anche in Gran Bretagna e nel resto del mondo, ndr). Nella lettera, il gruppo di intellettuali celebrava “le richieste più ampie di maggiore uguaglianza e inclusione nella società” scaturite dalle proteste per la giustizia razziale, sottolineando però come ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.