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Non è ancora il momentum del rialzo

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Dopo la discesa stizzita dai massimi storici, attuata nella seconda parte della scorsa settimana dall’indice USA SP500, indispettito dal messaggio di indifferenza della FED verso l’inflazione, che invece preoccupa i mercati, abbiamo assistito lunedì al tentativo di voltare pagina e dimenticare la lite con la FED, per tentare di riprendere quota. Ma ieri il rimbalzo di lunedì è già morto nella culla, con l’indice delle 500 maggiori società quotate in USA che ha ripercorso a ritroso la strada rialzista fatta nella seduta precedente e si è fermato quasi esattamente dove il rimbalzo era partito, cioè sui valori di chiusura di venerdì scorso.

Tutto da rifare, verrebbe istintivamente da dire.

Non solo. C’è di più, perché come nel calcio quando sbagli un goal, spesso poi il goal lo subisci, anche sui grafici la negazione di un segnale diventa spesso un segnale contrario.

Del resto l’incapacità degli indici di proseguire i rimbalzo di lunedì e di approfittare della seconda seduta consecutiva di correzione dei rendimenti del Treasury Bond decennale, che ieri sono calati di altri 5 punti base, fin sotto 1,63%, qualcosa ce lo deve pur comunicare.

Ci comunica che la convinzione dei rialzisti ora non basta più a contenere i dubbi dei ribassisti. Che per rianimare il rialzo smarrito non basta tenere un supporto, come è avvenuto venerdì scorso, quando il rimbalzo iniziò al contatto con la media mobile a 20 sedute. Occorre anche aver la forza di rompere le resistenze. E la prima resistenza era a 3.970, il massimo di giovedì scorso, il day after della FED. Quel massimo avrebbe dovuto essere scavalcato ieri, sullo slancio del rimbalzo di lunedì. Invece ieri SP500 non è riuscito neanche a superare il massimo del giorno precedente e nella seconda parte della seduta ha restituito tutto il rialzo del giorno prima (-0,76%, gemello diverso del +0,70% di lunedì).

Gli orsi, dopo l’incornata ricevuta lunedì, questa volta hanno rifilato una zampata ai tori. Dovremmo perciò, secondo logica, assistere ad un nuovo test della media a 20 sedute, che oggi passa da quota 3.890, molto vicino al minimo di venerdì scorso (3.887). Questo supporto coincide con il 38,2% (primo livello di Fibonacci) di correzione dell’impulso rialzista avvenuto in marzo, dal minimo del giorno 4 fino al massimo storico (3.984), realizzato mercoledì scorso, nel giorno della FED. In caso di violazione ribassista di quest’area possiamo attenderci  il probabile test dell’area chiave intorno a 3.850, dove passa oggi la media mobile a 50 sedute e giace il secondo e più importante livello (50%) di ritracciamento di Fibonacci del movimento rialzista di marzo 

La seduta odierna è perciò da osservare con attenzione poiché potrebbe certificare l’avvio di una nuova fase correttiva, qualora venisse infranto 3.887. In tal caso avremmo il completamento di un modello di inversione ribassista chiamato 1-2-3 di Ross, delimitato da due massimi e due minimi relativi discendenti.

Se invece il supporto dovesse tenere, la pallina del ping-pong tra rialzisti e ribassisti si sposterebbe nuovamente dalle parti delle resistenze, e ci toccherebbe verificare la capacità dei rialzisti di rompere 3.955, che è ora il secondo massimo discendente, dopo il massimo storico del 17 marzo scorso.

Per coloro che non si accontentano dei grafici ma vogliono i motivi di quel che succede, direi che spesso i motivi si possono individuare solo a posteriori. E questo non serve a nulla, dal punto di vista operativo.

Il movimento di ieri non si può giustificare con i motivi che sembravano motivare le oscillazioni delle sedute precedenti. Se prima il mercato azionario sembrava seguire la reazione dell’obbligazionario alle aspettative di inflazione, ieri i rendimenti sono scesi ma l’azionario pure. Possiamo notare che ieri c’è stato un secondo forte calo dei prezzi del petrolio (-3,8%, con atterraggio a 57,76 $ al barile per il WTI Crude Oil), che ha seguito quello ancora più pesante di giovedì scorso. Ora sul grafico giornaliero si vede completato un modello di testa e spalle ribassista piuttosto preoccupante, per i rialzisti, dato che proietta il ribasso potenziale fino a 49,50 $ circa. Ovviamente è necessario un pronto ed impulsivo rimbalzo per falsificare il segnale.

L’altra evidenza che ieri si è imposta sono le prese di beneficio su molti titoli di quella che è stata battezzata “reopening economy”, cioè quei settori, bastonati dai lockdown nel 2020, che nelle scorse settimane si sono molto avvantaggiati dalle prospettive di veloce ritorno alla normalità grazie ai vaccini. Negli ultimi giorni si nota, non solo in Europa, ma anche negli stessi USA, un preoccupante aumento dei casi di Covid per colpa delle varianti Brasiliana e Sudafricana che, a quanto pare, sono poco intercettate dai vaccini. Questo fatto sta allungando i tempi dei previsti alleggerimenti delle precauzioni e colpisce nuovamente i settori della vita “normale”.

Insomma: la situazione, anche sui mercati, comincia ad essere un po’ più variegata della prima parte del mese di marzo. L’ottimismo si ammoscia ed il momentum rialzista degli indici si affievolisce verso il livello di neutralità. Solo il Vix, l’indice della paura, che durante il rimbalzo di lunedì aveva addirittura chiuso ai minimi post-pandemia di 18,88, ieri non si è fatto troppo impressionare dal calo dell’indice. E’ risalito, certo, ma solo appena sopra i 20 punti. 

Segno che per ora nessuno si sta spaventando.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online